Corte di Cassazione, sez. VI - 3 civile, ordinanza  31 agosto 2017, n. 20579

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che nel processo telematico, la notifica via Pec dell'atto non andata a buon fine perché rifiutata dal server del destinatario, obbliga il mittente al deposito in cancelleria. Nel caso di specie, in occasione di un sinistro stradale, al legale dell'assicurazione la notifica telematica non veniva consegnata perché presso il gestore ricevente si era verificato un errore tecnico che impediva la consegna, di conseguenza il messaggio era stato rifiutato. La comunicazione veniva tuttavia effettuata dal legale di controparte presso la cancelleria della Corte di Cassazione. Ebbene, ad avviso dei Giudici di legittimità, la comunicazione è regolarmente avvenuta a norma dell'articolo 16 del Decreto Legge n. 179/2012 comma 6 che recita "Le notificazioni e comunicazioni ai soggetti per i quali la legge prevede l'obbligo di un indirizzo di posta elettronica, che non hanno provveduto ad istituire o comunicare il predetto indirizzo, sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria". Le stesse modalità, precisa la Corte, si adottano nelle ipotesi di mancata consegna del messaggio di posta elettronica per causa imputabile al destinatario.

Corte di Cassazione_ordinanza n. 20579.2017

T.a.r. Toscana, sez. III, sentenza 28 luglio 2017, n. 1009

Il Tar Toscana, con la sentenza in esame, ha ribaltato la decisione assunta dalla Suprema Corte con la sentenza 6873/2017, in merito alla vicenda delle modifiche di destinazione d'uso nel centro di Firenze. La disputa è basata sull'interpretazione da dare ad alcuni articoli del Dpr 380/2001 Teso Unico Edilizia (TUE). La Corte di Cassazione ha affermato che il mutamento di destinazione d'uso di edifici compresi nel centro storico di Firenze od in zone assimilate, anche se operato con interventi di modesta entità, configura sempre una ristrutturazione edilizia soggetta a permesso di costruire, in quanto ne discende un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, quindi se il piano non prevede tale forma di intervento in alcune zone, nelle stesse non è da ritenersi ammissibile il mutamento di destinazione. In sintesi, non rileva la tipologia delle opere, ma unicamente il mutamento di destinazione in sé, come secondo il giudizio della Corte è stabilito dal TUE sia per le differenti categorie di interventi sull'edificato sia per il regime delle destinazioni d'uso.

Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 12 settembre 2017, n. 4304

Alla luce dei ritardi nell’entrata in servizio effettiva degli enti di governo degli Ambiti territoriali ottimali e omogenei (Ato), al fine di garantire la continuità del servizio, le amministrazioni locali rimangono competenti, nel regime transitorio, a decidere e provvedere in merito all’organizzazione del servizio di raccolta dei rifiuti, potendo procedere all’affidamento con gara pubblica, in attesa dell’entrata in vigore della gestione a livello di bacino d’ambito. Così ha stabilito il Consiglio di Stato, con la sentenza in esame, deliberando che, in attesa del passaggio di funzioni alle Autorità d’ambito, i Comuni conservano piena competenza sulle modalità di gestione del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, potendo, per ragioni di risparmio ed efficienza, anche recedere dagli affidamenti in corso e mettere a gara pubblica il servizio.

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