Corte di giustizia UE sez. VIII, sentenza 12 settembre 2018, causa C-601-17

Il regolamento (CE) n. 261/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 febbraio 2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il regolamento (CEE) n. 295/91, e in particolare il suo articolo 8, paragrafo 1, lettera a), deve essere interpretato nel senso che il prezzo del biglietto che deve essere preso in considerazione per stabilire l'importo del rimborso dovuto dal vettore aereo a un passeggero in caso di cancellazione di un volo include la differenza tra l'importo pagato dal passeggero stesso e quello ricevuto da tale vettore aereo, la quale corrisponde a una commissione percepita da una persona intervenuta in qualità di intermediario tra questi ultimi due, a meno che tale commissione sia stata fissata all'insaputa del vettore aereo in questione, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.

Corte di giustizia UE sez. VIII, sentenza 12 settembre 2018, causa C-601-17

Corte di Cassazione, III sez. civile, ordinanza 22 agosto 2018, n. 20915

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che l'unico indirizzo di posta elettronica certificata rilevante ai fini processuali è quello che il difensore ha indicato, una volta per tutte, al Consiglio dell'ordine di appartenenza. In tal modo, l'art. 125 cod. proc. civ. è stato allineato alla normativa generale in materia di domicilio digitale. Il difensore non ha più l'obbligo di indicare negli atti di parte l'indirizzo di posta elettronica certificata, né ha la facoltà di indicare uno diverso da quello comunicato al Consiglio dell'ordine o di restringerne l'operatività alle sole comunicazioni di cancelleria. Il difensore deve indicare, piuttosto, il proprio codice fiscale; ciò vale come criterio di univoca individuazione dell'utente SICID e consente, tramite il registro pubblico UNI-PEC, di risalire all'indirizzo di posta elettronica certificata.

Consiglio di Stato, sez. IV, 7 settembre 2018, n. 5277

L'annullamento d'ufficio di un titolo edilizio, successivamente valutato illegittimo ex art. 21 nonies della legge n.241 del 1990, deve essere motivato in relazione alla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale e tener conto degli interessi dei privati coinvolti, fermo restando il rispetto del termine di diciotto mesi ivi previsto; il decorso di tale termine onera l'amministrazione del compito di valutare se l'annullamento risponda ancora a un effettivo e prevalente interesse pubblico. Il Consiglio di Stato ha confermato la pronuncia con la quale il Tar Campania –Napoli aveva accolto il ricorso proposto contro il provvedimento con il quale il Comune di Telese Terme (nel 2014) aveva annullato in autotutela due permessi di costruire, aventi ad oggetto, rispettivamente, "il cambio di destinazione d'uso di un fabbricato esistente da autorimessa pubblica in commistione funzionale ad edificio di interesse pubblico" e "l'ampliamento e completamento funzionale di un edificio di interesse pubblico da destinare a struttura sanitaria ed amministrativa del distretto sanitario di Telese".

© 2017 studio legale Giuliano. All Rights Reserved.