T.A.R. Puglia, Lecce, sez. I, sentenza  30 marzo 2018, n. 546

Il T.A.R. Puglia si è pronunciato su un caso di istanza per il rilascio di autorizzazione unica per impianto di produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica e sulla conseguente azione risarcitoria, nei confronti della Regione Puglia, per inosservanza colpevole del termine di conclusione del procedimento. Il ricorso è stato dichiarato irricevibile per intervenuta scadenza del termine di 120 giorni dell'azione risarcitoria, previsto dall'art. 30 c.p.a.  L'art. 30, comma 4, del c.p.a. dispone infatti che il termine di decadenza di 120 giorni per l'azione di risarcimento del danno da ritardo non decorre fintanto che perdura l'inadempimento: il dies a quo corrisponde quindi al giorno della cessazione dell'illecito. Al riguardo, l'impresa ricorrente aveva optato erroneamente per la tesi della prescrizione quinquennale ex art. 2947 c.c., in base alla regola applicabile anteriormente all'entrata in vigore del d.lgs. 104/2010.

Consiglio di Stato, sez. V, sentenza  21 marzo 2018 , n. 1811

I soggetti che hanno un interesse di mero fatto agli esiti del giudizio, purché questo non abbia solo carattere morale o sociale, sono legittimati ad intervenire in primo grado, a condizione che siano titolari di una situazione giuridica soggettiva, non potendosi ammettere la partecipazione al giudizio di un soggetto che appartenga alla collettività indifferenziata dei consociati e che non vanti rispetto alla situazione dedotta in giudizio alcuna relazione giuridicamente qualificata. La peculiarità della posizione di tali soggetti risiede nel fatto che essi non subiscono effetti, né diretti né riflessi, dalla sentenza pronunciata, ma hanno interesse a partecipare al giudizio poiché si prospettano che l'azione amministrativa successiva al giudizio svoltosi tra le altre parti, possa incidere in maniera diretta nella propria sfera giuridica. Tali soggetti non sono però legittimati a proporre appello, ex art. 102, comma 2, c.p.a., in quanto tale legittimazione spetta ai soli interventori che siano titolari di una posizione giuridica autonoma, cioè controinteressati e cointeressati in senso tecnico; pertanto, l'operatore economico che non abbia ancora presentato offerta per la partecipazione ad una procedura di aggiudicazione, può intervenire nel giudizio di impugnazione del bando se ha interesse alla sua conservazione nella formulazione predisposta dalla stazione appaltante, ma si tratta di un interesse la cui consistenza, se consente l'intervento ad opponendum, non legittima alla proposizione dell'appello. 

Consiglio di Stato_ sentenza n. 1811.2018

Corte di Cassazione, sez. VI civile, ordinanza 4 aprile 2018, n. 8189

L'Agenzia delle Entrate ha fatto ricorso contro la sentenza della Ctr, secondo la quale l'esercizio della professione di odontoiatra svolta dal contribuente, di natura intellettuale, fosse in sé incompatibile con l'elemento dell'autonoma organizzazione, che di fatto costituisce il presupposto impositivo dell'Irap. La Cassazione, tuttavia, in riferimento a quanto disposto dall'articolo 2 del Dlgs 446/1997, ha rilevato come il presupposto dell'autonoma organizzazione ricorre quando il contribuente sia inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità nonché quando impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile secondo l'id quod plerumque accidit, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell'impiego di un collaboratore che svolga mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive; ha ritenuto inoltre che la presenza seppure di 312 giorni l'anno di un collaboratore come segretaria, che abbia corrisposto compensi a terzi per circa 14mila euro e che abbia detenuto beni strumentali in linea con l'attività propria del settore odontoiatrico non debba scontare l'Irap. La sentenza evidenzia l’errore commesso nella fase di merito in cui l'Ufficio ha preteso l'Irap prendendo in considerazione un solo studio senza invece considerare tutti i centri di cui era titolare il contribuente; in questa ipotesi il contribuente avrebbe certamente dovuto versare il tributo.

Corte di Cassazione_ordinanza n.8189.2018

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