Paesaggio, il Tar del Veneto contro i veti dei sovrintendenti: i no alle opere devono essere motivati

T.a.r. Veneto, Venezia, Sez. II, sentenza 29 gennaio 2020, n.108

Valutando la compatibilità di un intervento con i vincoli paesaggistici i sovrintendenti devono spiegare nel dettaglio perché quel progetto non va realizzato. Con questa motivazione il TAR del Veneto, con la sentenza in esame, ha bocciato il comportamento della Sovrintendenza di Verona, Rovigo e Vicenza. Nel caso di specie si trattava di un piccolo intervento, l’installazione all'esterno del negozio di un motore per garantire la climatizzazione interna dei locali. Richiesta l'autorizzazione paesaggistica l'imprenditore aveva ottenuto l'ok dal Comune, mentre dalla Sovrintendenza è arrivato un apodittico no, motivato con il fatto che “l'intervento non è compatibile con i valori espressi dall'ambito paesaggistico vincolato”. Il Tar ha ritenuto questa motivazione inaccettabile, anche a fronte della disponibilità del proprietario del ristorante a rendere meno impattante possibile l'intervento.

“La motivazione del parere è comunque carente di motivazione in relazione ad elementi rilevanti che erano stati rappresentati nella domanda, quali le ridotte dimensioni del manufatto, il suo posizionamento a ridosso del soprastante poggiolo del piano primo, e la disponibilità alla installazione di mascheratura e sistemi di mimetizzazione con la parete, tutti elementi potenzialmente idonei ad influenzare un giudizio di compatibilità, che tuttavia è stato formulato senza averli considerati (o almeno senza dare conto di averlo fatto)”. Pur riguardante un piccolo intervento la decisione del Tar ha una valenza generale e diventa valida in tutti i casi in cui un sovrintendente venga chiamato ad esprimersi sulla compatibilità paesaggistica di un'opera. “L'amministrazione non può limitarsi ad esprimere valutazioni apodittiche e stereotipate, ma deve esplicitare i motivi di contrasto tra le opere da autorizzare e le ragioni della tutela”.

T.a.r. Veneto, Venezia, Sez. II, sentenza 29 gennaio 2020, n.108

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