Rimuovere una struttura amovibile autorizzata per la sola stagione estiva da un sito a valenza naturalistica non può mai essere un "atto invasivo"

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 28 luglio 2017, n. 3800

Fra l’esigenza esclusiva di contenere le spese per la rimozione e il rimontaggio di una struttura amovibile (e rispetto alla quale l’originario titolo abilitativo abbia espressamente imposto la rimozione alla scadenza) e l’interesse pubblico alla salvaguardia del carattere naturalistico dell’area, è ragionevole che la Soprintendenza consideri prevalente il secondo.  Già in sede di rilascio della autorizzazione paesaggistica “stagionale”, la Soprintendenza può valutare se e in che limiti le esigenze riguardanti la balneazione e il turismo possano dar luogo ad una valutazione positiva sulla realizzazione di una struttura precaria, tale da non incidere stabilmente sullo stato dei luoghi e tale da consentire la libera fruizione dell’area nel periodo residuo, ripristinata nei suoi aspetti naturalistici.

Le strutture precarie possono essere realizzate sul demanio solo se sono “appoggiate”, nel senso che non deve esservi alcuna oggettiva modifica dello stato dei luoghi, poiché questi devono risultare esattamente gli stessi una volta che siano state rimosse le medesime strutture: l’aspetto naturalistico dell’area demaniale deve, perciò, essere totalmente identico a quello che preesisteva alla realizzazione della struttura precaria.Ne consegue, ad avviso dei Giudici di Palazzo Spada, che, poiché la rimozione delle opere precarie e la loro ricollocazione  con la successiva stagione estiva  non possono che avere un «carattere neutro» rispetto al preesistente stato dei luoghi, il doveroso ripristino dello stato dei luoghi non si può qualificare come “invasivo”.

Consiglio di Stato_ sentenza n. 3800.2017

 

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