Tribunale di Rimini, sentenza 20 marzo 2017 , n. 302

Nel caso in esame alcuni cittadini facevano causa civile al Comune di Cattolica (Rimini) ed a varie società organizzatrici di spettacoli, chiedendo il risarcimento per l’inquinamento acustico causato da manifestazioni e concerti musicali tenutisi dall’anno 2005 al 2011 nell’Arena cittadina. Nel caso di specie, le fonti di inquinamento acustico erano costituite dagli amplificatori, utilizzati già durante le prove pomeridiane; dall'allestimento e dal successivo smantellamento dei grandi palchi, delle torri per gli impianti di illuminazione e amplificazione, dotati di casse di grosse dimensioni, e delle platee; dagli enormi camion che trasportavano le suddette attrezzature e che sostavano con i motori accesi, producendo emissioni di rumore e maleodoranti miasmi.

Tribunale di Palermo, sez. III civile, sentenza 5 luglio 2017, n. 3612

Il Tribunale di Palermo, con la sentenza in esame, ha addebitato alla struttura ospedaliera dove era ricoverata la gestante, la responsabilità per il ritardo con il quale i sanitari avevano eseguito il parto cesareo; da tale ritardo era dipesa una situazione di ipossia perinatale, all’origine della patologia invalidante che aveva colpito il bambino. L’affermazione della responsabilità del medico per i danni cerebrali da ipossia patiti da un neonato, e causati dalla ritardata esecuzione del parto, esige la prova della sussistenza di un valido nesso causale tra l’omissione dei sanitari ed il danno, prova da ritenere sussistente quando, da un lato, non vi sia certezza che il danno cerebrale patito dal neonato sia derivato da cause naturali o genetiche e, dall’altro, appaia più probabile che non che un tempestivo o diverso intervento da parte del medico avrebbe evitato il danno.

Tar Puglia, Bari, sez. II, sentenza 11 dicembre 2017, n. 1289

Nell'affidamento di incarichi professionali, i principi in materia di imparzialità, trasparenza e adeguata motivazione vanno letti in combinato disposto con l'art. 7, del d.lgs. 30.3.2001, n. 165 il quale richiede che gli incarichi individuali siano affidati, per specifiche esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, con contratti di lavoro autonomo, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, predeterminando durata, oggetto e compenso della collaborazione; e con l'art. 97 della Costituzione per l'accesso ai pubblici impieghi, il quale richiede una selezione sulla base di criteri predeterminati, oggettivi e "ripetibili" in sede di controllo dell'iter motivazionale. Di conseguenza la comprovata esperienza non può essere solo supposta sulla base dell'appartenenza ad una categoria professionale o del possesso di un titolo di studio e sussiste l'esigenza di una puntuale motivazione delle ragioni concrete che inducono l'Amministrazione conferente a scegliere la collaborazione di uno fra più esperti perché ritenuto maggiormente affidabile in relazione alla durata e all'oggetto e compenso della collaborazione.

T.a.r. Puglia, Bari, sentenza n. 1289.2017

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