Immissioni sonore: il rispetto dei limiti di tollerabilità non le rende lecite

Corte di Cassazione, Sezione Civile VI-2, sentenza 6 febbraio 2020, n.2757

Il principio della “normale tollerabilità” può prescindere dal rispetto dei limiti previsti dalla “normativa rilevante in materia”.La suprema Corte, con la sentenza in esame, ha così respinto il ricorso della società immobiliare proprietaria di un locale, destinataria di un’ordinanza cautelare con la quale veniva condannata ad eseguire una serie di interventi per ridurre i rumori molesti segnalati da un vicino. A integrazione degli adempimenti c'era anche l'obbligo di interdire agli avventori del bar l'accesso ad una pergola all'aperto, a partire dalla mezzanotte. Una previsione che, ad avviso del ricorrente, doveva venire meno dopo che lui aveva fatto tutti i lavori richiesti per limitare i rumori e riportarli al di sotto della soglia limite.La Cassazione precisa che “se le immissioni acustiche superano, per la loro particolare intensità e capacità diffusiva, la soglia di accettabilità prevista dalla normativa a tutela di interessi della collettività, a maggior ragione le stesse, ove si risolvano in immissioni nell’ambito della proprietà del vicino, devono per ciò solo considerarsi intollerabili ai sensi dell’articolo 844 del Codice civile e, pertanto illecite, anche sotto il profilo civilistico”. Le precisazioni della Cassazione sono importanti perché, dal 1° gennaio 2019, è entrato in vigore il comma 746 della legge di Bilancio 2019 (145/2018), che rende esplicito il riferimento alla legge 447/95 e ai suoi decreti attuativi (cioè appunto i limiti della “normativa rilevante in materia”).

Corte di Cassazione – Sezione Civile VI-2 – sentenza 6 febbraio 2020 n.2757

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