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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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CGA, sez. giurisdizionale, sentenza 6 settembre 2017 n. 380

Anche se è innegabile che la P.A. deve comportarsi secondo buona fede e correttezza, è altrettanto vero che essa non ha alcun obbligo, e tanto meno è sottoposta all’esercizio di alcuna attività vincolata, di provvedere su di una istanza dell’interessato al riesame di un provvedimento edilizio, divenuto oramai inoppugnabile a seguito della formazione del giudicato reiettivo sull’impugnazione del diniego di concessione edilizia; più in generale, non sussiste alcun obbligo per l’Amministrazione di provvedere su un’istanza di riesame, annullamento o revoca d’ufficio di un provvedimento divenuto inoppugnabile per mancata tempestiva impugnazione.

Tar Emilia Romagna, Bologna, sez. II, sentenza 8 settembre 2017, n. 625

E’ legittimo, in quanto adeguatamente motivato, il provvedimento con il quale un Comune ha ordinato la demolizione e/o la rimozione di due fioriere e di due panchine in metallo installate, senza il preventivo rilascio di un formale atto di assenso da parte dell’Ente locale, nell’area esterna di un esercizio artigianale (nel caso di specie, si trattava di un esercizio di parrucchieri), ove si tratti di zona sottoposta a vincolo paesaggistico; in tal caso, infatti, il posizionamento, in via fissa e permanente, dei suddetti manufatti, in area soggetta a vincolo paesaggistico, deve essere necessariamente preceduto dalla richiesta di autorizzazione paesaggistica e dal relativo rilascio, comportando una alterazione della situazione preesistente.

Tar Emilia Romagna, Bologna_sentenza n. 625.2017

Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 4 settembre 2017 n. 20723

Negli appalti pubblici regolati dal capitolato generale approvato con il d.P.R. n. 1063 del 1962, la consegna dei lavori costituisce obbligo dell’Amministrazione appaltante, il cui inadempimento, però, è disciplinato in modo diverso rispetto alle norme del codice civile, nel senso che non conferisce all’appaltatore il diritto di risolvere il rapporto (né con domanda ai sensi dell’art. 1453 c.c., né a seguito di diffida ad adempiere ai sensi dell’art. 1454 c.c.), né di avanzare pretese risarcitone, ma gli attribuisce, invece, in base alla norma speciale dell’art. 10 del capitolato generale, la sola facoltà di presentare istanza di recesso dal contratto, al mancato accoglimento della quale consegue il sorgere di un diritto al compenso per i maggiori oneri dipendenti dal ritardo; sicché il riconoscimento all’appaltatore di un diritto al risarcimento può venire in considerazione solo se egli abbia preventivamente esercitato tale facoltà di recesso, dovendosi altrimenti presumere che abbia considerato ancora eseguibile il contratto, senza ulteriori oneri a carico della stazione appaltante.

Corte di Cassazione_sentenza n. 20723.2017

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