Il Consiglio dei ministri, riunitosi il 6 settembre scorso, ha approvato il ddl anticorruzione, provvedimento messo a punto dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Tra le misure di contrasto tangenti e ‘favori’, ci sono alcune novità come l’utilizzo di agenti sotto copertura, la procedibilità d’ufficio per appropriazione indebita aggravata, e pene più alte per i colletti bianchi che lucrano sugli appalti, oltre all’arma del Daspo a vita per i corrotti.

Comunicato stampa Consiglio dei Ministri n.18 6 settembre 2018

Disegno di legge - Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione

Tribunale di Arezzo, ordinanza ex art. 702 bis c.p.c del 3 maggio 2018

Il procedimento in oggetto prende le mosse dal rifiuto del visto di ingresso per ricongiungimento familiare, che l’Ambasciata di Nairobi aveva opposto per presunte incoerenze emerse nel corso dell’intervista. Nel corso del procedimento si è dimostrato da un lato l’effettività del legame e del vincolo esistente tra i due coniugi  attraverso presunzioni circostanziate (riferimento al matrimonio emerso nel corso dell’intervista a suo tempo rilasciata dal coniuge in occasione di richiesta di protezione internazionale, versamenti monetari in favore della moglie a mezzo money transfer); dall’altro lato l’inutilizzabilità del verbale dell’intervista, copia del quale è stata prodotta nel corso del procedimento da parte del Ministero, in quanto redatto nella sola lingua italiana su carta non intestata ed in particolare in quanto privo di qualsiasi riferimento sia al funzionario dell’Ambasciata sia all’(eventuale) interprete che avrebbe preso parte all’intervista. Il Giudice ha quindi, non solo, ritenuto dimostrato il legame coniugale, ma valutato come privo di qualsiasi efficacia probatoria il verbale dell’intervista, a motivo dei predetti vizi di forma, da tutto quanto traendo l’illegittimità del provvedimento di rifiuto ed l’obbligo, a carico dell’Ambasciata, al rilascio del visto di ingresso.

Tribunale di Arezzo, ordinanza ex art. 702 bis c.p.c del 3 maggio 2018

Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza 20 agosto 2018, n. 20818

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha ribadito l'orientamento inaugurato dalla giurisprudenza di legittimità con l'ordinanza del 22/12/2017, n. 30918, confermata anche dalla successiva giurisprudenza. Essendo, nel caso di specie, la copia cartacea o analogica del messaggio di posta elettronica con cui la notifica ha avuto luogo priva di attestazione autografa del ricorrente, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Peraltro, l'autentica autografa in calce alla procura del ricorso per Cassazione non può estendere i suoi effetti al ben diverso atto consistente nella vera e propria relata di notifica in cui si risolve il messaggio di posta elettronica certificata spedito dal difensore cui la procura è stata conferita, sia per l'ontologica diversità della funzione e dell'oggetto delle due autentiche (la prima riguardando la sola autenticità della firma del cliente che la procura conferisce, la seconda invece l'intero messaggio e l'integrità degli allegati con cui la notifica dell'atto complesso viene eseguita), sia per l'evidente anteriorità del solo atto munito di procura autenticata con attestazione autografa (cioè la procura) rispetto all'atto cui quegli effetti si vorrebbero estendere (cioè l'intero messaggio con cui ricorso e procura sono stati, necessariamente in tempo successivo alla loro formazione ed al rilascio ed autentica della procura speciale, notificati a controparte).

Corte di Cassazione_ sentenza n. 20818.2018

 

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