Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 3 settembre 2018, n.5157

 

Le amministrazioni pubbliche possono derogare alle procedure a evidenza pubblica per la concessione di beni immobili appartenenti al Demanio quando riconoscano la sussistenza di interessi prioritari legati alla salvaguardia del patrimonio culturale e in genere dell'interesse storico-culturale. Il Consiglio di Stato ha prodotto un'innovativa interpretazione sulle ragioni che possono sostenere soluzioni (ad esempio il rinnovo dei rapporti concessori esistenti) che consentono, per un'esigenza stimata in sé superiore, di derogare al principio della gara, facendo prevalere altri interessi pubblici sugli elementi che sono a base della garanzia di concorrenza, assumendo a riferimento alcune disposizioni della Direttiva Bolkenstein e del Dlgs 59/2010. Secondo il Consiglio di Stato, in questo interesse pubblico rientra il profilo storico-identitario, quand'anche su supporto commerciale: sia come valore culturale in sé, sia anche come qualificatore e attrattore turistico del contesto, e dunque come apprezzabile elemento di valorizzazione dell'immateriale economico dell'intero ambiente circostante.

Corte di Cassazione, sez. I civile, ordinanza 16 marzo 2018, n. 6650

 I debiti assunti da una società di persone non possono essere considerati debiti personali dei suoi soci illimitatamente responsabili, essendo riconducibili esclusivamente alla società, nei confronti dei quali i soci illimitatamente responsabili assumono piuttosto la posizione e il trattamento di garanti "ex lege", come è dimostrato dalla possibilità che i soci prestino fideiussione per le obbligazioni della società ai sensi dell'art. 1936 c.c. Nel caso di specie la Banca aveva invocato il ricorrere della compensazione tra due crediti: uno, tratto da un rapporto obbligatorio per “saldo di conto corrente” e dalla stessa vantato nei confronti della fallita società in accomandita, come pure garantito da una fideiussione prestata dal socio accomandatario; l'altro, invece inerente a un diritto di quest'ultimo a titolo di rimborso di partecipazione sociale, di cui la stessa Banca si dichiarava senz'altro debitrice.

Corte di Cassazione, ordinanza n. 6650.2018

Corte di Cassazione, sez. I civile, ordinanza 18 gennaio 2019, n.1464

In tema di verifica del superamento del tasso soglia dell’usura presunta, come determinato dalla l. n. 108/1996, inserito dalla legge di conversione n. 2/2009, la Corte di Cassazione ha chiarito come tale operazione debba compiersi. La Banca popolare proponeva opposizione avverso il decreto del Giudice delegato avente ad oggetto l’approvazione dello stato passivo del fallimento di una società a responsabilità limitata poiché alla ricorrente non era stato riconosciuto un credito. In particolare la Banca contestava la metodologia di calcolo adottata dal curatore nella quantificazione dei tassi soglia. Nel caso di specie, il singolo tasso soglia annuale era stato calcolato inserendovi il valore percentuale della commissione di massimo scoperto riferita al singolo trimestre. Diversamente la ricorrente deduceva che la commissione di massimo scoperto non potesse essere ricompresa nel tasso economico globale. Gli Ermellini precisano che, avendo riguardo dei criteri dettati dalla l. n. 2/2009, per la determinazione del tasso praticato dalla Banca, inserendo nel tasso globale il valore percentuale della commissione di massimo scoperto, si deve “procedere alla separata verifica del superamento delle soglie riferite alle diverse grandezze economiche messe in discussione”.

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