Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 26 settembre 2018, n. 5541

Il Consiglio di Stato, con la sentenza in esame, si è pronunciato sul regime abilitativo edilizio della tettoia escludendo che possa rientrare nell’attività edilizia libera. Nel caso di specie, una tettoia pertinenziale a un’unità immobiliare, consistente in un porticato in muratura sormontato da una tettoia a coppi di rilevanti dimensioni, ancorata a terra e un muro perimetrale, non è una struttura equivalente ad un gazebo o pergolato e, pertanto, non può essere ricondotta nell’ambito dell’edilizia libera. Un’opera può definirsi un pergolato quando si tratti di un manufatto leggero, amovibile e non infisso al pavimento, non solo privo di qualsiasi elemento in muratura da qualsiasi lato, ma caratterizzato dalla assenza di una copertura anche parziale con materiali di qualsiasi natura, e avente nella parte superiore gli elementi indispensabili per sorreggere le piante che servano per ombreggiare: in altri termini, la pergola è configurabile esclusivamente quando vi sia una impalcatura di sostegno per piante rampicanti e viti (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 2 luglio 2018, n. 4001).

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza n.5541.2018

T.A.R. Sicilia, sez. I, sentenza 13 settembre 2018, n. 1945

E' inammissibile, per difetto di contraddittorio, un ricorso non notificato al vertice del ramo amministrativo da cui promana l'atto impugnato, dal momento che la Regione Sicilia, nell'esercizio della propria attività amministrativa, non è un soggetto giuridicamente unitario, sussistendo una soggettività giuridica in capo ai singoli assessori, come rappresentanti dei rispettivi assessorati, ed ognuno di essi è legittimato a stare in giudizio per il ramo di attività amministrativa che a lui fa capo. Nel caso di specie il T.a.r. Sicilia ha accolto la tesi della difesa erariale, dichiarando il ricorso inammissibile per contraddittorio disintegro, dal momento che la parte ricorrente non aveva notificato il ricorso all'Assessorato Regionale competente per l'atto impugnato, ma lo aveva notificato solo alla Presidenza della Regione, soggetto giuridicamente distinto dal primo.

T.A.R. Sicilia, sez. I, sentenza n.1945.2018

 

Corte di Cassazione, sez. unite civili, sentenza 28 settembre 2108, n. 23620

L’art. 16 sexies d.l. n. 179 del 2012, introdotto dal d.l. 24 giugno 2014 n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e rubricato “Domicilio digitale”, imponendo alle parti la notificazione dei propri atti presso l’indirizzo p.e.c. risultante dagli elenchi INI PEC di cui al D.lgs. 7 marzo 2005, n. 82, art. 6 bis, ovvero presso il ReGIndE, di cui al D.M. 21 febbraio 2011, n. 44, gestito dal Ministero della giustizia, certamente implica un riferimento all’indirizzo di posta elettronica risultante dagli albi professionali, atteso che, in virtù della prescrizione contenuta nell’art. 6 bis del D.lgs. n. 82 del 2005, commi 2 bis e 5, al difensore fa capo l’obbligo di comunicare il proprio indirizzo all’ordine di appartenenza e a quest’ultimo è tenuto a inserirlo sia nel registro INI PEC, che nel ReGIndE (alla stregua del principio nella specie è stata ritenuta valida la notifica effettuata presso l’indirizzo p.e.c. del difensore risultante dall’albo professionale).

© 2017 studio legale Giuliano. All Rights Reserved.