Diritto penale europeo e principio di sussidiarietà nella definizione degli euro crimini

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Di seguito l'articolo tratto dalle news on-line di Ipsoa: www.ipsoa.it
SULLA BASE DELLE NORME CONTENUTE NEL TRATTATO DI LISBONA

Nuova strategia UE in materia penale
di Giuditta Merone, Tiziana Ianniello
Con una comunicazione pubblicata il 20 settembre scorso, la Commissione Europea ha annunciato la sua strategia per l'elaborazione di una politica penale europea chiara, precisa e coerente. L'obiettivo e' rafforzare nei cittadini europei la consapevolezza di vivere in un ambiente di liberta' sicurezza e giustizia, che garantisca loro transazioni oltreconfine ed acquisti on line senza rischi, viaggi all'estero sicuri, flussi di immigrazione regolari.
Il settore penale è da sempre gelosamente custodito dai Governi nazionali, i quali hanno cercato in tutti i modi di evitare interferenze "comunitarie", per la indubbia delicatezza degli interessi coinvolti.

Tuttavia, la mano europea è intervenuta, sia pure in maniera molto cauta, a sostenere gli Stati membri nel far fronte alle criticità legate alla liberalizzazione del mercato, la quale ha favorito lo spostamento non solo di persone, merci, servizi e capitali, ma purtroppo anche di nuove forme di criminalità organizzata internazionale.

In tale contesto, la mancanza di una base giuridica unica che autorizzasse il legislatore europeo ad intervenire in materia penale, ha fatto sì che le organizzazioni criminali internazionali approfittassero delle differenze fra i sistemi giuridici nazionali, sfruttando i vantaggi di un'Europa senza controlli alle frontiere per sfuggire alla legge.

Per evitare ciò, il legislatore europeo ha proceduto nel corso degli anni mediante dapprima atti di soft law, poi favorendo la cooperazione tra gli Stati membri (la cooperazione in materia penale costituiva il cd terzo pilastro del tempio immaginario creato da Maastricht), ovvero adottando atti normativi vincolanti, che però richiedevano l'unanimità.

Il Trattato di Lisbona abolisce la "struttura a pilastri" della legislazione dell'UE, e le materie che precedentemente ricadevano sotto la disciplina del terzo pilastro, tra cui la cooperazione giudiziaria in materia penale, sono oggi disciplinate dallo stesso tipo di norme applicabili alle materie del mercato unico, con la conseguenza che le misure dell'UE in tali settori non devono essere adottate più all'unanimità, bensì seguendo la procedura legislativa ordinaria (proposta della Commissione e adozione da parte di Parlamento e Consiglio), e sono soggette al controllo giurisdizionale della Corte di Giustizia.

In particolare, l'art. 82 TFUE prevede che il PE ed il Consiglio possono adottare misure intese a garantire il riconoscimento reciproco delle sentenze e delle decisioni in tutta l'Unione Europea, nonché a prevenire e risolvere i conflitti di giurisdizione, sostenere la formazione dei magistrati, facilitare la cooperazione tra le autorità giudiziarie. Inoltre, in materia di prove e diritti degli individui durante la procedura penale, possono essere adottate norme minime che tengano conto delle differenze tra le tradizioni giuridiche degli ordinamenti europei. A tal proposito va ricordato che la prima tappa per il rafforzamento dei diritti procedurali di indagati e imputati nei procedimenti penali si è conclusa il 20 ottobre 2010, con l'adozione della direttiva n. 2010/64/UE sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali, la quale riconosce ad indagati e imputati, che non comprendono la lingua del procedimento penale in corso in uno Stato membro diverso da quello di provenienza, il diritto all'interpretazione ed alla traduzione degli atti del processo.

L'art. 83 TUE, poi, prevede la possibilità di adottare direttive che stabiliscano norme minime contenenti definizioni di reati e sanzioni per illeciti particolarmente gravi, che abbiano una dimensione transnazionale, i cosiddetti euro crimini, ovvero: terrorismo, tratta degli esseri umani, sfruttamento sessuale delle donne e dei minori, traffico illecito di stupefacenti, traffico illecito di armi, riciclaggio di denaro, corruzione, contraffazione di mezzi di pagamento, criminalità informatica e criminalità organizzata. In tale contesto, il legislatore comunitario il 5 aprile 2011 ha adottato la direttiva n. 2011/36/UE concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, in sostituzione della decisione quadro del Consiglio n. 2002/629/GAI, ed il Parlamento Europeo dovrà approvare, a breve, una nuova direttiva che introduce misure più severe contro la pedopornografia online.

Infine, l'art. 325 TFUE prevede la possibilità di adottare misure volte a prevenire la frode e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell'Unione.

Sulla base di tale apparato normativo, la Commissione annuncia oggi l'adozione di un programma d'azione nel settore penale, indicando i principi cui si ispirerà. Attualmente il crimine costa alla società 233 miliardi di euro all'anno, pertanto, occorre seguire una strategia chiaramente definita per proteggere i cittadini. Favorendo una maggiore cooperazione in campo penale sarà più facile definire quali crimini devono essere considerati illeciti penali ed elaborare norme minime per le sanzioni.

La strategia vuole essere una guida per gli Stati membri, in quanto stabilisce le modalità di collaborazione con l'Unione per mettere in atto una politica penale coerente e uniforme.

La legislazione penale dei prossimi anni sarà dunque ispirata al principio di sussidiarietà: il ricorso al diritto penale deve rimanere una misura di ultima istanza e l'intervento del legislatore europeo deve essere volto all'adozione di regole minime. Ciò comporta che le sanzioni dovranno essere limitate a reati particolarmente gravi.

Le nuove disposizioni di diritto penale devono inoltre e chiaramente rispettare i diritti fondamentali, e le decisioni in materia di diritto penale e le sanzioni devono fondarsi su prove chiare e concrete, essere proporzionate al crimine e adottate, a seconda dei casi, a livello locale, nazionale o europeo.

I settori che necessitano maggiormente dell'intervento del legislatore europeo sono quello relativo alla protezione dei mercati finanziari, quello volto a combattere le frodi ai danni del bilancio dell'UE, nonché quello relativo alla tutela dei pagamenti nell'UE (ivi inclusa la protezione dell'euro contro la contraffazione).

Altri settori che potrebbero richiedere l'intervento del legislatore europeo sono quello della protezione dei dati e quello del trasporto su strada, ma la Commissione vaglierà tale opportunità a tempo debito.

La Comunicazione in commento costituisce il primo passo nell'iter di adozione di un programma europeo di diritto penale equilibrato e coerente. Ad essa faranno seguito proposte legislative concrete nei settori annunciati.