Edilizia privata: abusivo il manufatto precario quando trasforma lo stato dei luoghi in modo permanente

Tar Lazio, sez. II Quater, sentenza 10 agosto, n.9127

Nessun dubbio sul fatto che un prefabbricato "di natura precaria" sia a tutti gli effetti una nuova costruzione. I giudici del Tar Lazio, con la sentenza in esame, confermano la linea rigorista sulla classificazione di un manufatto "precario" che un privato ha realizzato sul proprio terreno, adducendo motivi di necessità a seguito di ingiunzione di sfratto, allo scopo di sopperire a una esigenza abitativa temporanea in attesa di assegnazione di un alloggio di necessità. Nel caso particolare, il manufatto è stato realizzato su terreno di zona "agricola", priva di vincolo, già notevolmente antropizzata a causa di numerose costruzioni abusive che il Comune sta regolarizzando mediante il rilascio di concessioni edilizie in sanatoria.

Più esattamente l'alloggio autocostruito, realizzato senza autorizzazione, consisteva in un manufatto in legno di 52 mq collocato su un piano di calpestio, realizzato con blocchetti di tufo e malta con battuto di cemento alto 25 cm. Nonostante la natura precaria del manufatto, essendo solamente appoggiato al suolo, i giudici concordano con l'amministrazione comunale che ha emesso l'ingiunzione di demolizione, sul fatto che l'intervento avrebbe richiesto il titolo edilizio, oltre alla documentazione resa necessaria dal fatto che l'area è classificata zona 3 di rischio antisismico. Risulta condivisibile l'impostazione difensiva del Comune che si incentra sulle caratteristiche dell'opera realizzata che consiste in struttura oggettivamente ed evidentemente stabile, non rimovibile e di indubbia alterazione permanente del territorio e dello stato dei luoghi. Del tutto irrilevante, aggiungono i giudici, la condizione di necessità addotta dal promotore dell'intervento, in quanto non avrebbe precluso la richiesta al comune del titolo edilizio.

Tar Lazio, sez. II Quater, sentenza 10 agosto,n. 9127

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