Le nuove forme di “sfruttamento” nel contesto del lavoro “digitale”: il Tribunale di Milano sul caso Uber

Stampa

Tribunale di Milano, sez. Misure di Prevenzione, decreto 28 maggio 2020, n. 9

Nel procedimento di prevenzione a carico di Uber Italy, il Tribunale di Milano ha stabilito che il reclutamento di c.d. riders in contesti di vulnerabilità sociale, tramite piattaforme digitali che impongono ai lavoratori, formalmente autonomi, rigidi turni di lavoro, condizioni contrattuali inique e penalità può costituire condotta rilevante ai sensi dell’art. 603-bis c.p. e può determinare la sottoposizione dell’impresa terza che se ne avvalga alla misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria prevista dall’art. 34 del d. lgs. 159/2011.Tale decreto offre una prima e inedita panoramica su numerose questioni che si agitano nel contesto del lavoro “digitale”. Si rileva, in particolare, come alcune “condizioni di sfruttamento” individuate nel caso in esame discendano in modo piuttosto diretto dall’utilizzo,sia pur distorto, di peculiari funzioni della piattaforma digitale (il calcolo del tasso di accettazione e cancellazione delle consegne, l’applicazione di malus, il blocco temporaneo dell’account, le limitazioni all’accesso all’applicazione) che costituiscono tratto comune e distintivo delle nuove forme di organizzazione del lavoro tipiche della gig economy.

Tribunale di Milano, sez. Misure di Prevenzione, decreto 28 maggio 2020, n. 9