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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Cass. Civ. SS. UU. 27/03/2017, n. 7756

Leggi l'articolo completo: https://giuricivile.it/responsabilita-dellappaltatore-art-1669-cc/

Corte di Cassazione, Sez. Unite, sentenza 10 gennaio - 27 marzo 2017, n.7756

Da tempo in ambito di rovina e difetti cose immobili è in atto un contrasto in giurisprudenza in merito all’applicazione della garanzia da parte dell’appaltatore: egli risponde solo se il pericolo per l’edificio deriva da lavori di nuova costruzione o anche da opere di ristrutturazione? La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha stabilito che l’art. 1669 del codice civile è applicabile ricorrendone tutte le altre condizioni, anche alle opere di ristrutturazione edilizia e, in genere, agli interventi manutentivi o modificativi di lunga durata su immobili preesistenti, che rovinino o presentino evidente pericolo di rovina o gravi difetti incidenti sul godimento e sulla normale utilizzazione del bene, secondo la destinazione propria di quest’ultimo, e non solo in presenza di vizi riguardanti la costruzione ex novo di un edificio. Ne consegue che potranno legittimamente inquadrarsi nell’ambito della responsabilità ex art. 1669 c.c. i gravi difetti riguardanti opere di pavimentazione ed impiantistica; impermeabilizzazione (infiltrazioni d’acqua e umidità nelle murature), inefficienza di impianti idrici; il crollo o il disfacimento di intonaci esterni all’edificio.

La sentenza e il saggio che la commenta scritto da Mario Piselli dal titolo "La preesistenza dell'edificio non blocca la garanzia" sono pubblicati nella rivista "Guida al diritto", n 18, Aprile 2017, p.48. (Area riservata)

e non solo in presenza di vizi riguardanti la costruzione ex novo di un edificio.

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e non solo in presenza di vizi riguardanti la costruzione ex novo di un edificio.

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Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 9-27 marzo 2017, n.1392

Il giudizio di compatibilità ambientale, pur reso sulla base di oggettivi criteri di misurazione pienamente esposti al sindacato del giudice, è attraversato da profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa sul piano dell'apprezzamento degli interessi pubblici in rilievo e della loro ponderazione rispetto all'interesse dell'esecuzione dell'opera; apprezzamento che è sindacabile dal giudice amministrativo, nella pienezza della cognizione del fatto, soltanto in ipotesi di manifesta illogicità o travisamento dei fatti, nel caso in cui l'istruttoria sia mancata o sia stata svolta in modo inadeguato e risulti perciò evidente lo sconfinamento del potere discrezionale riconosciuto all'Amministrazione.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 11 gennaio 2017, n. 461

L'articolo 46, comma 17, della legge n. 69 del 2009 che ha abbreviato in sei mesi il termine di proposizione delle impugnazioni ex art. 327 del C.p.c., trova applicazione, ai sensi dell'art. 58, comma 1, della stessa legge, ai soli giudizi iniziati dopo il 4 luglio 2009. La riduzione del termine da un anno a sei mesi pertanto si applica a giudizi instaurati, non alle impugnazioni proposte, a decorrere dal 4 luglio 2009, essendo quindi ancora valido il termine annuale, qualora l'atto introduttivo del giudizio di primo grado sia anteriore a quella data, restando irrilevante il momento dell'instaurazione di una successiva fase o di un successivo grado di giudizio.

Guida al Diritto, n. 17, Aprile 2017,  p. 66 (Area riservata)

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