Il decreto legge 17 febbraio 2017, n.13, recante “Disposizioni urgenti per l'accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché per il contrasto dell'immigrazione illegale”, contiene un articolato pacchetto di misure destinate ad incidere in modo rilevante nella delicata materia del controllo e della repressione del fenomeno migratorio. Il provvedimento ha previsto l’istituzione di 26 sezioni di tribunale specializzate in materia di immigrazione e protezione internazionale. Chi finora si è occupato di diritto di asilo ha dovuto imparare sul campo, con una sperimentazione sul corpo delle parti, le complessità fattuali e giuridiche della materia. Resta il dubbio tuttavia che la scelta di istituire sezioni dedicate in via esclusiva alla protezione possa dar luogo alla creazione di un giudice totalmente separato dal restante mondo giudiziario e dalle cognizioni e attitudini necessarie per operare nei suoi vari settori.

Il linguaggio della giurisprudenza è stato tema di un convegno tenuto il 20 e 21 Giugno 2016, organizzato dalla Scuola Superiore della Magistratura e dall'Accademia della Crusca. L'aspetto più dibattuto è stato soprattuto il linguaggio delle motivazioni delle sentenza, le cui caratteristiche principali dovrebbero essere la chiarezza, la semplicità e la persuasività. Le decisioni infatti sono "giuste" se, oltre che corrette giuridicamente e rispettose dei tempi del processo, risultano comprensibili e chiare. Nelle sentenze, invece, si rinvengono talvolta inestetismi linguistici e opacità espressive che possono pregiudicare la comprensibilità delle statuizzioni. Non essendovi una motivazione valida per ogni controversia, spetta al giudice individuare la tipologia che si adatta al caso concreto. L'uso appropriato del linguaggio, infatti, è necessario per dare consistenza agli effetti giuridici dei fatti materiali oggetto delle sentenze.

I saggi su tale tema scritti da Gianluca Grasso dal titolo "Le parole dei giudici: chiarezza, sinteticità e giustizia", da Giuseppe Barbagallo dal titolo "Per la chiarezza delle sentenze e delle loro motivazioni",da Vincenzo Ferrari dal titolo "Fatti e parole nella giurisprudenza", da Enrico Scoditti dal titolo "Chiarezza e semplicità delle sentenze:simplex sigillum veri" e da Sebastiano L. Gentile dal titolo "La relativa opacità del linguaggio giudiziario fra inestetismi ed espressioni incerte: cause, tendenze, rimedi" sono contenuti nella rivista "Il Foro Italiano", n. 11, Novembre 2016, p. 357 (Area riservata)

 

Corte Costituzionale, sentenza 1° giugno 2016, n.126

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 311, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), nella parte in cui attribuisce al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, e per esso allo Stato, la legittimazione all'esercizio dell'azione per il risarcimento del danno ambientale, escludendo la legittimazione concorrente o sostitutiva della regione e degli enti locali sul cui territorio si è verificato il danno, in riferimento agli artt. 2, 3, 9, 24 e 32 della Costituzione. La scelta di attribuire all’amministrazione statale le funzioni amministrative trova una giustificazione nell’esigenza di assicurare che l’esercizio dei compiti di prevenzione e riparazione del danno ambientale risponda a criteri di uniformità e unitarietà, atteso che il livello di tutela ambientale non può variare da zona a zona e considerato anche il carattere diffusivo e transfrontaliero dei problemi ecologici, in ragione del quale gli effetti del danno ambientale sono difficilmente circoscrivibili entro un preciso e limitato ambito territoriale.

Il Foro Italiano, n. 11, Novembre 2016, p. 3409 (Area riservata)

 

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