Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza 30 ottobre 2015, n. 4984

Il  Consiglio di Stato ha affermato con tale sentenza un importante principio in tema di deposito del ricorso introduttivo e del relativo fascicolo, statuendo che esso non deve essere effettuato necessariamente di persona, riformando la sentenza di primo grado (T.A.R. Roma, Sez. II Quater, n. 6099 del 28/04/2015), la quale aveva dichiarato l’inammissibilità del ricorso proposto in quanto il plico contenente gli atti era stato fatto pervenire alla segreteria tramite il servizio postale.  L’art. n. 5, comma 1, del D.Lgs. 104/2010 (Codice del Processo Amministrativo) prevede al riguardo che :“Ciascuna parte, all'atto della propria costituzione in giudizio, consegna il proprio fascicolo, contenente gli originali degli atti ed i documenti di cui intende avvalersi nonché il relativo indice”; sulla base di ciò il giudice di primo grado aveva ritenuto che il termine “consegna”  imponesse il materiale conferimento dei relativi documenti, da compiersi esclusivamente di persona (brevi manu).

Corte di Cassazione, sentenza 12 luglio 2016, n. 14251

Viola la disciplina comunale in materia di raccolta e smaltimento dei rifiuti, il cittadino scoperto a depositare e smaltire la propria spazzatura, in maniera indifferenziata, usufruendo dei cassonetti per i rifiuti solidi urbani delle aree cimiteriali o dei mercati rionali, anziché rispettare la modalità di raccolta «porta a porta», nei giorni e orari prestabiliti e negli appositi contenitori. Così ha deciso la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14251 del 2016, nella quale si afferma che la raccolta a domicilio deve avvenire con la preventiva separazione dei rifiuti per tipologia di materiale e il conseguente deposito negli appositi contenitori colorati forniti ai cittadini, secondo le disposizioni del regolamento comunale, "senza l’utilizzo delle buste di plastica". A propria difesa, il cittadino lamentava il mancato assolvimento dell’onere della prova riguardo la propria responsabilità almeno solidale nella commissione dell’illecito sanzionato, tenendo in considerazione che proprio le modalità concrete di raccolta differenziata coinvolgono, oltre al cittadino responsabile del conferimento negli appositi contenitori, anche gli operatori addetti alla raccolta «porta a porta» degli stessi. 

Il valore aggiunto del lavoro straniero

"Senza l’apporto di lavoro straniero il nostro prodotto interno lordo sarebbe stato di 124 miliardi più basso. Sarebbe cresciuto meno negli anni di espensione e caduto di più durante la crisi". È quanto emerge dal rapporto del Centro studi di Confindustria, presentato ieri, dal titolo esplicito: “Immigrati, da emergenza a opportunità”.Tali dati mettono in evidenza una realtà diversa rispetto a quella comunemente percepita. Gli immigrati in Italia sono 5,8 milioni di persone, il 9,7% della popolazione totale. In crescita certamente rispetto ai 2,1 milioni del 2000, ma comunque in una percentuale inferiore rispetto al 14,9% della Germania, al 12,7 della Spagna e al 10,3% della media europea. Dai paesi extra Ue arriva il 60,1% degli stranieri che sono in Italia (erano il 91,9 prima dell’allargamento ad Est), più della metà è venuto per lavorare. L’immigrazione irregolare ammonta a meno di 300mila persone, il 6% dell’immigrazione totale. Gli immigrati non ci rubano il lavoro, perché si concentrano sulle fasce di occupazione non qualificata, perchè in genere sono poco istruiti e anche quando hanno una laurea tendono a svolgere lavori poco qualificati e meno remunerati. Rappresentano il 10,6% del totale degli occupati, con punte del 39,9% nei servizi collettivi e personale, il 18,7% negli alberghi e ristoranti, 16,8% nelle costruzioni e 15,8% in agricoltura. "Gli immigrati", aggiunge il Centro studi di Confindustria, "alimentano il progresso economico, garantiscono la sostenibilità del nostro welfare, ci salvano dal calo demografico". Non è nemmeno vero che siano un costo per lo Stato, come viene comunemente percepito: gli studi indicano che nell’aggregato l’impatto dell’immigrazione sulla finanza pubblica italiana è positivo: 12 miliardi di euro.

Corte d'Appello di Napoli, sezione specializzata in materia d'impresa,sentenza 21 agosto 2015

La tutela del diritto d'autore compete esclusivamente ad un oggetto di design industriale che presenti sia carattere creativo, nel senso proprio del diritto d'autore, sia valore artistico, inteso quest'ultimo non in senso assoluto, ma come idoneità di quella forma ad essere apprezzata dal pubblico prevalentemente come oggetto d'arte, per il suo elevato gradiente estetico, indipendentemente o in aggiunta alla sua utilità pratica come oggetto d'uso, e il cui accertamento costituisce un giudizio di meritevolezza da condurre con estremo rigore, a tutela del fondamentale principio di libertà di concorrenza e in deroga a quanto previsto con riferimento alla c.d. arte applicata, alla stregua di indici il più possibile obiettivi, quali il consolidato riconoscimento di quelle opere nella collettività di riferimento. Nel caso di specie è stata negata la tutela autorale di alcune statuette Thun, in quanto non ne è stato provato il valore artistico secondi i criteri richiamati precedentemente.

Il Foro Italiano, n. 2, Febbraio 2016, p. 563 (Area riservata)

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