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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Tribunale di Bergamo, sez. II, decreto 26 settembre 2018

La normativa vigente indica quale soggetto legittimato a presentare ricorso per la composizione della crisi da sovraindebitamento, il “debitore” e, in assenza di alcuna specificazione circa la sua individuazione, sembra che questo sia solo la persona fisica. La giurisprudenza di merito si è mostrata favorevole alla possibilità di presentare un ricorso congiunto da parte dei membri di una famiglia. Da ciò ne deriva che il presupposto soggettivo per l’ammissione alla procedura deve essere inteso in senso ampio, fino a comprendere congiuntamente i componenti della famiglia che versino in stato di sovraindebitamento,in particolare quando lo squilibrio finanziario derivi proprio dalla gestione della vita in comune dei suoi membri. Tale soluzione è conforme alla scelta operata dal legislatore in un’ottica de iure condendo, se solo si considera che l’art. 66 dello schema di decreto legislativo redatto in attuazione della legge 9 ottobre 2017, n. 155, prevede che i membri della stessa famiglia possono presentare un unico progetto di risoluzione della crisi qualora siano conviventi e il sovraindebitamento abbia un’origine comune.

Tribunale di Bergamo, sez. II, decreto 26 settembre 2018

Il c.d. rent to buy è quel contratto che si caratterizza per il godimento di un bene immobile finalizzato all’acquisto dello stesso, da effettuare con l’utilizzo, in tutto o in parte delle somme già versate, imputate a corrispettivo dell’acquisto: l’acquisto finale del bene avviene a fronte del pagamento di un canone, una parte è da imputare all’utilizzo, l’altra al prezzo finale di vendita. Tale istituto,chiamato a rispondere a finalità sociali, alla luce della necessità di favorire la ripresa del mercato immobiliare, che attraversa un momento di forte crisi, dovuto soprattutto alla difficoltà di ottenere finanziamenti bancari per l’acquisto di immobili, specie in favore di privati,  è stato disciplinato dal legislatore italiano, con il d.l. n. 133 del 12 settembre 2014 (c.d. decreto “Sblocca Italia”), convertito, con modificazioni, con l. 11 novembre 2014, n. 164; in particolare, la disciplina di tale modello contrattuale è contenuta all’art. 23 di tale d.l.

Il tema è ampiamente trattato nel saggio scritto da Vincenzo Ruggiero, dal titolo “Rent to buy: la positivizzazione di un nuovo schema negoziale tipico nato nella prassi per il sostegno indiretto al mercato immobiliare (Spunti critici e riflessioni di carattere giuridico-economico intorno all’art. 23, D.l. 12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164)”, pubblicato nella rivista “Contratto e impresa”, n. 4-5, Luglio- Ottobre 2015, p. 964 (Area riservata)

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, sentenze 17 ottobre 2017, n.8 e n.9

Due sentenze del Consiglio di Stato mettono in luce aspetti giuridici importanti relativi agli abusi edilizi. Come chiarisce il Consiglio con la sentenza n.8/2017 nella vigenza dell'art. 21 nonies l.241/90, nel testo introdotto dalla l.15/05, l'annullamento d'ufficio di un titiolo edilizio in sanatoria, intervenuto ad una distanza temporale considerevole dal provvedimento annullato, deve essere motivato in relazione alla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale all'adozione dell'atto di ritiro, anche tenuto conto degli interessi dei privati destinatari del provvedimento sfavorevole. Il mero decorso del tempo, di per sè solo, non consuma il potere di adozione dell'annullamento d'ufficio e, in ogni caso, il termine "ragionevole" per la sua adozione decorre soltanto dal momento della scoperta, da parte dell'amministrazione, dei fatti e delle circostanze posti a fondamento dell'atto di ritiro; l'onere motivazionale gravante sull'amministrazione risulta attenuato in ragione della rilevanza e autoevidenza degli interessi pubblici tutelati. La non veritiera prospettazione da parte del privato delle circostanze in fatto e in diritto poste a fondamento dell'atto illegittimo a lui favorevole non consente di configurare in capo a lui una posizione di affidamento legittimo, con la conseguenza per cui l'onere motivazionale gravante sull'amministrazionepuò dirsi soddisfatto attraverso il richiamo alla non veritiera prospettazione di parte.

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