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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Consiglio di Stato, sez. II, sentenza 24 febbraio 2021 n. 1606 

Legittimamente un Comune, nell’opporre un diniego in merito ad una istanza tendente ad ottenere un permesso di costruire in sanatoria, e nell’ingiungere il ripristino dello stato dei luoghi, ha calcolato, ai fini della determinazione della volumetria e/o della cubatura degli abusi, anche una tettoia in legno, chiusa su tre lati; infatti, una tettoia di legno, realizzata sull’edificio e chiusa su tre lati, concreta, comunque, impatto edilizio (data anche la facilità di chiusura totale intervenendo sull’unico lato rimasto aperto) ed incide sulla sagoma dell’edificio, sicché l’aver considerato quella tettoia computabile nel volume non appare considerazione erronea (Cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 8 agosto 2019, n. 5637).

Consiglio di Stato, sez. II, sentenza 24 febbraio 2021 n. 1606

TAR SICILIA, Catania, Sez. I, sentenza 8 aprile 2021, n. 1082

La disciplina regolamentare nazionale (di recepimento di direttive comunitarie) per l’individuazione e perimetrazione delle zone a rilevanza comunitaria S.I.C. e Z.P.S. non contempla, al di fuori delle misure di conservazione previste per le porzioni ricadenti all’esterno del perimetro dell’area (art. 4, c. 3 d.P.R. n. 357/1997), una espressa partecipazione degli enti locali che la differente normativa nazionale (l . n. 394/91) prevede unicamente per l’istituzione delle “Aree naturali protette”. Inoltre, l’atto di perimetrazione di una zona sottoposta a vincolo comunitario è all’evidenza atto generale, in quanto tale sottratto tanto all’obbligo di comunicazione dell’avvio del procedimento quanto all’obbligo di motivazione (cfr. T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. I, 15 gennaio 2016, n. 113).

Corte di Cassazione,  sez.unite civili , sentenza 12 novembre 2020,n.25578

La Corte, con la sentenza in esame, intende stabilire un riparto di giurisdizione relativamente ad una questione in cui gli attori agiscono per la tutela del proprio diritto di proprietà e alla salute, chiedendo di ricondurre le immissioni provocate da un impianto di aerogeneratori costruito legittimamente per perseguire un fine di pubblico interesse, entro i limiti di tollerabilità e chiedendo di conseguenza il risarcimento del danno. L’azione proposta non è diretta all’annullamento del provvedimento autorizzativo dell’impianto bensì la pretesa si fonda sul rispetto dei limiti di tollerabilità previsti dall’art. 844 c.c. Pertanto, come già stabilito in altre sentenze dalla stessa Corte, la giurisdizione spetta al giudice ordinario “ove, nella prospettazione dell’attore, fonte del danno non siano nè il “se” nè il “come” dell’opera progettata, ma le sue concrete modalità esecutive”.

Corte di Cassazione, sez.unite civili , sentenza 12 novembre 2020,n.25578

 

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