Il crescente ruolo che va assumendo la giu­ris­­dizione e l’aumento confuso delle fonti del diritto spiegano la grande rilevanza che, da alcuni decenni a questa parte, è andato assumendo il c.d. diritto vivente; è dunque in­dispensabile dare coerenza sistematica ad esso, evitando che si produca nell’ordinamento un intollerabile tasso di disordine. In questo quadro la compresenza di plessi giurisdizionali diversi, privi di un vertice comune, unitamente allo straordinario ampliamento della sfera della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, sempre più spesso chiamato a pronunciarsi su questioni che interse­cano la competenza del giudice ordinario, rischiano di esse­re essi stessi fattori di disordine e di incoerenza degli orientamenti giurisprudenziali. Da più esperti è stata avanzata la proposta di favorire il for­marsi di una nomofilachia più univoca non solo attraverso il frequente dialogo tra gli uffici di plessi giurisdizionali diversi, ma anche mediante l’u­nificazione in capo alla Corte di Cassazione a sezioni unite, in una composizione appositamente integrata da alcu­ni componenti di provenienza dalle giurisdizioni speciali, della funzione nomofilattica ultima sulle questioni di mag­giore rilievo nelle quali entri in gioco la tutela dei diritti soggettivi e si configuri la necessità di un coordinamento con l’eser­cizio della giurisdizione esclusiva attribuita al giudice amministrativo.

Il saggio su tale tema scritto da Renato Rordorf dal titolo "Pluralità delle giurisdizioni ed unitarietà del diritto vivente: una proposta", è pubblicato nella rivista "Il Foro Italiano", n. 3, Marzo 2017, p. 123 (Area riservata)

Tribunale di Roma, sentenza 2 settembre 2016

Nel caso di rettificazione di attribuzione di sesso di uno dei coniugi, in difetto di un'espressa domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, quest'ultimo si converte automaticamente in unione civile. Nel caso di specie il procedimento per conseguire la rettifica del sesso da maschile a femminile era stato richiesta dal marito; il tribunale, nella contumacia della moglie, ha disposto la rettifica richiesta, ordinando all'ufficiale di stato civile di non procedere all'annotazione dello scioglimento del matrimonio, in mancanza di specifica richiesta.

Il Foro Italiano, n. 3, Marzo 2017, p. 1108 (Area riservata)

L’ordinanza del 23 febbraio 2017 della Corte d’Appello di Trento ha disposto il riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri, nel quadro di un progetto di genitorialità in coppia omosessuale, ed il loro padre non genetico; per la prima volta un giudice di merito ha applicato, in una coppia di due padri, i principi enunciati dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19599/2016, in tema di trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso. L’ordinanza richiama alcuni capisaldi della decisione della Corte di legittimità, quali: a) la necessità di valutare non già se il provvedimento straniero applichi una disciplina della materia corrispondente a quella italiana, bensì se sia conforme alle esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo (in questo caso, del minore) garantiti dalla Costituzione italiana e dai principali documenti internazionali in materia; b) l’esigenza di salvaguardare il diritto del minore alla continuità dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori, il cui mancato riconoscimento non solo determinerebbe un grave pregiudizio per i minori, ma li priverebbe di un fondamentale elemento della loro identità familiare, così come acquisita e riconosciuta nello stato estero in cui l’atto di nascita è stato formato; c) l’assoluta indifferenza delle tecniche di procreazione cui si sia fatto ricorso all’estero, nell’ambito di un progetto di genitorialità condivisa.

© 2017 studio legale Giuliano. All Rights Reserved.