Cessione d’azienda e la responsabilità solidale del cessionario: la sentenza della Corte di Cassazione

Corte di Cassazione, sez. tributaria, sentenza 13 luglio 2017, n. 17264

L’art. 14, commi 1, 2 e 3, D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, che riguarda la cessione d’azienda conforme a legge, è norma speciale rispetto all’art. 2560, comma 2, c.c., che, per evitare che sia dispersa la garanzia patrimoniale del contribuente in pregiudizio dell’interesse pubblico, estende la responsabilità solidale e sussidiaria del cessionario anche alle imposte e alle sanzioni riferibili alle violazioni commesse dal cedente nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti, nonché alle imposte ed alle sanzioni già irrogate e contestate nel medesimo periodo, anche se riferite a violazioni commesse in epoca anteriore, sempre che risultino dagli atti dell’Amministrazione finanziaria. La mancata richiesta del certificato di debenza da parte del cessionario non comporta un’estensione della sua responsabilità rispetto a quella delineata dal combinato disposto dei commi 1 e 2, ma gli impedisce di avvalersi dell’eventuale effetto liberatorio anticipato.

La Corte di Cassazione, dissentendo da precedenti pronunce (n. 9219/2017; 5979/2014) fornisce una lettura delle norma volta a "recuperare un dato di certezza" e mitigare gli effetti di una responsabilità molto più ampia ed afflittiva rispetto a quella civile, perché non risultante dalle scritture contabili (derivando da violazioni tributarie) e dunque non conoscibile dall'acquirente; che non vuol dire rendere rilevanti solo le violazioni per le quali «sia già intervenuta la contestazione e la irrogazione di imposte e sanzioni», ma richiedere che per quelle "in corso di accertamento" vi sia un riscontro negli atti dell'Amministrazione (nell'arco temporale indicato dalla norma).

Corte di Cassazione_sentenza n. 17264.2017

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