Tar Puglia, Lecce, sez. I, sentenza 4 settembre 2018, n.1322

L'invito rivolto a tutti gli appaltatori iscritti sul Mepa, per l'affidamento di appalti in ambito sottosoglia comunitaria, non consente di configurare il procedimento di acquisto come procedura aperta e, pertanto, la stazione appaltante non può disattendere la rotazione e affidare la commessa al precedente affidatario senza un'adeguata motivazione. Nel caso di specie la stazione appaltante per procedere con l'aggiudicazione di una fornitura di materiali di cancelleria in ambito sottosoglia comunitaria ha attivato il procedimento disciplinato dall'articolo 36, comma 2, lettera b) del codice degli appalti decidendo di invitare tutti gli operatori iscritti nel mercato elettronico (circa 4mila). Hanno presentato l'offerta 11 appaltatori e tra questi il pregresso affidatario che si è aggiudicato anche il nuovo appalto. Contro l'aggiudicazione si è opposto il ricorrente censurando il comportamento della stazione appaltante per violazione del principio di rotazione.

Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, sentenza 30 luglio 2018, n. 11

Dato il principio dell'effetto devolutivo/sostitutivo dell'appello, le ipotesi di annullamento con rinvio al giudice di primo grado hanno carattere eccezionale e tassativo e non sono suscettibili di interpretazioni analogiche o estensive. Non costituisce ipotesi di annullamento con rinvio né l'erronea dichiarazione di irricevibilità, inammissibilità o improcedibilità del ricorso di primo grado, giacché la chiusura in rito del processo, per quanto erronea, non determina, ove la questione pregiudiziale sia stato oggetto di dibattitto processuale, la lesione del diritto di difesa, né tanto meno un caso di nullità della sentenza o di rifiuto di giurisdizione; né la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, pur nell'ipotesi in cui si sia tradotta nella mancanza totale di pronuncia da parte del giudice di primo grado su una delle domande del ricorrente.

Tribunale di Roma, sez. XIII, sentenza 31 agosto 2018

La corte, nel ricostruire il rapporto tra risarcibilità del danno e mancanza di conformità, stabilisce che colui che venga privato del panorama non ha diritto ad essere risarcito qualora l’edificazione sia stata compiuta in conformità degli strumenti urbanistici (regolamenti edilizi) e civili (servitù o distanze), in quanto la semplice privazione del panorama non costituisce attività illecita fonte di danno ingiusto e quindi dell’obbligo risarcitorio, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2043 c.c., in quanto l’opera lesiva consegue all’esercizio di un diritto.

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