Tar Calabria, Reggio Calabria, sentenza 9 agosto 2018, n. 499

 

Con la sentenza in esame il Tar Calabria ha dichiarato illegittimo il ‘no’ dell’ente locale (nel caso in esame il comune di Reggio Calabria) alla richiesta di prendere visione delle carte riguardanti la periodica verifica sull’acqua destinata al consumo umano. Il Comune ha non solo il dovere di effettuare una costante verifica della qualità dell’acqua destinata al consumo dei cittadini, ma anche quello di consentire la visione, laddove richiesta, della relativa documentazione, contenente tutti i dati dei controlli effettuati. Decisivo è il richiamo al principio secondo cui "l’autorità pubblica deve rendere disponibile l’informazione ambientale detenuta a chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dichiarare il proprio interesse", che, peraltro è in questa vicenda manifesto, avendo il condominio stipulato col Comune un contratto di somministrazione di acqua potabile. Per “informazione ambientale” si intende “qualsiasi informazione concernente: lo stato degli elementi dell’ambiente, quali l’aria, l’atmosfera, l’acqua, il suolo, il territorio; le misure, anche amministrative, quali le politiche, le disposizioni legislative, i piani, i programmi, gli accordi ambientali e ogni altro atto, anche di natura amministrativa”, nonché “le attività che incidono o possono incidere sugli elementi e sui fattori dell’ambiente”.

Tar Calabria, Reggio Calabria, sentenza n. 499.2018

 

Tar Molise, Campobasso, sez. I, sentenza 12 settembre 2018, n.533

L'affidamento diretto entro i 40mila euro integra una procedura “ultra-semplificata” in cui la speditezza dell'acquisizione prevale sul rigore formalistico classico della procedura a evidenza pubblica, con la conseguenza di rendere non necessaria un’adeguata motivazione. Il caso in esame riguardava l'affidamento diretto dei servizi di raccolta, trasporto e conferimento dei rifiuti differenziati, pulizia stradale, manutenzione e cura del verde pubblico, manutenzione del cimitero e scavo di fosse per tumulazione, oltre al servizio di trasporto persone-autista autista scuolabus. Secondo l'appaltatore l'affidamento sarebbe avvenuto in violazione dei principi del codice, in quanto il responsabile del procedimento non avrebbe invito o consultato/coinvolto alcuna impresa potenzialmente interessata; sempre secondo il ricorrente, la stazione appaltante avrebbe dovuto favorire la partecipazione avviando un procedimento competitivo.

Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 8 marzo 2017, n. 1109

È legittima un’informativa antimafia interdittiva che aveva comportato la revoca della “licenza sanitaria d’uso” per “l’esercizio dell’attività di produzione di carta e cartotecnica”. La sentenza ha motivato che il Codice delle leggi antimafia (d.lgs. 159/2011) prevede l’applicazione dell’informativa antimafia anche ai provvedimenti di autorizzazione. Con la pronuncia in esame la terza sezione del Consiglio di Stato estende dunque l’ambito di applicazione delle informazioni antimafia ai provvedimenti di autorizzazione allo svolgimento di attività economiche private. Le esigenze della prevenzione del fenomeno mafioso vengono privilegiate rispetto alla tutela della libertà imprenditoriale dei privati.

Il commento della sentenza, a cura di Marco Giustiniani e Paolo Fontana, è pubblicato nella rivista "Giurisprudenza Italiana", n.6, Giugno 2017 p 1414. (Area riservata)

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