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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte Costituzionale, sentenza 2 febbraio 2018, n.18

Con la sentenza in esame, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nella parte in cui, secondo il diritto vivente, l’applicazione della previsione sul pagamento del doppio del contributo unificato, a titolo sanzionatorio, nel caso in cui l’impugnazione, anche incidentale, sia integralmente respinta o sia inammissibile o improcedibile, non si estende alle amministrazioni dello Stato, poiché la norma censurata si riferisce ai soli processi civili e non al processo tributario. Secondo la Corte, l’applicabilità della disposizione al processo tributario in sede di gravame non trova riscontro nel “diritto vivente” e non tiene conto dell’opzione ermeneutica alternativa, in forza della quale la previsione sul raddoppio del contributo unificato, per un verso, è circoscritta, attraverso specifico rinvio, al solo processo civile e, per altro verso, in quanto misura eccezionale e lato sensu sanzionatoria, non è suscettibile di applicazione estensiva o analogica al processo tributario.

Corte Costituzionale_sentenza n.18.2018

Corte di Cassazione, sez. III penale, sentenza 12 febbraio 2018, n. 6726

La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, pronunciandosi in merito al reato di cui agli artt. 19 co. 3 e 30, l. n. 394/1991 (Legge quadro sulle aree protette), ha riaffermato come l’elenco delle condotte vietate ivi contenuto non abbia natura tassativa, bensì costituisca soltanto un’esemplificazione di comportamenti che il legislatore intende impedire, alla luce dell’idoneità, anche solo potenziale, degli stessi ad arrecare nocumento al bene giuridico protetto, a garanzia del quale è stata dunque predisposta un’anticipazione della soglia penale. Si tratta di una riaffermazione di un principio di diritto già espresso dalla Suprema Corte in diverse pronunce passate ( cfr. Cass. pen., Sez. III, n. 3687/2014; Cass. pen., Sez. III, n. 23054/2013; Cass. pen., Sez. III, 24/04/2012, n. 15742 e Cass. pen., Sez. III, 28/04/2010, n. 16473).

Corte di Cassazione_ sentenza n. 6726.2018

Corte di Cassazione, sez. tributaria, ordinanza 15 febbraio 2018, n. 3805

E’ legittima la notifica via PEC del ricorso per Cassazione privo della firma digitale, laddove venga depositata l’attestazione di conformità del ricorso all’originale informatico dell’atto. Anche alle notifiche PEC deve applicarsi il principio di cui all’art. 156 c.p.c., secondo la cui la nullità non può comunque essere pronunciata se l’atto ha raggiunto il suo scopo. Nel caso di specie, il contribuente sollevava eccezione di inammissibilità del ricorso per Cassazione dell’Agenzia delle Entrate per carenza della prescritta sottoscrizione digitale e della relata di notifica. La Suprema Corte, nel respingere l’eccezione, evidenzia che la Legge n. 53/94, nel disciplinare le modalità di notifica tramite PEC, rimanda all’art. 19-bis del Provvedimento del responsabile S.I.A. del 16 aprile 2014 (notificazioni per via telematiche eseguite dagli avvocati), emanate in attuazione del codice dell’amministrazione digitale, che, al comma 1 e al comma 2, prevede solo, anche in caso di notifica tramite PEC da eseguirsi nell’ambito di un procedimento dinanzi alla Corte di Cassazione, che l’atto sia in formato PDF.

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