Tribunale di Venezia, ordinanza 17 settembre 2018

Il Tribunale di Venezia, con l'ordinanza in esame, in parziale accoglimento del ricorso, dichiara il diritto del ricorrente al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari ai sensi dell’art. 5, comma 6 d. lgs. 286/1998.Il ricorrente è un cittadino pakistano, presente oramai da tempo sul territorio italiano.Il giudice ha ritenuto che il richiedente, attraverso la produzione documentale, abbia dimostrato di essersi inserito ed integrato nel mondo del lavoro. Ha inoltre affermato che il permesso di soggiorno per motivi umanitari, pur non trovando nel caso de quo una corrispondenza nelle fattispecie astratte previste dalla normativa, va riconosciuto al ricorrente, atteso che si è in presenza di una situazione di tutela connessa alla necessità di adeguare la disciplina della materia alle previsioni costituzionali o internazionali rilevanti in materia di diritti dell’uomo, tanto più in considerazione della mancanza di prospettive nel paese d’origine anche in ordine alle scelte di vita quotidiana. Il riferimento è alle tutele costituzionali (art. 10 Cost.) e degli accordi internazionali sottoscritti dall’Italia in materia di accoglienza e diritti umani. Di fatto il D.L. 113/2018, riducendo enormemente la possibilità di accesso alle tutele che erano comprese sotto la forma di tutela umanitaria viene meno ad un dettato costituzionale che i giudici obbligatoriamente devono invece rispettare.

Tribunale di Venezia, ordinanza 17 settembre 2018

 

Tribunale di Brescia, sez. specializzata immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’UE, ordinanza 22 ottobre 2018

Il Tribunale di Brescia, con l'ordinanza in esame, ha concesso la protezione umanitaria ad un cittadino della Sierra Leone fuggito dalla società segreta PORO. In particolare il Tribunale ha fondato il proprio convincimento, oltre che sulla rilevata attendibilità e coerenza del racconto fornito dal ricorrente, sull’analisi CORI del 9 marzo 2009, che rileva che “la situazione di vulnerabilità del richiedente risiede nel concreto pericolo che una volta tornato in Sierra Leone questi possa essere nuovamente privato della libertà e avviato all’iniziazione forzata con concreto rischio della vita”. Un secondo argomento di riflessione affrontato dal Tribunale riguarda l’intervento novellatore in materia di protezione umanitaria del 4 ottobre 2018 (D.L. 113/2018) che abroga la seconda parte del comma 6 dell’art. 5 d.lgs. n. 286/1998. Nello specifico, si pone il problema di quale sia la normativa applicabile nei procedimenti in corso, in cui il richiedente ha formulato la domanda di protezione prima dell’entrata in vigore nella nuova normativa.

Tribunale di Rimini, sentenza 20 marzo 2017 , n. 302

Nel caso in esame alcuni cittadini facevano causa civile al Comune di Cattolica (Rimini) ed a varie società organizzatrici di spettacoli, chiedendo il risarcimento per l’inquinamento acustico causato da manifestazioni e concerti musicali tenutisi dall’anno 2005 al 2011 nell’Arena cittadina. Nel caso di specie, le fonti di inquinamento acustico erano costituite dagli amplificatori, utilizzati già durante le prove pomeridiane; dall'allestimento e dal successivo smantellamento dei grandi palchi, delle torri per gli impianti di illuminazione e amplificazione, dotati di casse di grosse dimensioni, e delle platee; dagli enormi camion che trasportavano le suddette attrezzature e che sostavano con i motori accesi, producendo emissioni di rumore e maleodoranti miasmi.

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