T.A.R. Campania, Salerno, sez. II, sentenza 31 agosto 2016, n. 2037

L'onere di immediata impugnazione di una disposizione di un regolamento edilizio comunale vale nei soli casi in cui, nonostante la natura formalmente regolamentare, si palesi di fatto una concreta portata provvedimentale, come tale suscettiva di immediata incidenza lesiva nella sfera dei destinatari individuati, il che non può ritenersi nelle ipotesi di previsione genericamente conformativa del generale esercizio della facoltà dominicali inerenti lo ius edificandi. E' illogico e violativo del canone di proporzionalità imporre al privato l'utilizzo esclusivo di un certo tipo di materiale (nel caso di specie legno) per una determinata tipologia di opere, laddove, pur assicurando il medesimo risultato estetico ed un'adeguata tutela dei valori paesaggistici, è possibile utilizzare anche altri materiali (come l'alluminio "tipo legno") maggiormente adatti alle caratteristiche climatiche e/o ambientali dei luoghi.

Rivista Giuridica dell'edilizia, n. 5, Settembre 2016, p. 763 (Area riservata)

Il peculiare concetto del "netto storico", privo di alcun riferimento normativo, è una fattispecie rilevante che gode di una precisa connotazione, con conseguenze importanti per la disciplina della pianificazione urbanistica. Esso implica infatti il superamento del concetto di "centro storico" estendendo la tutela del territorio comunale, giungendo al superamento del concetto di zonizzazione. La disciplina del netto storico ha trovato soltanto un riferimento nella pianificazione urbanistica, a partire dalla città di Palermo, nel cui piano regolatore ha avuto un riferimento particolare; esso ha trovato in seguito applicazione in molti comuni italiani. Sembra necessario a questo punto che il legislatore inserisca tale nuova figura nella normativa relativa ad una riforma legislativa urbanistica.

Il tema è trattato nel saggio scritto da Gaetano Armao dal titolo "Il 'netto storico' nella pianificazione urbanistica", pubblicato nella "Rivista Giuridica dell'edilizia", n. 5, Settembre 2016, p. 555 (Area riservata)

Il comune, come altri enti locali, ha varie possibilità d'azione per la gestione delle aree compromesse e degradate e per il riuso del patrimonio edilizio esistente; essi sono obiettivi utili da attenzionare alla luce dell'incremento di edifici non utilizzati e in stato di abbandono e in vista delle esigenze di contenimento dello sfruttamento di nuovo suolo. Non vanno sottovalutati gli spazi di azione attraverso i quali i comuni possono intraprendere l'adozione di specifiche misure per disciplinare la tutela di tali contesti, favorendo la riqualificazione del paesaggio identitario, attraverso l'uso temporaneo o il mutamento della destinazione d'uso degli edifici.

Il tema è trattato nel saggio scritto da Micol Roversi Monaco dal titolo "Il comune, amministratore del patrimonio edilizio inutilizzato", pubblicato nella "Rivista Giuridica dell'edilizia", n. 5, Settembre 2016, p. 541 (Area riservata)

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