Tar Campania, Napoli, sez. V, sentenza 31 agosto 2017, n. 4219

E’ illegittima, per violazione dell’art. 30 del d.lgs. n. 50 del 2016 e per eccesso di potere, in relazione al profilo dell’irragionevolezza, la clausola di un bando di gara per l’affidamento di un appalto di servizi nella parte in cui, ai fini della partecipazione, pur non richiedendo il possesso di alcun requisito in ordine alla capacità tecnico-organizzativa e alla capacità economico-finanziaria degli operatori economici, ha espressamente richiesto il possesso di molteplici e specifiche certificazioni di qualità, escludendo o limitando così in maniera illogica la possibilità degli operatori economici del settore di partecipare alla gara de qua. Nel caso di specie, la contestata clausola del bando, richiedeva, tra i requisiti tecnici per l’ammissione alla gara riguardante il servizio di implementazione del software Gestione Presenze di una ASL, la certificazione aziendale GOLD Customer Relationship Management e le certificazioni personali Microsoft Dynamics CRM Customization and Configuration, CRM Applications, CRM Installation and Deployment, MCSA Windows Server 2012.

Tar Veneto, Venezia, sez. II, sentenza 5 luglio 2017, n. 652

Il Tar Veneto, con la sentenza in esame, si è occupato della legittimità della proroga del termine di inizio dei lavori assentiti per il tramite di un permesso di costruire, ai sensi dell’articolo 15 del Dpr 6 giugno 2001, n. 380. Nel caso di specie, la proroga del permesso di costruire era stata richiesta e concessa dal Comune in relazione a “sopravvenute difficoltà economiche familiari non prevedibili al momento del rilascio del titolo autorizzativo”. Contro questa decisione dell’ente comunale, proponevano ricorso alcuni soggetti interessati e legittimati, la cui tesi è stata accolta dal tribunale amministrativo. I giudici affermano infatti che la circostanza citata dal Comune a sostegno della concessione della proroga non è tra quelle previste dall’articolo 15 del Dpr 380/2001, in base al quale i termini de quibus possono esser prorogati con provvedimento motivato solo per fatti sopravvenuti estranei alla volontà del titolare del PDC o in considerazione della mole dell'opera da realizzare o di particolari sue caratteristiche tecnico-costruttive. Ragioni di carattere economico derivanti da particolari condizioni familiari dell’interessato non sono pertanto valide motivazioni opponibili all’inutile decorso dei termini predetti, perché fa riferimento a considerazioni generiche non rilevanti rispetto all'obbligo di osservare i tempi d’inizio e completamento dei lavori.

Tar Veneto,Venezia_sentenza n. 652.2017

 

Tar Toscana, sez. III, sentenza 28 luglio 2017, n.1009

Il giudice amministrativo della terza sezione del Tar Toscana si è allineato al legislatore affermando che, nell'edilizia, il cambio di destinazione di un immobile può avvenire in un intervento di restauro e risanamento conservativo. La vicenda merita attenzione in quanto riguarda una città, Firenze, nella quale la differenza tra gli interventi di “manutenzione” e di “risanamento conservativo e ristrutturazione” è stata più volte sottoposta a verifica giudiziaria. Il dibattimento riguardava un intervento nel capoluogo fiorentino, in zona assimilata al centro storico. Questa volta si è consentito a una banca di collocarsi in un manufatto in precedenza residenziale, diventato direzionale (filiale della Banca) con una semplice Scia (segnalazione certificata di inizio attività). Il quadro attuale può quindi sintetizzarsi ammettendo il cambio d'uso anche nei centri storici senza che sia necessario il permesso di costruire, bastando una Scia.

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