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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Tribunale di Palermo, sez. III civile, sentenza 5 luglio 2017, n. 3612

Il Tribunale di Palermo, con la sentenza in esame, ha addebitato alla struttura ospedaliera dove era ricoverata la gestante, la responsabilità per il ritardo con il quale i sanitari avevano eseguito il parto cesareo; da tale ritardo era dipesa una situazione di ipossia perinatale, all’origine della patologia invalidante che aveva colpito il bambino. L’affermazione della responsabilità del medico per i danni cerebrali da ipossia patiti da un neonato, e causati dalla ritardata esecuzione del parto, esige la prova della sussistenza di un valido nesso causale tra l’omissione dei sanitari ed il danno, prova da ritenere sussistente quando, da un lato, non vi sia certezza che il danno cerebrale patito dal neonato sia derivato da cause naturali o genetiche e, dall’altro, appaia più probabile che non che un tempestivo o diverso intervento da parte del medico avrebbe evitato il danno.

Tar Puglia, Bari, sez. II, sentenza 11 dicembre 2017, n. 1289

Nell'affidamento di incarichi professionali, i principi in materia di imparzialità, trasparenza e adeguata motivazione vanno letti in combinato disposto con l'art. 7, del d.lgs. 30.3.2001, n. 165 il quale richiede che gli incarichi individuali siano affidati, per specifiche esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, con contratti di lavoro autonomo, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, predeterminando durata, oggetto e compenso della collaborazione; e con l'art. 97 della Costituzione per l'accesso ai pubblici impieghi, il quale richiede una selezione sulla base di criteri predeterminati, oggettivi e "ripetibili" in sede di controllo dell'iter motivazionale. Di conseguenza la comprovata esperienza non può essere solo supposta sulla base dell'appartenenza ad una categoria professionale o del possesso di un titolo di studio e sussiste l'esigenza di una puntuale motivazione delle ragioni concrete che inducono l'Amministrazione conferente a scegliere la collaborazione di uno fra più esperti perché ritenuto maggiormente affidabile in relazione alla durata e all'oggetto e compenso della collaborazione.

T.a.r. Puglia, Bari, sentenza n. 1289.2017

Tar Emilia Romagna, Parma, sez. I , sentenza 18 luglio 2018, n. 197

Con la sentenza in esame, il T.a.r. per l’Emilia Romagna, dopo aver individuato un rapporto di specialità tra la norma disciplinante l’accesso agli atti concernenti le procedure di affidamento dei contratti pubblici e quella disciplinante l’accesso civico generalizzato, ha ritenuto prevalente la disposizione speciale di cui all’art. 53 del D.lgs. n. 50/2016 rispetto a quella generale di cui al secondo comma dell’art. 5 del D.lgs. n. 33/2013 e, conseguentemente, escluso, nella specifica materia dei contratti pubblici, il ricorso alle “più ampie modalità di accesso previste dal d.lgs. n. 33 del 2013”, potendo l’accesso agli atti delle gare pubbliche essere esercitato esclusivamente nelle forme e nei limiti previsti dall’art. 53 del D.lgs. n. 50/ 2016. Da un punto di vista interpretativo, il T.A.R. ha valorizzato la natura “speciale e a sé stante” della disciplina relativa alle procedure di affidamento di contratti pubblici, costituente “un complesso normativo chiuso, in quanto espressione di precise direttive europee volte alla massima tutela del principio di concorrenza e trasparenza negli affidamenti pubblici, che dunque attrae a sé anche la regolamentazione dell’accesso agli atti connessi alle specifiche procedure espletate”, disciplina tale da giustificare “una scelta del legislatore volta a sottrarre anche solo implicitamente […] una possibilità indiscriminata di accesso alla documentazione di gara e post-gara da parte di soggetti non qualificati”.

Tar Emilia Romagna, Parma, sentenza n. 197.2018

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