Risarcibilità del danno da ritardo e spettanza del bene della vita: la sentenza del Consiglio di Stato

Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 10 ottobre 2018, n.5834

Il Consiglio di Stato, con la sentenza in esame, ha stabilito che il risarcimento del danno da ritardo, relativo ad un interesse legittimo pretensivo, non può prescindere da una valutazione sulla spettanza del bene della vita ed è subordinato anche alla dimostrazione che l'aspirazione al provvedimento sia destinata ad esito favorevole e quindi alla dimostrazione della spettanza definitiva del bene della vita collegato a tale interesse. Non è dunque risarcibile il danno da ritardo nel caso l'esito del procedimento amministrativo in questione non sia destinato ad esito positivo per il richiedente.  Il principio è stato affermato in considerazione del fatto che l'art. 2-bis della Legge n. 241/1990 non abbia elevato a bene della vita, suscettibile di autonoma protezione mediante il risarcimento del danno, l'interesse procedimentale al rispetto dei termini dell'azione amministrativa senza che rilevi la spettanza dell'interesse sostanziale, al cui conseguimento il procedimento stesso è finalizzato.

Il riconoscimento della responsabilità dell'Amministrazione per il tardivo esercizio della funzione amministrativa richiede inoltre, oltre alla constatazione della violazione dei termini del procedimento, l'accertamento che l'inosservanza delle cadenze procedimentali sia imputabile a colpa o dolo dell'Amministrazione medesima, che il danno lamentato sia conseguenza diretta ed immediata del ritardo dell'Amministrazione, nonché la prova del danno lamentato.

Consiglio di Stato, sez. V, sentenza n.5834.2018

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