Da tempo continua il dibattito sull’interpretazione giurisprudenziale del sistema di asilo italiano, alla luce dell’art. 10 comma 3 della Costituzione, per definire il sistema della protezione di fonte nazionale e sovranazionale. La giurisprudenza della suprema Corte ha affermato da tempo la portata sostanziale ed immediatamente precettiva della norma costituzionale e, nel dichiarare l’inammissibilità dei ricorsi ex art. 10 comma 3 della Costituzione, ha altresì ritenuto che la tutela ivi accordata fosse garantita da tutte le diverse forme di protezione dello straniero previste dal nostro ordinamento. La norma di cui all’art. 5 comma 6 del TU 286/98, laddove, per la concessione di un permesso di soggiorno per motivi umanitari fa riferimento agli obblighi costituzionali ed internazionali dello Stato, consente di ritenere che la “protezione umanitaria” possa coprire le situazioni, non identificabili con quelle rientranti nelle ipotesi di rifugio o protezione sussidiaria, ove sia necessario offrire tutela ai diritti fondamentali della persona, garantiti dalla Costituzione, dalle carte sovranazionali e dai trattati internazionali.

Le sentenze in esame si inseriscono nel solco di tale interpretazione:

Tribunale di Firenze_sentenza n.14046.2016

Tribunale di Genova_sentenza n.12716.2017

Tribunale di Roma_sentenza n.62213.2017

Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza  29 novembre 2017 , n. 5596

Le condizioni che legittimano la proposizione dell'intervento adesivo sono l'alterità dell'interesse vantato rispetto a quello che legittimerebbe alla proposizione del ricorso in via principale, visto che l'intervento è volto a tutelare un interesse diverso ma collegato a quello fatto valere dal ricorrente principale, con la conseguenza che la posizione dell'interessato è meramente accessoria e subordinata rispetto a quella della parte principale; e la configurabilità di un vantaggio, anche in via mediata e indiretta, dall'accoglimento del ricorso principale. Per apprezzare tali elementi è necessario guardare alla effettiva causa petendi come desumibile dal complesso delle affermazioni del soggetto che agisce in giudizio, e non già in concreto all'esito del giudizio, pertanto è inammissibile l'intervento ad adiuvandum promosso da chi è ex se legittimato a proporre direttamente il ricorso giurisdizionale in via principale, considerato che in tale ipotesi l'interveniente non fa valere un mero interesse di fatto, bensì un interesse personale all'impugnazione di provvedimenti immediatamente lesivi, che deve essere azionato mediante proposizione di ricorso principale nei prescritti termini decadenziali.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 4 ottobre 2017, n.23189

Le somme eventualmente versate dall'Inail a titolo di indennizzo ex art. 13 del D.Lgs. n. 38/2000 non possono considerarsi integralmente satisfattive del diritto al risarcimento del danno biologico in capo al soggetto infortunato o ammalato, sicché, a fronte di una domanda del lavoratore che chieda al datore di lavoro il risarcimento dei danni connessi all'espletamento dell'attività lavorativa, il giudice adito, una volta accertato l'inadempimento, dovrà verificare se, in relazione all'evento lesivo, ricorrano le condizioni soggettive ed oggettive per tutela obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali stabilite dal d.P.R. n. 1124/1965, ed in tal caso, potrà procedere, anche d'ufficio, alla verifica dell'applicabilità dell'art. 10 del decreto citato, ossia all'individuazione dei danni richiesti che non siano stati riconducibili alla copertura assicurativa (cd. danni complementari), da risarcire secondo le comuni regole della responsabilità civile.

© 2017 studio legale Giuliano. All Rights Reserved.