Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 19 ottobre 2020, n. 6300 

La fattispecie in questione riguarda un’area agricola soggetta a vincolo paesaggistico. Nel 2007 , con regolari autorizzazioni, viene iniziata un’attività di ristrutturazione e cambi di destinazioni d’uso. Per sanare alcune difformità rilevate durante gli interventi il proprietario ha presentato istanza di compatibilità paesaggistica e di accertamento di conformità, respinta dal comune per il parere negativo espresso della soprintendenza, a causa della rilevata presenza di incrementi volumetrici nell’ambito dell’edificio principale. Il Consiglio di Stato così si pronuncia “Ai sensi dell’art. 167, comma 4, lett. a), del D.Lgs. n. 42/2004 l'accertamento postumo della compatibilità paesaggistica, è consentito esclusivamente in relazione a quei lavori che non abbiano determinato creazione di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati. In presenza di incrementi di superficie o cubatura, anche di modesta entità, la norma impedisce tassativamente il rilascio della sanatoria paesaggistica, per cui la reiezione della relativa istanza assume carattere vincolato.”

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 19 ottobre 2020, n. 6300

 

 

Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza n. 27993/2020

La Corte di Cassazione penale con la sentenza n. 27993/2020 stabilisce che costituisce reato penale la manutenzione di un’opera abusiva. La fattispecie in questione riguarda l’adeguamento di una pista di motocross realizzata nel 1992 in assenza di un valido titolo autorizzativo, realizzata al tempo alla condizione che l’opera avrebbe dovuto avere carattere temporaneo. La pista non venne mai smontata ed inoltre operando lavori di adeguamento, venne reso definitivo il mutamento della destinazione urbanistica da suolo agricolo ad impianto sportivo scoperto. La cassazione afferma pertanto che gli interventi su un’opera realizzata già ab origine abusiva, costituiscono una reiterazione del comportamento criminoso, integrando un nuovo reato anche se si tratta di atti di manutenzione ordinaria dal momento che gli stessi, presupporrebbero interventi su un’opera costruita legittimamente.

Corte di Cassazione, Sez. III penale, sentenza n. 279932020

 

Corte di Cassazione,Sez III civile, sentenza 30 ottobre 2020, ordinanza n.24181

La Corte di Cassazione con ordinanza n. 24181 del 30 ottobre 2020 ha confermato la prevalente giurisprudenza, affermando che il correntista ha sempre diritto di ottenere il rendiconto dalla banca secondo quanto previsto dall’art. 119 T.U.B. “anche in sede giudiziale fornendo l’esistenza della prova del rapporto contrattuale”, pertanto non si potrebbe ritenere che l’art. 119 vada interpretato nel senso che tale diritto possa essere esercitato in una fase anteriore del giudizio contro la banca in quanto il correntista verrebbe posto in una posizione svantaggiata. Inoltre la spettanza di tale diritto, ad ottenere l’integrale documentazione del rapporto, secondo la Corte va riconosciuta anche al fideiussorio “il quale a sua volta può in senso lato definirsi un "cliente" della banca non diversamente dal correntista debitore principale”.

Corte di Cassazione,Sez III civile, sentenza 30 ottobre 2020, ordinanza n.24181

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