La materia “governo del territorio”  è stata oggetto di una copiosa e approfondita giurisprudenza costituzionale. Essa è caratterizzata da finalità di protezione ambientale ma, più in generale, intercetta molteplici altri interessi inevitabilmente presenti sul territorio; gli atti relativi sono piani territoriali, piani di coordinamento, piani paesistici, strumenti urbanistici, generali e di attuazione, nonché le loro varianti. Il governo del territorio è un campo giuridico che risponde a bisogni sia individuali sia legati a comunità sociali; esso sviluppa i principi costituzionali e condiziona i diritti economici e sociali fondamentali dei cittadini. Una reale "governance" dovrebbe essere caratterizzata da un nucleo centrale istituzionale per la comunità territoriale, con regole, strutture, competenze, poteri, funzioni e responsablità atti ad organizzare la dinamica degli interessi territoriali,  regolandone la complessità, avendo identificato le priorità dei valori costituzionali per la soddisfazione degli interessi pubblici.

Il tema è trattato nel saggio scritto da Gerardo Soricelli, dal titolo "Il 'governo del territorio': nuovi spunti per una ricostruzione sistematica?", pubblicato nella "Rivista Giuridica dell'edilizia", n.6, Novembre 2016, p.663 (Area riservata)

Le novità maggiori della nuova disciplina della conferenza dei servizi, entrata in vigore con il D.Lgs.127/2016,in attuazione dell’articolo 2 della legge 7 agosto 2015, n. 124, sono tre: la previsione della conferenza semplificata, da svolgersi in modalità asincrona; la previsione della conferenza simultanea, per i casi più complesssi, e di rappresentanti unici per tutte le amministrazioni di un medesimo livello di governo; il meccanismo di opposizione successiva in caso di dissensi qualificati, espressi dai titolari di interessi sensibili o dalle regione e le province autonome. Il testo di legge compie una rivisitazione integrale delle disposizioni relative al procedimento amministrativo e alla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche e riforma tale istituto, a più di vent’anni di distanza dall’adozione della legge n. 241/1990. Lo sforzo è apprezzabile ma rischia di essere inutile se non viene sostenuto da un parallelo e consapevole processo di riconversione dei modelli culturali che dominano ai nostri giorni la pubblica amministrazione italiana.

Il tema è trattato nel saggio scritto da Francesco Scalia, dal titolo "Prospettive e profili problematici della nuova conferenza dei servizi", pubblicato nella "Rivista Giuridica dell'edilizia", n. 6, Novembre 2016, p. 625. (Area riservata)

Il decreto legislativo 25 novembre 2016, n. 222 ha regolamentato cinque procedure edilizie principali: attività di edilizia libera, Comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila), Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), permesso di costruire e Scia alternativa al permesso di costruire. Sono scomparse quindi la Dia e la Cil. Il testo fa rientrare nell’edilizia libera alcuni interventi per i quali è stata finora necessaria la Cil come l’installazione di pannelli solari e fotovoltaici a servizio degli edifici fuori dai centri storici, la pavimentazione e finitura degli spazi esterni, la realizzazione di aree ludiche senza scopo di lucro e l’installazione di elementi di arredo nelle aree pertinenziali degli edifici.

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