Da quando è stata resa espressamente possibile la trascrizione nei Registri immobiliari dell’accordo di mediazione che accerta l’usucapione, ai sensi dell’art. 2643, n. 12-bis, del Codice civile, introdotto dal Dl 69/2013, si rende legittima la stipula di un atto di accertamento dell’intervenuta usucapione al di fuori del procedimento di conciliazione e, quindi, mediante un atto notarile da trascrivere nei Registri immobiliari. Una volta che sia stato ammesso che l’effetto dell’accertamento, oltre che da un provvedimento giurisdizionale, possa fuoriuscire da un negozio stipulato tra due contraenti al di fuori di un contesto giudiziario, resta da verificare se la norma di cui all’articolo 2643, n. 12-bis del Codice civile sia espressione di un regime di speciale favore che la legge riserva al solo procedimento di conciliazione, per incentivarlo, oppure se la norma sia l’espressione particolare di un principio di ordine generale che il legislatore, intervenendo in questa materia, ha dettato per lo specifico caso della mediazione, dimenticandosi che all’accertamento dell’usucapione si può giungere, oltre che con sentenza e con accordo in sede di conciliazione, anche mediante un “normale” contratto. Lo studio approfondicsce le diversità tra negozio di accertamento e sentenza di accertamento, l'ammissibilità di un negozio di accertamento dell’usucapione anche in assenza del procedimento di mediazione e l'ammissibilità della trascrizione del negozio di accertamento in genere.

Consiglio Nazionale del Notariato, studio n. 4-2017.C

Corte Europea dei diritti dell’uomo, sez. II, sentenza 12 settembre 2017, n. 49045/13

Pronunciandosi  su un caso “estone” originato dal ricorso di una donna, riguardante la sua denuncia di una mancanza di indagini sui presunti maltrattamenti subiti dal figlio in ospedale e sulle circostanze della sua morte, la Cedu, tenuto conto del fatto che lo Stato aveva dimostrato l’esistenza di efficaci rimedi sia di diritto civile che di diritto penale, ha ritenuto che non si potesse affermare che il rimedio penale cui aveva fatto ricorso la ricorrente nel caso di specie era stato esperito in modo inefficace, di conseguenza non era constatabile alcuna violazione dell'art. 2 della Convenzione, che impone agli Stati di adottare misure adeguate per salvaguardare la vita di coloro che si trovano sottoposti alla loro giurisdizione. Tenuto conto delle osservazioni della ricorrente e del governo e sulla base del materiale presentato, la Corte non ha ritenuto sussistessero sufficienti elementi per sostenere che il procedimento penale fosse stato inadeguato o non sufficientemente completo.

Corte di Cassazione, sezioni unite penali, sentenza 18 settembre 2017, n. 42361

Con la pronuncia in esame le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione hanno escluso che la sospensione feriale dei termini si applichi al termine per il deposito della motivazione della sentenza di cui all'art.544 c.p.p.; in questa direzione hanno rimarcato l'orientamento espresso dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (cfr. sentenza Giacomini n. 7478/1996), affermando che lo stesso non sarebbe stato superato dal sopravvenuto D.L. n. 132 del 2014, convertito dalla L. n. 162 del 2014, che ha abbreviato la durata della detta sospensione portandola da 45 a 30 giorni, in quanto la modifica in questione riguarderebbe esclusivamente la durata del periodo feriale e non anche la disciplina del termine per il deposito della motivazione dei provvedimenti giurisdizionali.L'intervento era stato richiesto dalla IV Sezione Penale della Corte di Cassazione, sull'assunto secondo cui le citate modifiche normative avrebbero ridotto in maniera sensibile e incongrua, sia per i magistrati che per gli avvocati dello Stato e del libero Foro, il godimento del periodo di ferie, che costituisce diritto soggetto a tutela costituzionale (art. 36 Cost.).

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