Compensi avvocato: illegittima la liquidazione in misura inferiore ai parametri ministeriali

Corte di Cassazione, sez. II civile, ordinanza 5 novembre 2018, n. 28267

La Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha ribadito che nel vigore del D.M. 55/2014 (e a differenza del regime del D.M. 140/2012) il giudice è tenuto liquidare a titolo di compenso somme non superiori al massimo e non inferiori al minimo previsto dai parametri, poiché il citato decreto contiene disposizioni speciali e sopravvenute rispetto a quelle del D.M. 140/2012, direttamente volte a regolare la materia delle spese processuali e non i rapporti tra l'avvocato ed il cliente. I precedenti giurisprudenziali seguono il medesimo indirizzo (cfr. Cass. 14038/2017; con Cass. 22991/2017; con. Cass. 17975/2017; Cass. 25992/2018; Cass. 19113/2018, “In tema di liquidazione delle spese processuali, ove la richiesta degli onorari di avvocato, benché non accompagnata dal deposito di una nota specifica, sia formulata in relazione ai minimi previsti dalla tariffa forense, la loro riduzione senza motivazione è illegittima, in quanto si pone in contrasto con il principio della inderogabilità dei minimi edittali sancito dall'art. 24 della l. n. 794 del 1942”).

Corte di Cassazione, sez. II civile, ordinanza n. 28267.2018

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