T.A.R. Lombardia, Sez. II, Brescia, sentenza 16 marzo 2018, n. 319

L'ordine di demolizione presenta carattere rigidamente vincolato e non richiede né una specifica motivazione in ordine alla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale alla demolizione, né una comparazione fra l'interesse pubblico e l'interesse privato al mantenimento in loco dell'immobile; ciò, in quanto non può ammettersi l'esistenza di alcun affidamento tutelabile alla conservazione di una situazione di fatto abusiva, che il tempo non può in alcun modo legittimare. Il principio non ammette deroghe neppure nelle ipotesi in cui l'ingiunzione di demolizione intervenga a distanza di tempo dalla realizzazione dell'abuso, il titolare attuale non sia responsabile dell'abuso o nell'ipotesi in cui il trasferimento non denoti intenti elusivi dell'onere di ripristino. La mera inerzia da parte dell'amministrazione nell'esercizio di un potere/dovere finalizzato alla tutela di rilevanti finalità di interesse pubblico non è idonea nè a far divenire legittimo ciò che (l'edificazione sine titulo) è sin dall'origine illegittimo; né a radicare un affidamento di carattere "legittimo" in capo al proprietario dell'abuso, che non è mai stato destinatario di un atto amministrativo favorevole idoneo a ingenerare un'aspettativa giuridicamente qualificata.

Corte di Cassazione, sez. III civile, ordinanza 29 marzo 2018, n. 7769

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha stabilito che, essendo illegale il passaggio delle bici nella “zona a traffico limitato” per delibera del Comune, ed essendo ben visibile la segnaletica relativa al “divieto di accesso”, il ciclista che ignora tale “blocco” non può pretendere un risarcimento per la caduta subita in quell’area. Il ciclista aveva addebitato la caduta da lui subita alle “cattive condizioni del manto stradale”, chiamando in causa del Comune; per i Giudici la richiesta di risarcimento va respinta, poiché nessuna responsabilità è addebitabile all’ente locale. Decisivo è il richiamo alla delibera comunale con cui la zona in cui si è verificato il capitombolo era interdetta al transito di veicoli, biciclette incluse. Ciò significa che il ciclista non poteva invocare la responsabilità dell’amministrazione comunale per omessa custodia di un’area alla quale non avrebbe dovuto neppure accedere. Ai Comuni non è precluso adottare regole più restrittive di quelle fissate dal Codice della strada; è dunque assolutamente legittimala scelta di vietare il passaggio delle biciclette nel tratto di strada, luogo della caduta.

Corte di Cassazione_ ordinanza n. 7769.2018

 

Ministero dell'economia e delle finanze

La Ragioneria generale dello Stato con la circolare del 20 febbraio 2018, n. 5 ha fornito chiarimenti in materia di pareggio di bilancio cui sono assoggettati gli enti territoriali per il triennio 2018-2010 ai sensi dell’articolo 1, commi da 465 a 508, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Legge di bilancio 2017), come modificata dalla legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Legge di bilancio 2018). Tali norme sono finalizzate, in via prioritaria, a rilanciare gli investimenti degli enti territoriali sul territorio nazionale al fine di favorire la crescita economica nel rispetto delle regole europee.

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