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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Tribunale di Brescia, sez. specializzata immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’UE, ordinanza 22 ottobre 2018

Il Tribunale di Brescia, con l'ordinanza in esame, ha concesso la protezione umanitaria ad un cittadino della Sierra Leone fuggito dalla società segreta PORO. In particolare il Tribunale ha fondato il proprio convincimento, oltre che sulla rilevata attendibilità e coerenza del racconto fornito dal ricorrente, sull’analisi CORI del 9 marzo 2009, che rileva che “la situazione di vulnerabilità del richiedente risiede nel concreto pericolo che una volta tornato in Sierra Leone questi possa essere nuovamente privato della libertà e avviato all’iniziazione forzata con concreto rischio della vita”. Un secondo argomento di riflessione affrontato dal Tribunale riguarda l’intervento novellatore in materia di protezione umanitaria del 4 ottobre 2018 (D.L. 113/2018) che abroga la seconda parte del comma 6 dell’art. 5 d.lgs. n. 286/1998. Nello specifico, si pone il problema di quale sia la normativa applicabile nei procedimenti in corso, in cui il richiedente ha formulato la domanda di protezione prima dell’entrata in vigore nella nuova normativa.

Dichiarazione degli avvocati Corrado Giuliano, Nicoletta Piazzese e Salvo Salerno, componenti il collegio difensivo di Italia Nostra costituita nel giudizio cautelare avanti il TAR Catania, contro Senza Confine srl, a commento dell’ordinanza n. 1930/2018. 
 
Il TAR ha ritenuto di congelare lo “status quo” fino alla prossima udienza del 28 marzo, non sentendosi pronto a decidere solo sulla base degli accertamenti tecnici di Comune e Soprintendenza e, con prudenza (magari eccessiva), ha scelto di sottoporre la questione tecnica ad un verificatore, cioè un consulente d’ufficio. Non è passata quindi la tesi della società Senza Confine che tutto fosse in regola e che si trattasse di minime differenze di cantiere.

Tribunale di Rimini, sentenza 20 marzo 2017 , n. 302

Nel caso in esame alcuni cittadini facevano causa civile al Comune di Cattolica (Rimini) ed a varie società organizzatrici di spettacoli, chiedendo il risarcimento per l’inquinamento acustico causato da manifestazioni e concerti musicali tenutisi dall’anno 2005 al 2011 nell’Arena cittadina. Nel caso di specie, le fonti di inquinamento acustico erano costituite dagli amplificatori, utilizzati già durante le prove pomeridiane; dall'allestimento e dal successivo smantellamento dei grandi palchi, delle torri per gli impianti di illuminazione e amplificazione, dotati di casse di grosse dimensioni, e delle platee; dagli enormi camion che trasportavano le suddette attrezzature e che sostavano con i motori accesi, producendo emissioni di rumore e maleodoranti miasmi.

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