Urbanistica: quali conseguenze per l'inerzia dell’amministrazione nell’esercizio dei poteri repressivi per abusi edilizi?

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 22 febbraio 2018, n. 1123

Il Consiglio di Stato, con la sentenza in esame, ha ribadito che in caso di abuso edilizio, l'inerzia dell'amministrazione nell'esercizio dei poteri repressivi non può radicare un affidamento di carattere 'legittimo' in capo al proprietario dell'abuso, giammai destinatario di un atto amministrativo favorevole idoneo a ingenerare un'aspettativa giuridicamente qualificata. Non si può applicare a un fatto illecito (l'abuso edilizio) il complesso di acquisizioni che, in tema di valutazione dell'interesse pubblico, è stato enucleato per la diversa ipotesi dell'autotutela decisoria. Questo anche nel caso in cui l'attuale proprietario dell'immobile non sia responsabile dell'abuso e non risulti che la cessione sia stata effettuata con intenti elusivi.Non è in alcun modo concepibile l’idea stessa di connettere al decorso del tempo e all’inerzia dell’amministrazione la sostanziale perdita del potere di contrastare l’abusivismo edilizio, ovvero di legittimare in qualche misura l’edificazione avvenuta senza titolo, non emergendo oltretutto alcuna possibile giustificazione normativa a una siffatta, e inammissibile, forma di sanatoria automatica.

Consiglio di Stato_sentenza n. 1123.2018

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