Risarcimento per violazione della ragionevole durata del processo: la dichiarazione di perenzione del giudizio da parte del giudice amministrativo non inficia il diritto della parte a farne richiesta

Corte di Cassazione, sez. II civile, sentenza 4 gennaio 2018, n. 63 

La Cassazione con la sentenza in esame è ritornata ad occuparsi del tema riguardante il risarcimento del danno derivante dalla violazione della ragionevole durata del processo. Nello specifico, la domanda di risarcimento aveva come presupposto un processo amministrativo di primo grado dichiarato perento dopo 14 anni dal suo inizio (ricorso avanti al TAR del 1996, dichiarato perento nel 2010). La Corte d’appello rigettava la richiesta risarcitoria affermando l’assenza di qualsivoglia patema d'animo, atteso che dopo la pressoché contestuale presentazione dell’istanza di fissazione dell’udienza di discussione e di quella di prelievo, i ricorrenti non avevano più svolto alcuna attività processuale, manifestando il loro disinteresse per la definizione del giudizio, tanto da provocarne la perenzione.Secondo i ricorrenti per cassazione, la decisione di rigetto della corte era errata perché la previsione di strumenti sollecitatori non sospende, né differisce, il dovere dello Stato di pronunciarsi sulla domanda, né implica il trasferimento sul ricorrente della responsabilità del superamento del termine di durata.

Sulla scorta di un principio di diritto già affermato in altre occasioni dalla stessa Suprema Corte, in materia di equa riparazione per durata irragionevole del processo, la dichiarazione di perenzione del giudizio da parte del giudice amministrativo non consente di ritenere insussistente il danno per disinteresse della parte a coltivare il processo, in quanto, altrimenti, verrebbe a darsi rilievo ad una circostanza sopravvenuta (la dichiarazione di estinzione del giudizio) successiva rispetto al superamento del limite di durata ragionevole del processo. Tale principio trova applicazione anche nell'ipotesi in cui l'istanza di prelievo sia stata presentata una sola volta e in epoca risalente rispetto alla conclusione del giudizio, atteso che nessuna norma e nessun principio processuale impongono la reiterazione dell'istanza di prelievo ad intervalli più o meno regolari.

Corte di Cassazione_ sentenza n. 63.2018

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