Il linguaggio della giurisprudenza : orientamenti e punti critici

Il linguaggio della giurisprudenza è stato tema di un convegno tenuto il 20 e 21 Giugno 2016, organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura e dall'Accademia della Crusca. L'aspetto più dibattuto è stato soprattuto il linguaggio delle motivazioni delle sentenza, le cui caratteristiche principali dovrebbero essere la chiarezza, la semplicità e la persuasività. Le decisioni infatti sono "giuste" se, oltre che corrette giuridicamente e rispettose dei tempi del processo, risultano comprensibili e chiare. Nelle sentenze, invece, si rinvengono talvolta inestetismi linguistici e opacità espressive che possono pregiudicare la comprensibilità delle statuizzioni. Non essendovi una motivazione valida per ogni controversia, spetta al giudice individuare la tipologia che si adatta al caso concreto. L'uso appropriato del linguaggio, infatti, è necessario per dare consistenza agli effetti giuridici dei fatti materiali oggetto delle sentenze.

I saggi su tale tema scritti da Gianluca Grasso dal titolo "Le parole dei giudici: chiarezza, sinteticità e giustizia", da Giuseppe Barbagallo dal titolo "Per la chiarezza delle sentenze e delle loro motivazioni",da Vincenzo Ferrari dal titolo "Fatti e parole nella giurisprudenza", da Enrico Scoditti dal titolo "Chiarezza e semplicità delle sentenze:simplex sigillum veri" e da Sebastiano L. Gentile dal titolo "La relativa opacità del linguaggio giudiziario fra inestetismi ed espressioni incerte: cause, tendenze, rimedi" sono contenuti nella rivista "Il Foro Italiano", n. 11, Novembre 2016, p. 357 (Area riservata)

 

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