Chi è stato condannato per furto non può fare il pompiere
 
(Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza n. 1841/11; depositata il 25 marzo)
 

di Marilisa Bombi

Un precedente penale non consente l'accesso al Dipartimento dei Vigili del Fuoco. L’articolo 88 del d.lgs. n. 217 del 2005 prevede, infatti, nel comma 1, lett. e), che per essere ammessi alla selezione per operatore tecnico è necessario il possesso delle qualità morali e di condotta richieste per l’ammissione ai concorsi della magistratura ordinaria e, nel comma 2, che “alla selezione non sono ammessi” coloro che, tra l’altro, “hanno riportato condanna a pena detentiva per delitto non colposo”.
Chi è condannato per delitto non colposo non è ammesso alla selezione. Le due fattispecie, secondo il Collegio, sono chiaramente distinte, perché la prima individua requisiti di ammissione che ammettono margine di valutazione da parte dell’Amministrazione (in quanto non tassativamente specificati, stante il rinvio alle qualità morali e di condotta richieste per l’accesso alla magistratura ordinaria, e quindi, all'art. 124, ultimo comma, del R.D. 30 gennaio 1941, n. 12, come sostituito dall'art. 6 del d.lgs. 17 novembre 1997, n. 398, vigente all’epoca della vicenda in esame, per il quale andavano esclusi dalla procedura i candidati che, per le informazioni raccolte, "non risultano di condotta incensurabile"), la seconda individua una causa tassativa di esclusione, in presenza della quale non vi è, di conseguenza, alcuna facoltà di valutazione, poiché i condannati a pena detentiva per delitto non colposo “non sono ammessi” alla selezione.
Il pompiere non può essere stato condannato per furto. In questo quadro, la Sezione ritiene che, nella specie, la valutazione svolta dall’Amministrazione sia giustificata e motivata, perché non si può considerare che presenti una condotta incensurabile chi sia stato condannato per furto aggravato (articoli 624 e 625, comma 2, c.p.) e d’altro lato, in ragione di ciò, la motivazione del provvedimento risulta adeguata, poiché – nel valutare “la natura del reato commesso”, ha specificamente tenuto in considerazione il “rapporto di fiducia fra cittadini e amministrazione” e la particolare delicatezza dell’attività svolta dagli appartenenti al Corpo dei Vigili del Fuoco al servizio della comunità in costante rapporto con i cittadini.

 

 
 
 
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COMUNICATO STAMPA

Si può commettere un reato per diverse ragioni. Recenti studi sulle neuroscienze hanno ipotizzato che lo si possa fare per una tendenza congenita o per patologie psichiche che possono dare origine a comportamenti antisociali e criminali. Alcuni delitti, che sono stati al centro delle cronache giudiziarie e giornalistiche italiane (l’uccisione di un colombiano da parte di un algerino per “motivi d’onore”, l’omicidio di giovani mussulmane per mano di un famigliare “perché pretendevano di vivere alla occidentale”), hanno invece testimoniato come le motivazione di fondo di un delitto possano essere invece collegate all’appartenenza religiosa. La malattia mentale oppure i precetti religiosi, sempre più spesso, possono costituire un elemento importante per decidere se, all’interno di un processo penale, un soggetto debba essere giustificato, prevedendo quindi una riduzione di pena, o essere invece punito più gravemente. Sebbene per l’attuale ordinamento giudiziario l’uomo non sia determinato dai suoi geni, i recenti studi sulle neuroscienze aprono interessanti e imprevedibili scenari nello sviluppo di diverse vicende giudiziarie, con conseguenze nell’applicazione della legge e nella determinazione della responsabilità penale degli imputati.

Proprio su questi temi la Presidenza del Consiglio Comunale della Città di Siracusa e l’Associazione “Solidarietà”, con la collaborazione dello Studio legale per i diritti dello straniero “Dino Frisullo”, hanno promosso per venerdì 21 gennaio il convegno dal titolo: DIVERSITÀ DI RELIGIONI E UGUAGLIANZA DINANZI ALLA LEGGE. L’evento si terrà nella Sala Borsellino di Palazzo Vermexio, a Siracusa. I lavori avranno inizio alle ore 16,30 e si concluderanno alle 19,30.

