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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 19 ottobre 2018, n. 5988

Il Consiglio di Stato, con la sentenza in esame, affronta il problema di rendere la prova del momento di realizzazione di un’opera, a fronte di una contestazione di abuso edilizio, della quale non si conosce la data di realizzazione, ed elenca gli elementi di prova da considerarsi sufficienti: dichiarazioni sostitutive, rilievi aerofotogrammetrici e contratti. La demolizione di un’opera abusiva è evitata fornendo all’amministrazione questi elementi: che l’ultimazione dei lavori sia avvenuta entro una certa data, dimostrando che l’opera rientra tra quelle per le quali può essere ottenuta una sanatoria speciale; che si tratta di opere per le quali non era richiesto titolo in ragione al tempo di esecuzione; che l’esecuzione delle opere abusive è avvenuta in epoca antecedente all’apposizione di un vincolo paesaggistico. La prova deve essere fornita dal soggetto interessato a mantenere la conservazione dell’opera abusiva, in quanto non conforme al piano regolatore comunale o a un vincolo paesaggistico. E ciò perché è il privato “l’unico soggetto ad essere nella disponibilità di documenti ed elementi di prova in grado di dimostrare con ragionevole certezza l’epoca di realizzazione del manufatto”.

Tribunale di Bergamo, sez. II, decreto 26 settembre 2018

La normativa vigente indica quale soggetto legittimato a presentare ricorso per la composizione della crisi da sovraindebitamento, il “debitore” e, in assenza di alcuna specificazione circa la sua individuazione, sembra che questo sia solo la persona fisica. La giurisprudenza di merito si è mostrata favorevole alla possibilità di presentare un ricorso congiunto da parte dei membri di una famiglia. Da ciò ne deriva che il presupposto soggettivo per l’ammissione alla procedura deve essere inteso in senso ampio, fino a comprendere congiuntamente i componenti della famiglia che versino in stato di sovraindebitamento,in particolare quando lo squilibrio finanziario derivi proprio dalla gestione della vita in comune dei suoi membri. Tale soluzione è conforme alla scelta operata dal legislatore in un’ottica de iure condendo, se solo si considera che l’art. 66 dello schema di decreto legislativo redatto in attuazione della legge 9 ottobre 2017, n. 155, prevede che i membri della stessa famiglia possono presentare un unico progetto di risoluzione della crisi qualora siano conviventi e il sovraindebitamento abbia un’origine comune.

Tribunale di Bergamo, sez. II, decreto 26 settembre 2018

Il c.d. rent to buy è quel contratto che si caratterizza per il godimento di un bene immobile finalizzato all’acquisto dello stesso, da effettuare con l’utilizzo, in tutto o in parte delle somme già versate, imputate a corrispettivo dell’acquisto: l’acquisto finale del bene avviene a fronte del pagamento di un canone, una parte è da imputare all’utilizzo, l’altra al prezzo finale di vendita. Tale istituto,chiamato a rispondere a finalità sociali, alla luce della necessità di favorire la ripresa del mercato immobiliare, che attraversa un momento di forte crisi, dovuto soprattutto alla difficoltà di ottenere finanziamenti bancari per l’acquisto di immobili, specie in favore di privati,  è stato disciplinato dal legislatore italiano, con il d.l. n. 133 del 12 settembre 2014 (c.d. decreto “Sblocca Italia”), convertito, con modificazioni, con l. 11 novembre 2014, n. 164; in particolare, la disciplina di tale modello contrattuale è contenuta all’art. 23 di tale d.l.

Il tema è ampiamente trattato nel saggio scritto da Vincenzo Ruggiero, dal titolo “Rent to buy: la positivizzazione di un nuovo schema negoziale tipico nato nella prassi per il sostegno indiretto al mercato immobiliare (Spunti critici e riflessioni di carattere giuridico-economico intorno all’art. 23, D.l. 12 settembre 2014, n. 133, convertito con modificazioni dalla L. 11 novembre 2014, n. 164)”, pubblicato nella rivista “Contratto e impresa”, n. 4-5, Luglio- Ottobre 2015, p. 964 (Area riservata)

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