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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 18 dicembre 2017, n.5930

I servizi di natura commerciale svolti in area demaniale che trovano origine in un rapporto derivato fra il concessionario e il terzo, cui l’Amministrazione concedente sia estranea e che risultino privi di collegamento con l’atto autoritativo concessorio, che ne costituisce un mero presupposto, non soggiacciono alle regole del procedimento ad evidenza pubblica, ma si risolvono in contratti di diritto privato, devoluti alla giurisdizione ordinaria civile. Nel caso in esame è stata confermata la sentenza di primo grado che aveva ritenuto inammissibile, per difetto di giurisdizione del G.A., un ricorso proposto innanzi al T.A.R. per l’annullamento degli atti della procedura di affidamento in regime di subconcessione di aree all’interno del sedime dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari, da destinarsi all’attività di distribuzione automatica di bevande calde/fredde e snack a favore dei lavoratori e dei passeggeri.

Consiglio di Stato_ sentenza n.5930.2017

Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza  28 febbraio 2017, n. 914

La distinzione tra la posizione giuridica che legittima l'intervento in quanto tale e la posizione giuridica che consente all'interventore alla proposizione dell'appello risulta dal confronto tra l'art. 28, comma 2, Cod. proc. amm. e l'art. 102, comma 2, Cod. proc. amm.. La prima delle citate disposizioni subordina l'intervento alla titolarità di un qualsiasi interesse, purché non di mero fatto (e, dunque, giuridicamente rilevante), alla conservazione (intervento ad opponendum) o alla rimozione (intervento ad adiuvandum) del provvedimento impugnato; la seconda, invece, nel disciplinare l'appello dell'interventore, pone un filtro più rigoroso, richiedendo in capo al terzo la titolarità di un interesse di consistenza tale da integrare una posizione giuridica autonoma.

Corte di Cassazione, sez. VI civile, ordinanza 20 dicembre 2017, n. 30539

Il diritto al compenso spettante all’avvocato per la prestazione resa a favore di un collaboratore di giustizia ed azionato nei confronti del Ministero dell’Interno non rientra nel campo di applicazione della prescrizione presuntiva di cui all’art. 2956 c.c. Anche a prescindere dall’indagine sulla sussistenza del credito del ricorrente, la prescrizione presuntiva non può trovare applicazione nel caso di crediti vantati nei confronti di una P.A. e più precisamente nei confronti di un Ministero, infatti la presunzione di pagamento prevista dagli artt. 2954 (prescrizione di sei mesi), 2955 (prescrizione di un anno) e 2956 (prescrizione di tre anni) c.c. trova applicazione solo in riferimenti ai rapporti che si svolgono senza formalità, nei quali il pagamento avviene solitamente senza dilazione e senza il rilascio di quietanza scritta, non potendo estendersi ai rapporti nascenti da un contratto scritto. In conclusione la Corte ha affermato il principio secondo cui in caso di crediti vantati nei confronti dell’Amministrazione dello Stato, posta la necessità di applicare le regole della contabilità pubblica anche in relazione ai pagamenti, dovendosi provvedere tramite appositi mandati di pagamento, non è possibile invocare la prescrizione presuntiva.

Corte di Cassazione_ ordinanza n. 30539.2017

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