L'avvocato non chiama in causa la compagnia coassicuratrice: l'imperizia del difensore è fonte di responsabilità professionale?

Corte di Cassazione, sez. II civile, ordinanza 5 ottobre 2018, n. 23740

La responsabilità professionale dell'avvocato, la cui obbligazione è di mezzi e non di risultato, presuppone la violazione del dovere di diligenza, da commisurare, ai sensi dell'art. 1176, secondo comma, c.c., alla natura dell'attività esercitata. Non potendo il professionista garantire l'esito comunque favorevole auspicato dal cliente, il danno derivante da eventuali omissioni è ravvisabile solo se, sulla base di criteri necessariamente probabilistici, si accerti che senza quell'omissione, il risultato sarebbe stato conseguito, secondo un'indagine istituzionalmente riservata al giudice di merito, censurabile in sede di legittimità solo per eventuali vizi di motivazione.

L'imperizia del difensore è configurabile allorché egli ignori o violi precise disposizioni di legge, ovvero risolva in modo errato questioni giuridiche prive di margine di opinabilità, mentre la scelta di una determinata strategia processuale può essere foriera di responsabilità, purché la sua inadeguatezza al raggiungimento del risultato sia valutata (e motivata) dal giudice di merito "ex ante" e non "ex post", sulla base dell'esito del giudizio. Nel caso di specie, afferma la Corte, deve escludersi la responsabilità dell'avvocato che non aveva chiamato in causa la società coassicuratrice, essendovi dubbi sulla stipula da parte di quest'ultima del contratto di assicurazione.

Corte di Cassazione, sez. II civile, ordinanza n. 23740.2018 

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