VIA e problematche naturalistiche: legittimo l'iter autorizzativo del Gasdotto "Trans Adriatic Pipeline" (Tap)

Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 9-27 marzo 2017, n.1392

Il giudizio di compatibilità ambientale, pur reso sulla base di oggettivi criteri di misurazione pienamente esposti al sindacato del giudice, è attraversato da profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa sul piano dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse dell'esecuzione dell'opera; apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo, nella pienezza della cognizione del fatto, soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l'istruttoria sia mancata o sia stata svolta in modo inadeguato e risulti perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all'Amministrazione.

Legittimamente due opere distinte, anche se tra loro collegate da vincolo teleologico, sono sottoposte a v.i.a. autonoma; la ratio della giurisprudenza che pretende in determinati casi una V.i.a. unica riposa infatti sulla esigenza di evitare artificiosi frazionamenti dell’opera volti a sottrare quest’ultima dall’esame ambientale: ma nell’ipotesi in cui si tratti di opere distinte seppure connesse, entrambe sottoposte a V.i.a. non v’è ragione per invocare la giurisprudenza tesa a sanzionare condotte “elusive” impostate su artificiosi frazionamenti di una opera unica in distinti segmenti. Non può essere ritenuto illegittimo il giudizio positivo di compatibilità ambientale subordinato all'ottemperanza di prescrizioni o condizioni , poiché una valutazione condizionata di impatto costituisce un giudizio allo stato degli atti integrato dall'indicazione preventiva degli elementi capaci di superare le ragioni del possibile dissenso, in ossequio al principio di economicità dell'azione amministrativa e di collaborazione tra i soggetti del procedimento. Il principio di precauzione, di derivazione comunitaria, impone che “quando sussistono incertezze riguardo all'esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure di protezione senza dover attendere che siano pienamente dimostrate l'effettiva esistenza e la gravità di tali rischi: il principio di precauzione, infatti, lungi dal vietare l'adozione di qualsiasi misura in mancanza di certezza scientifica quanto all'esistenza o alla portata di un rischio sanitario, può, all'opposto, giustificare l'adozione, da parte del legislatore dell'Unione, di misure di protezione quand'anche permangano in proposito incertezze scientifiche”. Se il terminale di ricezione di un gasdotto risulta escluso dal campo di applicazione del d.lgs. n. 334/1999, non lo si può certamente fare rientrare nel perimetro applicativo del medesimo sulla scorta del principio di precauzione, in quanto ciò significherebbe obliare proprio il dato normativo che individua i casi in cui esso stesso deve trovare applicazione.

La sentenza e il saggio che la commenta scritto da Alessandro Tomassetti dal titolo "Rispettato il principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato" sono pubblicati nella rivista "Guida al diritto", n 17, Aprile 2017, p.86. (Area riservata)

 

© 2017 studio legale Giuliano. All Rights Reserved.