Opere abusive: obbligo di demolizione per l'intero edificio se non è più identificabile e ripristinabile quanto regolarmente costruito

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Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 12 settembre 2017, n. 4322

L’obbligo di demolizione si configura come un dovere di restitutio in integrum dello stato dei luoghi e ha ad oggetto il manufatto abusivo, le opere accessorie e quelle complementari, ossia l’edificio abusivo complessivamente considerato. La demolizione di un intero fabbricato, realizzato in parte con regolare titolo abilitativo, è ammessa quando gli interventi abusivi risultino tali da rendere non più identificabile e ripristinabile quanto regolarmente edificato. La giurisprudenza del Consiglio di Stato ha avuto modo di evidenziare, con riferimento alle sanzioni di cui all’articolo 31 e seguenti del Dpr 6 giugno 2001, n. 380 (Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), che la previsione della rimozione delle difformità rilevate, rispetto al progetto assentito, deve essere letta in modo conforme ai principi, di rilevanza anche comunitaria, di proporzionalità e ragionevolezza.

Ne consegue che, ove sussista un manufatto regolarmente assentito ed autonomamente utilizzabile, l'esecuzione di altre opere, che comportino la realizzazione di un quid novi, ugualmente suscettibile di utilizzazione autonoma, comporta applicazione dell’articolo 31 citato solo per quanto abusivamente realizzato, quando, tuttavia, lo “scorporo” della parte assentita sia materialmente possibile. Per le difformità parziali della parte regolarmente edificata, la sanzione deve essere pure di tipo demolitorio, ai sensi dell'articolo 34 del medesimo Dpr, per quanto riguarda il volume aggiuntivo, ed eventualmente pecuniaria per altre difformità minori, ove non eliminabili “senza pregiudizio della parte eseguita in conformità”.

Consiglio di Stato_ sentenza n. 4322.2017