Spinta alla cameriera in pizzeria, cliente ustionato: chi è tenuto a risarcire il danno?

Corte di Cassazione,sezione VI Civile – 3, ordinanza 28 maggio 2020, n. 9997

Nel 2007, una famiglia va al ristorante con la figlia minorenne e alcuni suoi amichetti, particolarmente vivaci. Quando la cameriera arriva al tavolo con una pizza fumante, uno degli amichetti la urta e le fa perdere l'equilibrio; la pizza cade così sul braccio della bambina, che ne rimane ustionata. La famiglia chiede un risarcimento al ristoratore. Il Tribunale civile di Roma, sezione di Ostia, nel 2008 respinge la domanda; in secondo grado, invece, la Corte di Appello accoglie la richiesta di risarcimento stabilendo che il ristoratore paghi alla famiglia della bambina la somma di 30 mila euro. La Corte di Appello contesta che il ristoratore avrebbe dovuto "prevedere" che i piccoli clienti avrebbero potuto creare un danno a persone o cose; la Corte di Cassazione concorda.  Il fatto del terzo può integrare gli estremi del caso fortuito che esclude la colpa del danneggiante se non può essere previsto nè evitato, e se il responsabile aveva l’obbligo (legale o contrattuale) di prevederlo od evitarlo. Chi accede in un ristorante, stipulando per facta concludentia un contratto rientrante nel genus del contratto d’opera, ha diritto di pretendere dal gestore che sia preservata la sua incolumità fisica, quale effetto naturale del contratto ex art. 1374 c.c.

Per motivare le sue argomentazioni, la Corte di Cassazione cita addirittura l'antico giurista romano Ulpiano, il quale racconta "di un barbiere che, mentre radeva un cliente, lo ferì alla gola perché colpito al braccio da un pallone, scagliato da ragazzi che giocavano nei pressi". In quel caso il grande giurista ritenne il barbiere in colpa non già per aver ferito il cliente, ma per avere scelto di esercitare la propria professione in un luogo dove notoriamente i ragazzi giocavano a palla. La Cassazione, tuttavia, osserva che la Corte d'Appello non ha ricostruito con precisione la dinamica dei fatti e non ha motivato la decisione di risarcire la piccola ustionata con 30 mila euro, la sentenza non indica in cosa consistette il pregiudizio estetico; se abbia causato una invalidità permanente o temporanea; in che termini percentuali potesse stimarsi l'invalidità; attraverso quali criteri è pervenuta alla determinazione dell'importo". Per tutte queste ragioni la Cassazione ha rimandato il caso alla Corte d'Appello, che dovrà riesaminarlo in "diversa composizione". 

Corte di Cassazione, Sez. VI Civile 3 , ordinanza 28 maggio 2020, n.9997

 

 

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