L'innovazione forse più dirompente della legge 8 marzo 2017 n.24, in materia di sicurezza delle cure e di responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie, sembra essere la riforma del versante assicurativo. La canalizzazione in capo alle strutture dovrebbe trovare impulso nell'imposizione dell'obbligo unilaterale di copertura contro i sinistri; si prospettano tuttavia in ambito giudiziario numerose difficoltà, riguardo soprattuto ai profili della responsabilità civile e penale, oltre a quelli relativi alla stima del danno e del relativo risarcimento per i pazienti.

Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 12 maggio 2017, n. 2

Nel caso di mancata aggiudicazione il risarcimento del danno conseguente al lucro cessante si identifica con l'interesse c.d. positivo, che comprende sia il mancato profitto che l'impresa avrebbe ricavato dall'esecuzione dell'appalto, sia il danno c.d. curricolare,ovvero il pregiudizio subìto dall'impresa a causa del mancato arricchimento del curriculum e dell'immagine professionale per non poter indicare in esso l'avvenuta esecuzione dell'appalto.

Corte di Cassazione, sez. I penale, sentenza 15 maggio 2017, n. 24084

Con la sentenza in esame la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indiano sikh, condannandolo a duemila euro di ammenda per aver portato fuori dalla propria abitazione senza alcun giustificato motivo un coltello di quasi 20 centimetri, considerato idoneo all’offesa. L’indiano aveva invocato il giustificato motivo e aveva sostenuto che il coltello in questione doveva considerarsi un simbolo religioso e la condotta del portarlo appresso l’adempimento del relativo dovere, ma i giudici, nel confermare la condanna, evidenziano che la decisione presa dall’immigrato di stabilirsi in una società dove i valori di riferimento sono diversi rispetto a quella di provenienza, ne impone il rispetto e non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppur leciti nel paese di origine, conduca alla violazione consapevole di quelli della società ospitante.  Nel motivare il dictum i giudici hanno richiamato, oltre alla legislazione italiana, anche l’articolo 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, il quale stabilisce che la libertà di manifestare la propria religione può essere oggetto di quelle sole restrizioni che, stabilite per legge, costituiscono misure necessarie in una società democratica, per la protezione dell’ordine pubblico, della salute o della morale pubblica, ovvero per la protezione dei diritti e della libertà altrui.

Il Foro Italiano, n. 5, Maggio 2017, p. 167 (Area riservata)

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