Corte di Cassazione, Sezione II civile, sentenza 15 novembre 2016 n.23243

In tema di condominio negli edifici, la cosidetta "altana" (denominata anche "belvedere"), struttura tipica dei palazzi veneziani, non costituisce nuova fabbrica in sopraelevazione, agli effetti dell'art 1127 del c.c., in quanto dà luogo ad un intervento che non comporta lo spostamento in altro della copertura, mediante occupazione della colonna d'aria sovrastante il medesimo fabbricato, quanto, piuttosto, la modifica della situazione preesistente, attuata attraverso una diversa ed esclusiva utilizzazione di una parte del tetto comune, con relativo potenziale impedimento all'uso degli altri condomini. L'altana, consistendo in una modifica della situazione preesistente mediante una diversa ed esclusiva utilizzazione di una parte della porzione comune del tetto con relativo impedimento agli altri condomini dell'inerente uso, comporta la violazione del divieto stabilito dall'art.1120, comma 2, del c.c., essendo indubbio che gli altri condomini vengono privati delle potenzialità d'uso della parte di tetto occupata dalla struttura dell'altana a beneficio esclusivo del condomino che l'ha realizzata.

Guida al Diritto, n. 9, Febbraio 2017,  p. 87-88 (Area riservata)

Cassazione Civile - Ordinanza  4 ottobre 2017 , n. 23192

In caso di mutuo fondiario, la banca può essere ammessa al passivo con riferimento alla sola sorte capitale, non potendo essere riconosciuti gli interessi moratori se al momento della pattuizione il tasso degli interessi era superiore al tasso soglia, vertendosi, così, in ipotesi di usura originaria.

Cassazione Civile - Ordinanza 4 ottobre 2017 , n. 23192 .pdf

Consiglio di Stato - sentenza n. 4824/2017

La Soprintendenza aveva negato la possibilità di installare un ascensore non visibile dalla pubblica strada, ed inoltre eccepiva che nel manufatto non risiedesse un disabile. Il Consiglio di Stato ha annullato il provvedimento della Soprintendenza, equiparando persone anziane e disabili, allineandosi al ragionamento della Corte di cassazione (7938 / 2017). Anche se la legge 13 del 1989 sull’eliminazione delle barriere architettoniche non fa cenno alle persone anziane, secondo i giudici queste ultime, pur non essendo portatrici di disabilità vere e proprie, hanno comunque disagi fisici e difficoltà motorie. Basta quindi la presenza della persona “anziana” per imporre all’amministrazione l’onere di specifica motivazione circa la natura e serietà del pregiudizio all’immobile, la sua rilevanza in rapporto al complesso in cui l’opera si colloca nonché in riferimento a tutte le alternative eventualmente prospettate dall’interessato. In conseguenza, sono identici i “diritti fondamentali” dei disabili e delle persone anziane, ed identiche devono quindi essere le garanzie di accesso. 

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