Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 22 febbraio 2018, n. 1123

Il Consiglio di Stato, con la sentenza in esame, ha ribadito che in caso di abuso edilizio, l'inerzia dell'amministrazione nell'esercizio dei poteri repressivi non può radicare un affidamento di carattere 'legittimo' in capo al proprietario dell'abuso, giammai destinatario di un atto amministrativo favorevole idoneo a ingenerare un'aspettativa giuridicamente qualificata. Non si può applicare a un fatto illecito (l'abuso edilizio) il complesso di acquisizioni che, in tema di valutazione dell'interesse pubblico, è stato enucleato per la diversa ipotesi dell'autotutela decisoria. Questo anche nel caso in cui l'attuale proprietario dell'immobile non sia responsabile dell'abuso e non risulti che la cessione sia stata effettuata con intenti elusivi.Non è in alcun modo concepibile l’idea stessa di connettere al decorso del tempo e all’inerzia dell’amministrazione la sostanziale perdita del potere di contrastare l’abusivismo edilizio, ovvero di legittimare in qualche misura l’edificazione avvenuta senza titolo, non emergendo oltretutto alcuna possibile giustificazione normativa a una siffatta, e inammissibile, forma di sanatoria automatica.

Consiglio di Stato_sentenza n. 1123.2018

 Corte di Cassazione, sez. II civile, sentenza 24 agosto, n. 20357

Per la canna fumaria non basta, per essere in regola, averla costruita alle distanze prescritte dal regolamento edilizio. Con la sentenza in esame la Cassazione ha ribadito il principio delle tutele che prevalgono sulle regole urbanistiche, prima tra tutte quella della salute e della sicurezza. La parte più rilevante della sentenza è la risposta della Cassazione all'osservazione della proprietaria sul fatto che non era stato tenuto conto il parere del Ctu che aveva attestato la “buona qualità dell'aria”. La Corte, dichiarando inammissibile il motivo, ha ribadito che esiste una “presunzione assoluta di nocività e pericolosità che prescinde da ogni accertamento concreto nei casi in cui vi sia un regolamento edilizio comunale che stabilisca la distanza medesima”. In assenza di regolamento la presunzione diventa relativa e spetta al proprietario dimostrare che “mediante opportuni accorgimenti può ovviarsi al pericolo al danno del fondo vicino”.

Corte di Cassazione_sentenza n. 20357.2017

 

Tar Campania, sez. VIII, sentenza 4 settembre 2017, n. 4240

Il  T.A.R. partenopeo con la sentenza in esame ha ribadito che, ai sensi dell'art. 9 del D.P.R. n. 380/2001, costituisce regola generale ed imperativa in materia di governo del territorio il rispetto delle previsioni del P.R.G. che impongono, per una determinata zona, la pianificazione di dettaglio e che sono vincolanti e idonee ad inibire l'intervento diretto costruttivo. Quando lo strumento urbanistico generale prevede che la sua attuazione debba aver luogo mediante un piano di livello inferiore, il rilascio del titolo edilizio può essere legittimamente disposto solo dopo che lo strumento esecutivo sia divenuto perfetto ed efficace, ovvero quando è concluso il relativo procedimento. I piani particolareggiati hanno lo scopo di garantire che all'edificazione del territorio a fini residenziali corrisponda l'approvvigionamento delle dotazioni minime di infrastrutture pubbliche, le quali, a loro volta, garantiscono la normale qualità del vivere in un aggregato urbano.

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