Corte di Cassazione, Sez. III, sentenza 10 gennaio 2017, n.238

La perdita di una persona cara implica necessariamente una sofferenza morale, la quale non costituisce un danno autonomo, ma rappresenta un aspetto  del quale tenere conto, unitamente a tutte le altre conseguenze, nella liquidazione unitaria ed omnicomprensiva del danno non patrimoniale. Nella valutazione dell’entità del danno da perdita di congiunto occorre considerare l’età della persona deceduta e dei figli superstiti, la composizione del nucleo familiare ed il rapporto di convivenza.

Guida al Diritto, n. 10, Febbraio 2017,  p.61 (Area riservata)

L’articolo 140-bis del Codice del Consumo (d.lgs. n. 206/2005) disciplina le condizioni e le modalità di esercizio dell’azione collettiva da parte delle associazioni di tutela dei consumatori. La class action di natura risarcitoria è soggetta ad una preventiva delibazione di ammissibilità da parte del giudice, volta a verificare, fra gli altri presupposti,che il ricorso sia diretto a tutelare interessi risarcitori della classe e non dei singoli appartenenti. Le Sezioni Unite nella sentenza n. 2610 del 1° febbraio 2017 hanno stabilito che, ove l’azione di classe di cui all’art. 140-bis del D.Lgs. n. 206 del 6 settembre 2005 (il “Codice del Consumo”) sia finalizzata ad ottenere la tutela risarcitoria di un pregiudizio subito dai singoli appartenenti alla classe e non anche di un interesse collettivo, l’ordinanza di inammissibilità adottata dalla Corte di Appello, in sede di reclamo, non è impugnabile con il ricorso ex art. 111, comma 7, Cost., essendo il medesimo diritto tutelabile attraverso l’azione individuale volta ad ottenere il risarcimento del danno, e che tale dichiarazione di inammissibilità preclude la riproposizione dell’azione da parte dei medesimi soggetti, ma non anche da parte di chi non abbia aderito all’azione oggetto di tale declaratoria.

Il commento di tale sentenza insieme ai commenti di altre sentenze recenti in ambito civile,penale e amministrativo scritti da Andrea Alberto Moramarco sono pubblicati nella rivista "Guida al Diritto", n. 10, Febbraio 2017, p. 31 (Area riservata)

Un cambio di marcia verso un impegno politico dell'avvocatura che è da sempre una “sentinella autonoma e libera della società italiana”. È quanto auspicato dal Presidente del Cnf nella relazione presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario forense, alla presenza del ministro della Giustizia, Andrea Orlando. La relazione non fa riferimento né rinvia a documenti ufficiali che sarebbero stati indispensabili per avere una visione effettiva dello stato dell’avvocatura. Il punto centrale è stato soprattutto la richiesta di aprire agli avvocati le sedute dei consigli giudiziari dedicate alla valutazione dei magistrati. E’ stata introdotta inoltre la necessità di garantire per legge la facoltà di richiedere il rinvio delle udienze per legittimo impedimento. Tra i molti temi spicca soprattutto la necessità di introdurre regole per l’equo compenso, per riequilibrare la posizione contrattuale dell’avvocato (quasi 250 000 iscritti all’albo, il 47% dei quali donna), la metà dei quali è prossima alla soglia di povertà.

Il saggio che approfondisce tale tema, scritto da Marcello Clarich, dal titolo "Legali: rischio povertà senza tariffe minime o equo compenso" è pubblicato nella rivista "Guida al Diritto", n. 10, Febbraio 2017, p. 10 (Area riservata)

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