Revoca licenza taxi dopo informativa antimafia per infiltrazioni che condizionano l’accesso al mercato: è legittima

Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 25 settembre 2017, n. 4451

Il Consiglio di Stato, con la sentenza in esame, ha annullato la decisione del giudice di primo grado il quale aveva ritenuto che l’infiltrazione mafiosa sarebbe inconcepibile nei confronti di imprese individuali come quella di taxi, che fornirebbe solo prestazioni personali nei confronti dei clienti. La tesi secondo cui l’impresa “servizio di taxi” non fosse assoggettabile alla misura di prevenzione e precauzione in quanto un’impresa individuale, priva cioè di una struttura complessa, non è stata condivisa dal Tribunale di appello in relazione al fatto che l’art. 91 d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159 non prevede né il requisito dell’organizzazione complessa e né distinzioni di sorta tra imprese individuali o strutturate.

Nel caso in esame sussisteva un considerevole numero di indizi tale da rendere logicamente attendibile l’esistenza di un condizionamento da parte della criminalità organizzata, tenendo conto anche della circostanza per cui il Comune di Reggio Calabria era stato sciolto anche a causa dell’ingerenza mafiosa e sia per il fatto che, prima dello scioglimento, aveva rilasciato numerose licenze di servizio pubblico taxi ad appartenenti alla criminalità organizzata (e tra queste persone, alcune di esse appartenenti alla stessa famiglia dell’interessato), destinatari di autonome informative antimafia.

Consiglio di Stato_ sentenza n. 4451.2017

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