Corte di Cassazione, sez. lavoro, ordinanza 29 marzo 2018, n. 7844

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha avuto modo di precisare che lo straining non è altro che una forma attenuata di mobbing nella quale manca il carattere della continuità delle azioni vessatorie; ciò non toglie, però, che anche lo straining possa giustificare il risarcimento del danno, ove l’azione vessatoria vada a minare l’integrità psico-fisica del lavoratore. In questo caso la Suprema corte ha riconosciuto il danno da “stress forzato” di un dipendente, costretto “a lavorare in un ambiente di lavoro ostile, per incuria e disinteresse nei confronti del suo benessere lavorativo”. E’ stata quindi esaminata in dettaglio la situazione lavorativa conflittuale del ricorrente, il quale pur avendo diritto all’inquadramento nella categoria dirigenziale era stato allontanato dalla direzione generale e deriso con l’invio di lettere di scherno diffuse nella banca dove lo stesso prestava la sua attività.

Corte di Cassazione, sez. VI civile – 3, ordinanza 29 marzo 2018, n. 7887

Brutta caduta per una signora durante un giro alla sagra paesana in un piccolo paese calabrese, per una buca presente sulla strada; tuttavia il Comune non è dovuto a fornire alcun risarcimento poiché il fosso era poco profondo e, secondo i giudici, facilmente evitabile camminando con attenzione. Inizialmente il Comune, era stato ritenuto in Tribunale responsabile per la disavventura e condannato a versare alla donna oltre 6mila e 600 euro come “risarcimento”; tale decisione viene però smentita in Corte d’appello, dove viene che escluso che la buca fosse realmente un’insidia. La valutazione è stata condivisa anche dalla Cassazione, che ha escluso definitivamente l’ipotesi di risarcimento per i danni provocati dalla caduta, in quanto non è stato dimostrato con certezza il collegamento “tra il fosso e il capitombolo” e in quanto si trattava di una buca poco profonda, di modeste dimensioni, tale quindi da poter essere evitata prestando una semplice attenzione nel camminare.

Corte di Cassazione_ordinanza n. 7887.2018

Ministero della Giustizia, Decreto 9 febbraio 2018, n. 17

Regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per l'accesso alla professione di avvocato, ai sensi dell'articolo 43, comma 2, della legge 31 dicembre 2012, n. 247.

E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, il regolamento sui corsi di formazione per l'accesso alla professione di avvocato previsto dalla legge professionale (247/2012); si applicherà ai tirocinanti iscritti nel registro dei praticanti con decorrenza posteriore al 180° giorno successivo al 31 marzo 2018, data della sua entrata in vigore. La legge innanzitutto spiega che il tirocinio, oltre che nella pratica svolta presso uno studio professionale, consiste anche nella frequenza obbligatoria e con profitto, per un periodo non inferiore a diciotto mesi, di corsi di formazione di indirizzo professionale tenuti da ordini e associazioni forensi, nonché dagli altri soggetti previsti dalla legge.

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