Profili costituzionali della tutela del patrimonio culturale: nuovi spunti di riflessione

La cultura a cui si riferisce l’art.9 della Costituzione impone alla Repubblica la promozione culturale declinata al plurale, come un insieme di culture, tra loro concorrenti e talora addirittura non compatibili, che contribuiscono tuttavia a formare quell’identità in divenire che è sempre stata la base di ogni sviluppo, sociale, artistico, scientifico, particolarmente in Italia. Ispirando il loro agire al principio di neutralità che compende i tre cardini degli ordinamenti occidentali, (democrazia, pluralismo e laicità), i poteri pubblici, devono offrire il maggior numero possibile di strumenti di sostegno e luoghi di confronto per le diverse concezioni storiche e culturali, promuovendone uno sviluppo libero, senza mai generare in alcun modo una “cultura di Stato”. Il patrimonio esistente è insieme fattore di ricchezza presente, ma soprattutto di ricchezza futura, poiché la sua conoscenza incentiva e orienta alla creazione di nuova arte, e dunque di nuovo patrimonio, materiale e immateriale.  Anche la vigente normativa europea e internazionale sottolineano l'importanza di una maggiore considerazione dellla dimensione immateriale dei beni e delle attività culturali, accanto a quelle materiali.

Il tema è trattato nel saggio scritto da Francesco Rimoli dal titolo "La dimensione costituzionale del patrimonio culturale: spunti per una rilettura", pubblicato nella "Rivista Giuridica dell'edilizia", n. 5, Settembre 2016, p. 505 (Area riservata)

 

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