Pubbliche piazze e vie dei centri storici la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni sono "beni culturali", indipendentemente dall’adozione di una dichiarazione di interesse storico-artistico

TAR Veneto, sez. III, sentenza 8 ottobre 2018, n. 927

Le pubbliche piazze, vie, strade, e altri spazi urbani, la cui esecuzione risalga ad oltre settanta anni, e, pertanto, rientranti nell’ambito dei Centri storici ai sensi del comma 1 e del comma 4, lett. g) dell’articolo 10 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, sono qualificabili come “beni culturali” indipendentemente dall’adozione di una dichiarazione di interesse storico-artistico ai sensi degli articoli 12 e 13 del Codice; di tal che siffatti beni sono da considerarsi ope legis, beni culturali sottoposti a tutela, su cui grava, dunque, una presunzione normativa di interesse culturale, suscettibile di neutralizzazione solo a seguito dello svolgimento del procedimento di verifica del suddetto interesse, demandato alla competente amministrazione, e del suo eventuale esito negativo. L’articolo 12 del citato Codice, determina la verifica dell’interesse culturale, stabilendo che i beni indicati all’articolo 10, comma 1, ad oltre settanta anni, se beni immobili, sono sottoposti alle norme di tutela, fino a quando non sia stata effettuata la verifica della non sussistenza dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico da parte dei competenti organi del Ministero, d’ufficio o su richiesta formulata dai soggetti cui le cose appartengono.

La vicenda trae origine dalla presentazione, da parte di un soggetto titolare di un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande ubicato in un palazzo del ‘600 del centro storico di un Comune veneto, di una domanda di concessione di occupazione di area pubblica per un plateatico per un tratto della strada antistante a detto edificio storico. La competente Soprintendenza comunicava, dunque, all’Amministrazione comunale il diniego di autorizzazione al plateatico richiesto, la quale, di conseguenza, emanava provvedimento di rigetto, atteso che non risultava compatibile con i valori estetici e culturali tutelati. Nell’interposto ricorso al Tar da parte del soggetto interessato, si faceva valere, tra gli altri, la violazione e la falsa applicazione del Dlgs n. 42/2004, poiché nel caso di specie, sarebbe sussistito solamente il un vincolo di tutela culturale diretto sul palazzo del ‘600, e non già sulla strada antistante, su cui insiste il plateatico.

TAR Veneto, sez. III, sentenza n. 927.2018

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