Tar Lazio, Roma, sez. III - ter, sentenza  27 luglio 2017, n. 8997

Il consolidato principio secondo cui le norme regolamentari vanno impugnate unitamente all'atto applicativo trova eccezione per i provvedimenti che presentano un carattere specifico e concreto, risultando idonei, come tali, ad incidere direttamente nella sfera giuridica degli interessati, a decorrere dalla pubblicazione nelle forme previste dalla legge . Tali sono le disposizioni del D.M. 23 giugno 2016, in quanto dirette a conformare l'attività del GSE nella predisposizione delle graduatorie per l'accesso agli incentivi del settore idroelettrico, imponendo quindi agli operatori coinvolti una serie di obblighi, documentali e comportamentali, che incidono con immediatezza nella loro sfera giuridica e nelle loro scelte d'impresa, con conseguente immediata lesività per i ricorrenti,sia nella loro dimensione individuale, che collettiva.

Corte dei Conti, Regione Sicilia, sez. Giurisdizionale d'Appello, sentenza  5 settembre 2017, n.103

Con la sentenza in esame, la sezione giurisdizionale d'appello della Corte dei Conti siciliana è stata chiamata ad esprimersi sul tema della responsabilità amministrativa in materia indebita percezione di contributi pubblici per la realizzazione di un programma imprenditoriale. Essa si prescrive dopo cinque anni dalla data in cui l'amministrazione erogante aveva emesso il decreto di concessione definitiva del finanziamento pubblico, salvo che non sia stato condotto un occultamento doloso del danno erariale. In tal caso, poiché la condotta fraudolenta emerge soltanto in un momento successivo, il "dies a quo" della prescrizione dell'azione di responsabilità amministrativa per danno erariale deve essere individuato, ai sensi dell'art. 1, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, nel momento in cui la complessiva trama fraudolenta è stata scoperta in tutti i suoi risvolti, momento che viene a coincidere con la conclusione delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza.

Corte dei Conti, Regione Sicilia_sentenza n. 103.2017

CGA, sez. giurisdizionale, sentenza 6 settembre 2017 n. 380

Anche se è innegabile che la P.A. deve comportarsi secondo buona fede e correttezza, è altrettanto vero che essa non ha alcun obbligo, e tanto meno è sottoposta all’esercizio di alcuna attività vincolata, di provvedere su di una istanza dell’interessato al riesame di un provvedimento edilizio, divenuto oramai inoppugnabile a seguito della formazione del giudicato reiettivo sull’impugnazione del diniego di concessione edilizia; più in generale, non sussiste alcun obbligo per l’Amministrazione di provvedere su un’istanza di riesame, annullamento o revoca d’ufficio di un provvedimento divenuto inoppugnabile per mancata tempestiva impugnazione.

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