Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 8 marzo 2017, n. 1109

È legittima un’informativa antimafia interdittiva che aveva comportato la revoca della “licenza sanitaria d’uso” per “l’esercizio dell’attività di produzione di carta e cartotecnica”. La sentenza ha motivato che il Codice delle leggi antimafia (d.lgs. 159/2011) prevede l’applicazione dell’informativa antimafia anche ai provvedimenti di autorizzazione. Con la pronuncia in esame la terza sezione del Consiglio di Stato estende dunque l’ambito di applicazione delle informazioni antimafia ai provvedimenti di autorizzazione allo svolgimento di attività economiche private. Le esigenze della prevenzione del fenomeno mafioso vengono privilegiate rispetto alla tutela della libertà imprenditoriale dei privati.

Il commento della sentenza, a cura di Marco Giustiniani e Paolo Fontana, è pubblicato nella rivista "Giurisprudenza Italiana", n.6, Giugno 2017 p 1414. (Area riservata)

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 8 maggio 2017, n. 2099

L’obbligo della pubblica amministrazione di provvedere sull’istanza di un privato non è stabilito in via generale, ma va ravvisato solo quando si possa desumere da una norma di legge puntuale, ovvero anche da una norma di principio, che sia però, all’evidenza, chiaramente interpretabile in tal senso. La regola è espressione dello stesso principio di buon andamento di cui all’art. 97 Cost. poiché un obbligo generale come quello che si esclude costringerebbe, in ultima analisi, l’amministrazione ad un impegno sproporzionato di risorse di fronte a qualsivoglia istanza, per assurdo anche manifestamente infondata o soltanto emulativa. L’obbligo di provvedere, e la conseguente proponibilità di un ricorso per silenzio-inadempimento, non può dunque derivare a una qualunque istanza di provvedere formulata dal portatore di un interesse di mero fatto e al di fuori di ipotesi legali tipiche.

Giurisprudenza Italiana, n. 6, Giugno 2017, p. 1289 (Area riservata)

 

Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili, sentenza 4 maggio 2017, n. 10790

La prova nuova indispensabile di cui al testo dell’articolo 345 c.p.c., comma 3, previgente rispetto alla novella di cui al Decreto Legge n. 83 del 2012, articolo 54, comma 1, lettera b), convertito in legge n. 134 del 2012, è quella di per sè idonea ad eliminare ogni possibile incertezza circa la ricostruzione fattuale accolta dalla pronuncia gravata, smentendola o confermandola senza lasciare margini di dubbio oppure provando quel che era rimasto non dimostrato o non sufficientemente dimostrato, a prescindere dal rilievo che la parte interessata sia incorsa, per propria negligenza o per altra causa, nelle preclusioni istruttorie del primo grado.

Giurisprudenza Italiana, n. 6, Giugno 2017, p. 1282 (Area riservata)

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