Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 29 maggio 2020, n.10300

Con la sentenza in esame la Corte di Cassazione si è pronunciata sulla possibilità di tutela autorale di un testo giuridico ad uso tecnico professionale, ai sensi degli articoli 2575 c.c. e 1 e 2 della L.d.A. e sulla possibilità di conseguire il risarcimento del danno in caso di plagio del regolamento stesso.La Corte ha risposto positivamente ai quesiti proposti: è possibile tutelare un’opera avente una funzione tecnica, ma alla condizione che sia frutto di elaborazione originale da parte del suo autore. Un testo tecnico peraltro, per poter ottenere protezione ai sensi dell’articolo 1 e 2 della Legge sul diritto d’Autore e 2575 del codice civile, non deve consistere solo in una catalogazione sterile e standard degli argomenti ma deve in questo estrinsecarsi la personalità dell’autore nella “forma della sua espressione, ovvero dalla sua soggettività” riflettendo la propria personalità.

Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 29 maggio 2020, n.10300

Corte di giustizia UE, sez. V, 20 luglio 2020, causa C-264/19

Nella sentenza in esame viene sollevato davanti la Corte di giustizia UE il problema delI’interpretazione dell’articolo 8, paragrafo 2, lettera a) della Direttiva 2004/48, e della nozione di “indirizzo” ivi contenuta. La Corte di Giustizia statuisce che il significato di “indirizzo” deve essere determinato tenendo conto del suo senso abituale nel linguaggio corrente, del contesto in cui essa è utilizzata, e ha statuito nel senso che l’uso di questo termine nell’articolo in questione non si riferisce, per quanto riguarda un utente che abbia caricato file lesivi di un diritto di proprietà intellettuale, “al suo indirizzo di posta elettronica, al suo numero di telefono nonché all’indirizzo IP utilizzato per caricare tali file o all’indirizzo IP utilizzato in occasione del suo ultimo accesso all’account utente”.

Corte di giustizia UE, sez. III, 9 LUGLIO 2020, causa C-264.19

Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 5 Marzo 2020, n. 6196

Nell'ipotesi di dichiarazione di fallimento intervenuta nelle more del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo proposto dal debitore ingiunto poi fallito, la domanda è contrassegnata da improcedibilità rilevabile d'ufficio, senza che vada integrato il contraddittorio nei confronti della curatela fallimetare, in quanto il creditore opposto è tenuto a far accertare il proprio credito nell'ambito della verifica del passivo ai sensi degli artt. 92 e s. l.fall., in concorso con gli altri creditori. In applicazione del principio, la Corte ha rigettato il ricorso avverso la pronuncia con la quale erano stati condannati al pagamento di somme i soli fideiussori dell'impresa debitrice poi fallita, escludendo che dovesse integrarsi il contraddittorio nei confronti della procedura concorsuale.

Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 5 Marzo 2020, n. 6196

 

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