Tutela dell’area marina protetta: non è necessario il verificarsi del danno ambientale

Corte di Cassazione, sez. III penale, sentenza 12 febbraio 2018, n. 6726

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, pronunciandosi in merito al reato di cui agli artt. 19 co. 3 e 30, l. n. 394/1991 (Legge quadro sulle aree protette), ha riaffermato come l’elenco delle condotte vietate ivi contenuto non abbia natura tassativa, bensì costituisca soltanto un’esemplificazione di comportamenti che il legislatore intende impedire, alla luce dell’idoneità, anche solo potenziale, degli stessi ad arrecare nocumento al bene giuridico protetto, a garanzia del quale è stata dunque predisposta un’anticipazione della soglia penale. Si tratta di una riaffermazione di un principio di diritto già espresso dalla Suprema Corte in diverse pronunce passate ( cfr. Cass. pen., Sez. III, n. 3687/2014; Cass. pen., Sez. III, n. 23054/2013; Cass. pen., Sez. III, 24/04/2012, n. 15742 e Cass. pen., Sez. III, 28/04/2010, n. 16473).

Corte di Cassazione_ sentenza n. 6726.2018

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