Revoca della procedura ed indennizzo ex art. 21 quinquies l. n. 241/1990: la sentenza del TAR Campania

TAR Campania, sez. II, sentenza 20 agosto 2018, n. 5243

La seconda sezione del T.A.R Campania, nella sentenza in esame, ha esaminato il diritto alla liquidazione dell’indennizzo ex. art. 21 quinques della L. 241/90, in merito alla mancata approvazione degli interventi di riqualificazione urbanistica ed edilizia ai sensi dell’art. 7 della L. R. 19/2009. Nel rigettare la richiesta attorea, il Collegio si è soffermato ad analizzare i presupposti applicativi dell’indennizzo derivante da revoca, previsto dalla legge 241/90; in primo luogo si profila il diritto all’indennizzo, qualora vi siano dei pregiudizi in danno dei soggetti interessati dal provvedimento revocato, in secondo luogo, potrebbe configurare anche responsabilità di tipo risarcitorio, qualora la revoca si palesi illegittima. Il pregiudizio indennizzabile in caso di utilizzo dello strumento revocatorio, qualora si riscontri la legittimità dello stesso, da parte della P.A. è quantificabile limitatamente al solo “danno emergente”, tenuto conto “sia dell’eventuale conoscenza o conoscibilità da parte dei contraenti della contrarietà dell’atto amministrativo oggetto di revoca all’interesse pubblico, sia dell’eventuale concorso dei contraenti o di altri soggetti all’erronea valutazione della compatibilità di tale atto con l’interesse pubblico”.

Nel caso di richiesta risarcitoria tale quantificazione si estende, previo accertamento di tipo probatorio, a tutto il pregiudizio interamente subito, ovvero relativo al danno emergente ed al lucro cessante, derivante dall’illegittima violazione della sfera giuridico patrimoniale del soggetto leso.La prima delle norme della legge generale sul procedimento amministrativo tutela infatti il contrapposto interesse destinato unicamente sul piano patrimoniale, attraverso l’indennizzo e dunque mediante un ristoro pecuniario conseguente ad un atto lecito ma pregiudizievole per i contrapposti interessi privati.

TAR Campania, sez. II, sentenza n. 5243.2018

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