Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 30 ottobre 2017, n. 5016

Il Consiglio di Stato ha stabilito, con la sentenza in esame, che all'Autorità preposta a rilasciare il titolo o l’assenso paesaggistico non spetta la valutazione di compatibilità dell'intervento con la disciplina urbanistico-edilizia demandata in via propria e primaria all'Amministrazione comunale. La Corte, nel respingere l’appello proposto dall’Amministrazione contro l’annullamento da parte del Tar Campania del parere negativo reso dalla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesistici e per il patrimonio storico, artistico e etnoantropologico di Napoli e Provincia, sul rilascio di un’autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di un parcheggio in un'area cortilizia, ha ribadito la differenza tra la valutazione di natura paesistico-ambientale e quella di carattere urbanistico-edilizio. Entrambe si esprimono sullo stesso oggetto, ma con procedimenti distinti: una attiene alla compatibilità paesaggistica dell'intervento edilizio proposto e l'altra alla sua conformità urbanistico-edilizia; operano su piani diversi essendo posti a tutela di interessi pubblici che sono solo parzialmente coincidenti (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza n. 2658/2016).

Le Sezioni Unite penali della Corte di Cassazione con l’informazione provvisoria n. 31 del 21 dicembre 2017 hanno chiarito  tutte le ipotesi di sussistenza della colpa medica. L’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico-chirurgica: a) se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da negligenza o imprudenza; b) se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da imperizia: 1) nell’ipotesi di errore rimproverabile nell’esecuzione dell’atto medico quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o, in mancanza, dalle buone pratiche clinico-assistenziali; 2) nell’ipotesi di errore rimproverabile nella individuazione e nella scelta di linee-guida o di buone pratiche che non risultino adeguate alla specificità del caso concreto, fermo restando l’obbligo del medico di disapplicarle quando la specificità del caso renda necessario lo scostamento da esse; c) se l’evento si è verificato per colpa (soltanto “grave”) da imperizia nell’ipotesi di errore rimproverabile nell’esecuzione, quando il medico, in detta fase, abbia comunque scelto e rispettato le linee-guida o, in mancanza, le buone pratiche che risultano adeguate o adattate al caso concreto, tenuto conto altresì del grado di rischio da gestire e delle specifiche difficoltà tecniche dell’atto medico.

Corte di Cassazione, sez. unite penali_informazione provvisoria n. 31. 2017

Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza 4 novembre 2003, n. 16527

La valutazione sulla pericolosità delle cose inerti non può prescindere da un modello relazionale in base del quale la cosa venga vista nel suo normale interagire col contesto dato; con la conseguenza che una cosa inerte può definirsi pericolosa quando determini un alto rischio di pregiudizio nel contesto di normale interazione con la realtà circostante. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato da un cittadino, il quale aveva citato il comune per ottenere il risarcimento dei danni subiti in seguito all'urto contro un ramo di un albero che fiancheggiava una strada urbana, che gli aveva procurato lesioni alla palpebra destra. Nella specie i giudici di merito avevano accertato che il tronco ed il ramo dell'albero in questione erano perfettamente visibili e che il danno era stato provocato per l'abnorme comportamento del danneggiato, atteggiandosi in tal caso la cosa come mera occasione e non come causa del danno.

Corte di Cassazione_ sentenza n. 16527.2003

© 2017 studio legale Giuliano. All Rights Reserved.