Tar Sardegna, sez. I, sentenza 18 settembre 2017, n. 586

Il Tar Sardegna con la sentenza in esame ha stabilito che sussiste la giurisdizione del Giudice ordinario, e non del Giudice amministrativo, quando il ricorso ha ad oggetto gli atti con cui la Pa si era limitata a rilevare degli inadempimenti puri del concessionario o, comunque, a rimisurare le prestazioni da questi eseguite, senza operare alcun intervento autoritativo sulle condizioni generali del rapporto contrattuale; tali atti, infatti, si inseriscono nella fase della mera esecuzione contrattuale, in tali ipotesi deve trovare applicazione la giurisdizione ordinaria espressamente prevista dal C.p.a. in materia di “indennità, canoni ed altri corrispettivi”. Il Giudice amministrativo, invece, è l’unico competente a decidere dei “riflessi patrimoniali” derivanti dall’annullamento in autotutela degli atti finalizzati alla stipula del contratto.

T.a.r. Basilicata, sez. I, sentenza 6 febbraio 2018, n.106

Dalla natura contrattuale del rapporto instaurato tra Comune e privato con la convenzione urbanistica discende  il carattere vincolante per entrambe le parti dell'accordo e il divieto per l'Amministrazione di apportarvi modifiche unilaterali; sicché non è consentito al Comune di incidere unilateralmente su singole previsioni della convenzione urbanistica, potendo l'Amministrazione soltanto valersi della facoltà di recesso dall'accordo per sopravvenuti motivi di interesse pubblico, salva la corresponsione di un indennizzo, ai sensi dell' articolo 11, comma 4, della legge 7 agosto 1990 n. 241. È quanto ha stabilito il Tar Basilicata con la sentenza in esame, accogliendo il ricorso proposto da una società contro l'ingiunzione di pagamento, emessa dal Comune di Nova Siri, alla quale il ricorrente si era opposto denunciando "eccesso di potere in relazione alla quantificazione del conguaglio del prezzo", perché quest'ultimo era stato determinato unilateralmente e senza che tale potere fosse previsto dalla convenzione urbanistica. Le convenzioni urbanistiche sono uno strumento "dichiaratamente contrattuale" (cfr. Consiglio di Stato, Sezione V, sentenza 1° aprile 2016, n. 2040), perché rientrano nel novero degli accordi tra privati e Pubblica Amministrazione, con l'effetto che quest'ultima non può apportarvi modifiche unilaterali.

T.a.r. Basilicata_sentenza n.106.2018

Corte di Cassazione, sez. III civile, sentenza 26 settembre 2016, n. 18773

Riformando l’intera disciplina del danno non patrimoniale da incidente stradale (articoli 138 e 139 del Codice delle assicurazioni), l’ultima legge sulla concorrenza (124/2017) ha chiarito che, in assenza di accertamenti clinico strumentali obiettivi, le lesioni lievi e, soprattutto, il trauma minore del collo,  non possono dar luogo a danni permanenti risarcibili. Alla base di tutto  vi è  il principio secondo cui la sostenibilità del sistema dell’assicurazione obbligatoria automobilistica tollera l’accettazione di alcune limitazioni di risarcimento, rispetto alle regole di diritto comune; limitazioni che possono esser giustificate dal tipo di danno, dalla natura del rischio della circolazione nonché dall’esigenza di mantenere i premi assicurativi entro un livello tale da consentire a tutti di assicurarsi. Secondo la Cassazione, “l’accertamento strumentale risulterebbe, in concreto, l’unico in grado di fornire la prova rigorosa che la legge richiede”, esclusi i casi in cui l’autoevidenza della lesione e del danno, ad esempio la perdita di una falange o una cicatrice li renda superflui.

Corte di Cassazione_ sentenza n. 18773.2016

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