Tar Campania, sez. IV, sentenza 11 settembre 2017, n. 4346

L'acquisizione gratuita non costituisce sanzione accessoria alla demolizione, volta a colpire l'esecutore delle opere abusive, ma si configura quale sanzione autonoma che consegue all'inottemperanza all'ingiunzione di demolizione. L'inottemperanza integra un illecito diverso ed autonomo dalla commissione dell'abuso edilizio, del quale può rendersi responsabile anche il proprietario, qualora risulti che abbia acquistato o riacquistato la disponibilità del bene e non si sia attivato per dare esecuzione all'ordine di demolizione, o qualora emerga che, pur essendo in grado di dare esecuzione all'ingiunzione, non vi abbia comunque provveduto. Si tratta di sanzioni in senso improprio, non aventi carattere “personale” ma reale, essendo adottate in funzione di accrescere la deterrenza rispetto all'inerzia conseguente all'ordine demolitorio e di assicurare ad un tempo la effettività del provvedimento di ripristino dello stato dei luoghi e la soddisfazione del prevalente interesse pubblico all'ordinato assetto del territorio. Tale sistema non presenta profili di criticità sul piano del rispetto dei principi costituzionali poiché si tratta di conseguenza oggettivamente incidente sul diritto di proprietà, qualora il proprietario abbia avuto conoscenza dell'abuso ed abbia avuto modo di collaborare con l'Amministrazione per ripristinare la legalità violata.

Tar Campania_sentenza n. 4346.2017

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 6 settembre 2017, n. 4243

L’ordinanza di demolizione, quale provvedimento repressivo dell’abusivismo edilizio, non è assoggettata ad alcun termine decadenziale e, quindi, è legittimamente adottabile anche a notevole intervallo temporale dall’abuso edilizio, costituendo atto dovuto e vincolato. Il Consiglio di Stato è intervenuto su una sentenza del Tar Lazio, concernente la demolizione di una veranda abusivamente realizzata nel lontano 1966. L’interessato,pur senza contestare che si trattava di un manufatto realizzato in assenza di titolo abilitativo, si duoleva che il Comune non avesse tenuto in considerazione la risalenza di tale manufatto ad un periodo anteriore al 1967 (quindi anteriore alla c.d. Legge ponte) e riteneva che lo stesso potesse usufruire di una sorta di “immunità”, non trovando applicazione la norma di cui all’art. 40 Legge n. 47/1985, che disciplina il condono in sanatoria. Il Consiglio di Stato ha precisato che il richiamo all’art. 40 è inconferente dovendosi invece tener conto di quanto prevede l’art. 31, comma 5, della stessa Legge n. 47/1985 con riferimento alle opere ultimate anteriormente al primo settembre 1967 per le quali era richiesto, ai sensi dell’art. 31, primo comma, della L. 1150/1942, e dei regolamenti edilizi comunali, il rilascio della licenza di costruzione; in tali ipotesi i proprietari conseguono la concessione in sanatoria previo il pagamento di una somma di denaro a titolo di oblazione.

Tribunale di Benevento, sez. II civile, sentenza 5 luglio 2017, n. 1317

Nelle azioni per la ripetizione dell’indebito chi agisce deve produrre il contratto, ma la ripartizione dell’onere della prova e l’opponibilità del c.d. saldo zero sono differenti a seconda se l’attore sia il cliente o l’istituto bancario, unico che può avvalersi di quest’ultimo espediente contabile. È quanto chiarito dal Tribunale di Benevento con la sentenza in esame. L’onere della prova ex artt. 115 c.p.c. e 2697 c.c. grava su chi agisce in giudizio, salvo rare e tassative eccezioni previste dalla legge. La Cassazione ha dettato in passato le linee guida circa le azioni per la ripetizione dell’indebito, esse si basano su due principi cardine: la vicinanza della prova secondo cui l’onere grava su chi può osservarlo in modo più “agevole” in considerazione della concreta possibilità per entrambi di dimostrare fatti e circostanze che ricadono nella rispettiva sfera di azione; la persistenza presuntiva del diritto: qualora il creditore abbia dimostrato l’esistenza di un diritto destinato ad essere soddisfatto entro un certo termine, grava sul debitore l’onere di attestare l’esistenza del fatto estintivo costituito dal suo esatto adempimento.

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