Corte Costituzionale, sentenza 11 febbaio 2016, n.22

Le problematiche sull’applicazione dei vincoli di tutela dei siti UNESCO tornano spesso all’attenzione dei giuristi e dell’opinione pubblica. La domanda che ci si pone è: la normativa  esistente è sufficiente a preservare il nostro ricco e prezioso patrimonio? Con la sentenza di specie la Corte di Cassazione  ha indicato che nel nostro ordinamento i siti UNESCO non godono di una tutela a sé stante e che non vi è necessità alcuna perché questa si realizzi ex lege. A causa della loro notevole diversità tipologica, infatti, essi beneficiano delle forme di protezione differenziate apprestate ai beni culturali e paesaggistici, secondo le loro specifiche caratteristiche. Per i beni paesaggistici, in particolare, il sistema vigente, che si prefigge dichiaratamente l’osservanza dei trattati internazionali in materia (art. 132, comma 1, del codice dei beni culturali e del paesaggio), appresta anzitutto una tutela di fonte provvedimentale, laddove essi rientrino nelle categorie individuate dall’art. 136, comma 1, del codice, tra cui vi sono, appunto, i centri e i nuclei storici (lettera c) e le bellezze panoramiche o belvedere da cui si goda lo spettacolo di quelle bellezze (lettera d).

Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 1° settembe 2015, n.4099

Nel processo amministrativo, l'errore di fatto idoneo a costituire il vizio revocatorio contemplato dall'art.395, n.4, c.p.c. deve consistere in una falsa percezione della realtà processuale e in nessun modo deve coinvolgere l'attività valutativa del giudice, dovendo altresì cadere su un punto decisivo, anche se non espressamente controverso, della causa. Nel processo amministrativo, rileva come errore di fatto revocatorio l'omessa pronuncia su un vizio dedotto in appello qualora la ragone di tale omissione risulti causalmente riconducibile alla mancata percezione dell'esistenza e del contenuto degli atti processuali.

Il Foro Italiano, n. 4, Aprile 2016, p.217 (Area riservata)

Tribunale di Venezia, ordinanza 26 gennaio 2016 

Non può essere accolto il ricorso con cui la società di distribuzione del gas chiede di essere autorizzata con urgenza ad accedere al contatore ubicato presso un ente moroso per procedere alla disalimentazione del relativo punto di riconsegna, qualora sia stata fornita, sia pure nei limiti della sommarietà propria della fase cautelare, la prova dell'intervenuta risoluzione del rapporto contrattuale con il venditore e della corretta attivazione della procedura di cessazione amministrativa della morosità. 

Il Foro Italiano, n. 3, Marzo 2016, p. 1035 (Area riservata)

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