Durante il convegno SALVATORE AMATO, professore di Filosofia del Diritto dell’Università degli Studi di Catania, relazionerà sul tema “Diritto delle emozioni”. Sulle “Novità scientifiche e processo penale” proporranno il loro contributo MONICA MONEGO, sostituto procuratore della repubblica presso il tribunale di Ragusa ed ETTORE RANDAZZO del Foro di Siracusa. Su “Neuroscienze cognitive e responsabilità penale” riferirà uno dei più accreditati studiosi della materia: GIUSEPPE SARTORI, professiore di Neuroscienze Cognitive dell’Università degli Studi di Padova. Sulle tematiche giudiziarie interverrà, infine, MARCO GALATI, avvocato del Foro di Catania. Moderatore dell’evento sarà BRUNO LEONE del Foro di Siracusa.

Lo Studio Legale per i diritti dello straniero “Dino Frisullo” nel sottolineare l’importanza dei temi trattati invita i colleghi del Foro di Siracusa e i cittadini a partecipare numerosi all’iniziativa promossa dal Comune di Siracusa e dall’Associazione “Solidarietà”.

Siracusa, 18 gennaio 2011
  


                                                                                                                       Al Ministero degli Affari Esteri

Al Ministro dell’Interno

All’Ambasciata Libica in Italia

All’Ambasciata d’Italia a Tripoli

 

p.c. All’UNHCR

Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati

p.c. All’Agenzia giornalistica Italia

     p.c. agli Organi di stampa

 

Oggetto: invito a fornire chiarimenti in merito all'accordo Italia-Libia sul fenomeno dell'immigrazione.


Gentili Autorità,

con stupore e preoccupazione stiamo seguendo gli sviluppi della vicenda dei 250 eritrei in Libia. Da quanto abbiamo potuto appurare dalle Agenzie di stampa (Agi) e da diverse testate giornalistiche questi cittadini eritrei richiedenti protezione internazionale vivono in condizioni disumane e pare che vengano deportati dalle autorità libiche da un luogo all’altro, dentro grandi containers di ferro, attraverso il deserto, nella immaginabile sofferenza, rischiando di morire asfissiati. Si tratta di eritrei presumibilmente respinti dallo Stato italiano.

Ci chiediamo come viene attuato l’accordo tra Italia e Libia stipulato nel 2008 che al punto 3 dell’art. 19 recita: “Le due parti collaborano alla definizione di iniziative, sia bilaterali, sia in ambito regionale, per prevenire il fenomeno dell’immigrazione clandestina nei paesi d’origine dei flussi migratori”. Come prevede l’art. 33 della Convenzione di Ginevra “Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, della sua religione, della sua cittadinanza, della sua appartenenza a un gruppo sociale o delle sue opinioni politiche”.

Si deve tenere presente che la Libia non ha aderito a tale Convenzione, mentre il nostro Stato si conforma ad essa così come al diritto internazionale. Pertanto Vi chiediamo chiarimenti su questa vicenda, data la nostra azione quotidiana diretta a fornire assistenza legale a cittadini extracomunitari, e manifestiamo la nostra preoccupazione innanzitutto come professionisti impegnati nella tutela dei diritti dei migranti e come cittadini italiani. Ci associamo dunque alla “richiesta di aiuto per fare chiarezza sulla sorte di questi eritrei”, inoltrataVi anche dal Consiglio di Europa, come si evince dai comunicati delle agenzie di stampa del 06.07.2010

Si fa presente inoltre che i circa 250 cittadini eritrei avrebbero potuto trovare qualche forma di protezione se avessero raggiunto le nostre coste.

Questa preoccupazione è stata manifestata da diversi fronti sociali, come dal Vaticano, precisamente da Mons. Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti (8 aprile 2010). Anche noi, come fece la santa Sede circa un anno fa (agosto 2009), siamo preoccupati che di fronte a questa emergenza umanitaria “l’occidente chiuda gli occhi come avvenne con l’olocausto” seppur questo pericolo venga scongiurato dai governi.

Fiduciosi in un Vostro riscontro porgiamo i più distinti saluti.

Siracusa, 12.07.2010

Avv. Corrado V. Giuliano
cell. 3357063993

Dott. Edoardo Di Mauro
cell. 3334588540 

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