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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Decreto Legislativo 10 agosto 2018, n. 101

Disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonchè alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati).

Il D.Lgs. 101/2018 – che adegua la nostra normativa nazionale al Regolamento generale UE sulla protezione dei dati, integra il Codice della privacy (D.Lgs. 196/2003) anche per quanto concerne i principi relativi al trattamento di dati relativi a condanne penali e reati). Le nuove disposizioni, che entreranno in vigore il prossimo 19 settembre, stabiliscono innanzitutto, come regola generale, che, fatto salvo quanto previsto dal D.Lgs. 51/2018 (a sua volta di attuazione della direttiva (UE) 2016/680) il trattamento di tali dati non effettuato sotto il controllo dell'autorità pubblica è consentito solo se autorizzato da una norma di legge o, nei casi previsti dalla legge, di regolamento, che prevedano garanzie appropriate per i diritti e le libertà degli interessati.

Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, sentenza 5 settembre 2018, n. 14

In coerenza con il generale principio dell’effetto devolutivo/sostitutivo dell’appello, le ipotesi di annullamento con rinvio al giudice di primo grado previste dall’art. 105 c.p.a. hanno carattere eccezionale e tassativo e non sono, pertanto, suscettibili di interpretazioni analogiche od estensive. Non costituisce un’ipotesi di annullamento con rinvio ex art. 105 c.p.a. la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, anche quando si sia tradotta nella mancanza totale di pronuncia da parte del giudice di primo grado su una delle domande del ricorrente; pertanto, in applicazione del principio dell’effetto sostitutivo dell’appello, anche in questo caso, ravvisato l’errore del primo giudice, la causa deve essere decisa nel merito dal giudice di secondo grado.

Consiglio di Stato, Adunanza plenaria, sentenza 5 settembre 2018, n. 14

Corte d'appello di Bari, sentenza 27 giugno 2018, n. 1117                   

Con la sentenza in esame, il giudice, accogliendo l’appello presentato da un richiedente protezione internazionale avverso la decisione negativa di primo grado, evidenzia l’importanza di un secondo grado di giudizio nel merito e dell’audizione del richiedente, al fine della valutazione della credibilità dello stesso quale presupposto per il riconoscimento di una forma di protezione. Infatti, nella sentenza, la Corte non solo dà atto dell’errore di traduzione intervenuto durante l’audizione nella fase amministrativa caratterizzata da “scarsa accuratezza”, ma anche “dell’emersione solo in appello della reale versione dell’appellante” a causa del precedente errore di traduzione. In particolare, dalla pronuncia emerge l’importanza che assume la valutazione delle dichiarazioni del ricorrente nel contesto del riconoscimento di una delle forme di protezione e il ruolo centrale svolto dal giudice, il quale,per la terzietà della sua posizione e per le sue capacità di analisi dei fatti giuridicamente rilevanti, ha la competenza e la possibilità di cogliere gli elementi della dichiarazione del ricorrente, tali da far emergere la fondatezza della richiesta.  La sentenza offre l’occasione di riflettere sulla portata delle modifiche introdotte dal decreto legge n. 13/2017, convertito con legge n. 46/2017, alle regole processuali relative al riconoscimento della protezione internazionale, alla luce del diritto dell’Unione europea, in particolare del diritto fondamentale ad una tutela giurisdizionale effettiva, oggi sancito dall’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Corte d'appello di Bari, sentenza n.1117.2018

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