Domanda di equa riparazione in pendenza del giudizio presupposto: l'ordinanza della Corte di Cassazione

Corte di Cassazione, sez. VI civile, ordinanza 4 febbraio 2019, n. 3205

Gli Ermellini ricordano che, stante la possibilità derivante dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 88/2018 la quale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 l. n. 89/2001 (Legge Pinto) come sostituito dall’art. 55, comma 1, lett. d), d.l. n. 83/2012, convertito, con modificazioni nella l. n. 134/2012 “nella parte in cui non prevede che la domanda di equa riparazione possa essere proposta in pendenza del procedimento proposto”, diviene irrilevante la dimostrazione della irrevocabilità del provvedimento. La Corte d’Appello di Salerno aveva rigettato l’opposizione proposta dal ricorrente avverso il decreto emesso dalla stessa Corte, con il quale era stata respinta la domanda di equa riparazione proposta dal medesimo ricorrente in relazione al pregiudizio sofferto dall’irragionevole durata del procedimento divorzile svolto in altra sede, ritenendo che non “fosse stata fornita la prova della definitività del provvedimento che aveva chiuso il processo presupposto”. In particolare la Corte rilevava che non era stata depositata la documentazione integrativa richiesta, come la certificazione idonea a comprovare il passaggio in giudicato della sentenza che aveva definito il giudizio presupposto.

Il ricorrente aveva proposto ricorso in Cassazione, illustrando di aver provveduto, oltre al deposito della documentazione richiesta sin dal momento del deposito del ricorso per equa riparazione, ad un ulteriore deposito a mezzo PEC. In linea generale, fin quando il diritto non si sia prescritto ovvero sia coperto da giudicato negativo, occorra tenere conto della dichiarazione di incostituzionalità nelle more intervenuta, non potendo il giudice applicare norme dichiarate illegittime, la cui efficacia retroattiva incontra il solo limite delle situazioni consolidate per essersi il relativo rapporto definitivamente esaurito. Nel caso di specie, appare evidente che il diritto all’equo indennizzo non sia prescritto atteso che la proposizione del ricorso mira appunto a ribadire la sussistenza del diritto medesimo.

Corte di Cassazione, sez. VI civile, ordinanza n. 3205.2019

 

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