Abusi edilizi: legittimo il diniego del permesso di costruire in sanatoria di opere abusive sulle parti comuni di un edificio per difetto del consenso di tutti i condomini

TAR Calabria, Catanzaro, sez. I , sentenza 21 agosto 2018, n. 1556

E’ legittimo il provvedimento con il quale un Comune ha espresso un diniego in ordine ad una istanza tendente ad ottenere il permesso di costruire in sanatoria di alcune opere abusive consistenti in una ringhiera metallica e nella pavimentazione su un cornicione e su un parapetto di un edificio condominiale, che sia motivato con riferimento alle seguenti circostante: a) le opere ricadono in parti comuni dell’edificio residenziale condominiale; b) difetta il consenso degli altri condomini; c) difetta la prova del titolo di disponibilità dell’area interessata dai lavori abusivi in capo al richiedente. Per la loro attinenza alla facciata, i cornicioni debbono di regola considerarsi parte comune dell’edificio. In base all’art. 11, comma 1 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, il permesso di costruire è rilasciato al proprietario dell’immobile o a chi abbia titolo per richiederlo. Il Comune, prima di rilasciare il titolo, ha sempre l’onere di verificare la legittimazione del richiedente, accertando che questi sia il proprietario dell’immobile oggetto dell’intervento costruttivo o che ne abbia un titolo di disponibilità sufficiente per eseguire l’attività edificatoria.

Alla richiesta di sanatoria e agli adempimenti relativi possono provvedere anche ogni altro soggetto interessato al conseguimento della sanatoria medesima; a condizione che sia acquisito in modo univoco il consenso comunque manifestato dal proprietario. E’ stato considerato inapplicabile dunque l’istituto del condono, laddove l’abuso sia realizzato dal singolo condomino su aree comuni, in assenza di ogni elemento di prova circa la volontà degli altri comproprietari, atteso che, diversamente opinando, l’amministrazione finirebbe per legittimare una sostanziale appropriazione di spazi condominiali da parte del singolo condomino, in presenza di una possibile volontà contraria degli altri, i quali potrebbero essere interessati all’eliminazione dell’abuso anche in via amministrativa e non solo con azioni privatistiche.

TAR Calabria, Catanzaro, sentenza n. 1556.2018

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