Canne fumarie: la Cassazione ribadisce la presunzione assoluta di nocività e pericolosità

 Corte di Cassazione, sez. II civile, sentenza 24 agosto, n. 20357

Per la canna fumaria non basta, per essere in regola, averla costruita alle distanze prescritte dal regolamento edilizio. Con la sentenza in esame la Cassazione ha ribadito il principio delle tutele che prevalgono sulle regole urbanistiche, prima tra tutte quella della salute e della sicurezza. La parte più rilevante della sentenza è la risposta della Cassazione all'osservazione della proprietaria sul fatto che non era stato tenuto conto il parere del Ctu che aveva attestato la “buona qualità dell'aria”. La Corte, dichiarando inammissibile il motivo, ha ribadito che esiste una “presunzione assoluta di nocività e pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nei casi in cui vi sia un regolamento edilizio comunale che stabilisca la distanza medesima”. In assenza di regolamento la presunzione diventa relativa e spetta al proprietario dimostrare che “mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo al danno del fondo vicino”.

Corte di Cassazione_sentenza n. 20357.2017

 

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