Tar Emilia Romagna, Bologna, sez. II, sentenza 8 settembre 2017, n. 625

E’ legittimo, in quanto adeguatamente motivato, il provvedimento con il quale un Comune ha ordinato la demolizione e/o la rimozione di due fioriere e di due panchine in metallo installate, senza il preventivo rilascio di un formale atto di assenso da parte dell’Ente locale, nell’area esterna di un esercizio artigianale (nel caso di specie, si trattava di un esercizio di parrucchieri), ove si tratti di zona sottoposta a vincolo paesaggistico; in tal caso, infatti, il posizionamento, in via fissa e permanente, dei suddetti manufatti, in area soggetta a vincolo paesaggistico, deve essere necessariamente preceduto dalla richiesta di autorizzazione paesaggistica e dal relativo rilascio, comportando una alterazione della situazione preesistente.

Tar Emilia Romagna, Bologna_sentenza n. 625.2017

Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 4 settembre 2017 n. 20723

Negli appalti pubblici regolati dal capitolato generale approvato con il d.P.R. n. 1063 del 1962, la consegna dei lavori costituisce obbligo dell’Amministrazione appaltante, il cui inadempimento, però, è disciplinato in modo diverso rispetto alle norme del codice civile, nel senso che non conferisce all’appaltatore il diritto di risolvere il rapporto (né con domanda ai sensi dell’art. 1453 c.c., né a seguito di diffida ad adempiere ai sensi dell’art. 1454 c.c.), né di avanzare pretese risarcitone, ma gli attribuisce, invece, in base alla norma speciale dell’art. 10 del capitolato generale, la sola facoltà di presentare istanza di recesso dal contratto, al mancato accoglimento della quale consegue il sorgere di un diritto al compenso per i maggiori oneri dipendenti dal ritardo; sicché il riconoscimento all’appaltatore di un diritto al risarcimento può venire in considerazione solo se egli abbia preventivamente esercitato tale facoltà di recesso, dovendosi altrimenti presumere che abbia considerato ancora eseguibile il contratto, senza ulteriori oneri a carico della stazione appaltante.

Corte di Cassazione_sentenza n. 20723.2017

Tar Puglia, Bari, sez. I, sentenza 8 settembre 2017, n. 954

Il Tar Puglia, con la sentenza in esame, ha affrontato una questione di grande interesse relativa alla possibilità o meno della commissione di gara di “interpretare” l'offerta al fine di renderla ammissibile. La ricorrente aveva impugnato gli atti di gara in quanto l‘aggiudicataria “avrebbe dovuto essere esclusa dalla procedura, essendo l'offerta economica da questa proposta indeterminata, illeggibile e affetta da gravi anomalie”. La commissione di gara, pur ammettendo che l'offerta compilata in lettere denotasse “ictu oculi poca intelligibilità” e che, dunque, potesse prestarsi ad una lettura poco univoca, riteneva che le anomalie eccepite potessero ricondursi ad un mero errore materiale commesso nella compilazione dell'offerta. Il giudice distingue il caso dell'errore materiale, che implica semplicemente una divergenza fortuita tra cifre e lettere in cui viene espressa l'offerta, dall'ipotesi di una offerta effettivamente illeggibile e, pertanto, sostanzialmente indeterminata. Solo nel primo caso è data possibilità di un limitato intervento dell'organo valutatore. Il giudice ha quindi stabilito che non può considerarsi errore materiale dell’offerta economica l’indicazione del ribasso percentuale in lettere che, in discordanza con quello segnato in cifre, non consente di ravvisare l’effettiva volontà del soggetto offerente.

Tar Puglia, Bari_sentenza n. 954.2017

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