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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Tribunale di Verona,ordinanza 16 gennaio 2020

Il Tribunale di Verona, con l'ordinanza in esame, ha rigettato l'eccezione di improcedibilità della domanda giudiziale che la parte convenuta aveva sollevato per mancato esperimento della procedura di negoziazione assistita, in uno dei casi disciplinati all'art. 3 del d.l. 12 settembre 2014, n. 132, rilevando come la normativa domestica in materia contrasti con quella comunitaria (artt.6 e 13 della CEDU e 47 della Carte dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea) e debba, pertanto, essere disapplicata dal giudice interno. In particolare, nella pronuncia si rileva come l'istituto domestico contrasti con una delle condizioni fissate dalla Corte di giustizia UE in tema di ADR, ossia il non generare costi ingenti a carico delle parti, sì da concludere, conseguentemente, per la necessità di disapplicare la normativa interna in materia di negoziazione e, in tal modo, di rigettare l'eccezione di improcedibilità sollevata dalla parte convenuta.

Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza 4 febbraio 2020, n. 875

Alla stregua delle Linee guida n. 4 A.N.A.C., nella versione adottata con delibera 1 marzo 2018 n. 206 (v. in part. il punto 3.6), deve ritenersi che il principio di rotazione sia inapplicabile nel caso in cui la stazione appaltante decida di selezionare l’operatore economico mediante una procedura aperta, che non preveda una preventiva limitazione dei partecipanti attraverso inviti. Se nella procedura di gara possono partecipare operatori economici senza limitazioni, nulla vieta di affidare il servizio al soggetto uscente qualora risulti aggiudicatario della gara. Questo è il principio affermato dal Consiglio di Stato, con la sentenza in esame.  La procedura in argomento prevedeva l’invito di tutti gli operatori economici iscritti sul MEPA nella specifica categoria del bando di riferimento (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 5 novembre 2019 n. 7539).

Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza 4 febbraio 2020, n. 875

Corte di Cassazione, Sez. III Civile, sentenza 11 febbraio 2020, n. 3314

Se l'impianto di depurazione delle acque non è funzionante, è legittima la richiesta di ripetizione della quota di tariffa versata dall'utente. A restituire quanto indebitamente versato è la Regione che, in qualità di proprietaria dell'impianto, risponde per l'azienda speciale che gestisce il servizio, realizzandosi in tal caso una forma di “cooperazione del terzo nell'inadempimento”. Questo è quanto stabilito dalla Cassazione con la sentenza in esame.Come affermato dalla Consulta, che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 14 co. 2 della legge n. 36/1994 e dell'art. 155 co. 1 del d.lgs n. 152/2006 non sussiste obbligo di pagamento del corrispettivo per il servizio, se gli impianti di depurazione siano assenti o temporaneamente inattivo, poiché all'obbligo di pagamento non è ricollegabile alcuna prestazione. Il caso trae origine dalla richiesta con la quale un utente del servizio idrico del Comune di Napoli aveva chiesto la restituzione delle somme versate a titolo di corrispettivo per la depurazione delle acque, a causa del malfunzionamento dell'impianto di depurazione sito a Cuma.

Corte di Cassazione, Sez. III Civile, sentenza 11 febbraio 2020, n. 3314

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