Abusi edilizi: Il Consiglio di Stato si esprime sull'annullamento d'ufficio del provvedimento di sanatoria e sull'ordine di demolizione emesso a distanza di tempo

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, sentenze 17 ottobre 2017, n.8 e n.9

Due sentenze del Consiglio di Stato mettono in luce aspetti giuridici importanti relativi agli abusi edilizi. Come chiarisce il Consiglio con la sentenza n.8/2017 nella vigenza dell'art. 21 nonies l.241/90, nel testo introdotto dalla l.15/05, l'annullamento d'ufficio di un titiolo edilizio in sanatoria, intervenuto ad una distanza temporale considerevole dal provvedimento annullato, deve essere motivato in relazione alla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale all'adozione dell'atto di ritiro, anche tenuto conto degli interessi dei privati destinatari del provvedimento sfavorevole. Il mero decorso del tempo, di per sè solo, non consuma il potere di adozione dell'annullamento d'ufficio e, in ogni caso, il termine "ragionevole" per la sua adozione decorre soltanto dal momento della scoperta, da parte dell'amministrazione, dei fatti e delle circostanze posti a fondamento dell'atto di ritiro; l'onere motivazionale gravante sull'amministrazione risulta attenuato in ragione della rilevanza e autoevidenza degli interessi pubblici tutelati. La non veritiera prospettazione da parte del privato delle circostanze in fatto e in diritto poste a fondamento dell'atto illegittimo a lui favorevole non consente di configurare in capo a lui una posizione di affidamento legittimo, con la conseguenza per cui l'onere motivazionale gravante sull'amministrazionepuò dirsi soddisfatto attraverso il richiamo alla non veritiera prospettazione di parte.

Il Consiglio di Stato stabilisce inoltre con la sentenza n.9/2017 che il provvedimento con cui viene ingiunta, seppur tardivamente, la demolizione di un immobile abusivo e mai assistito da alcun titolo, per la sua natura vincolata e rigidamente ancorata al ricorrere dei relativi presupposti in fatto e in diritto, non richiede motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse che impongono la rimozione dell'abuso; il principio in questione non ammette deroghe nepppure nell'ipotesi in cui l'ingiunzione di demolizione intervenga a distanza di tempo dalla realizzazione dell'abuso, il titolare attuale non sia responsabile dell'abuso e il trasferimento non denoti intenti elusivi dell'onere di ripristino.

Il Foro Italiano, n.1, Gennaio, 2018 p. 5 (Area riservata)

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