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INVENTIO invenire quod dicas, DISPOSITIO inventa disponere,

ELOCUTIO ornare verbis, MEMORIA memoriae mandare, ACTIO agere et pronuntiare.

(Cicero, M.T. De inventione, 82 A.C.)

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Corte di Cassazione, sez. unite civili, sentenza 28 settembre 2108, n. 23620

L’art. 16 sexies d.l. n. 179 del 2012, introdotto dal d.l. 24 giugno 2014 n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e rubricato “Domicilio digitale”, imponendo alle parti la notificazione dei propri atti presso l’indirizzo p.e.c. risultante dagli elenchi INI PEC di cui al D.lgs. 7 marzo 2005, n. 82, art. 6 bis, ovvero presso il ReGIndE, di cui al D.M. 21 febbraio 2011, n. 44, gestito dal Ministero della giustizia, certamente implica un riferimento all’indirizzo di posta elettronica risultante dagli albi professionali, atteso che, in virtù della prescrizione contenuta nell’art. 6 bis del D.lgs. n. 82 del 2005, commi 2 bis e 5, al difensore fa capo l’obbligo di comunicare il proprio indirizzo all’ordine di appartenenza e a quest’ultimo è tenuto a inserirlo sia nel registro INI PEC, che nel ReGIndE (alla stregua del principio nella specie è stata ritenuta valida la notifica effettuata presso l’indirizzo p.e.c. del difensore risultante dall’albo professionale).

Consiglio di Stato, sez.VI, sentenza 5 ottobre 2018 n. 5737

Il Consiglio di Stato si è espresso sulla necessità o meno di un permesso di costruire per due strutture di legno. Nel caso di specie non ci si trova di fronte a due pergotende, bensì a vere e proprie tettoie, come tali interventi di ristrutturazione edilizia non rientranti nell’edilizia libera. Per aversi una pergotenda occorrerebbe che l’opera principale sia costituita dalla tenda, quale elemento di protezione dal sole o dagli agenti atmosferici, con la conseguenza che la struttura deve qualificarsi in termini di mero elemento accessorio, necessario al sostegno e all’estensione della tenda. Nella specie, invece, trattasi di struttura con travetti lignei di una certa consistenza che sorreggono una tenda, struttura che può essere senz’altro definita solida e permanente e tale da determinare una evidente variazione di sagoma e prospetto dell’edificio.

Corte di Cassazione, sez. unite civili, sentenza 13 settembre 2018 , n. 22404

Con la sentenza in esame, le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione sono state chiamate a stabilire se nel giudizio promosso nei confronti di una Pubblica Amministrazione per l'adempimento di un'obbligazione contrattuale la parte possa modificare la propria domanda in una richiesta di indennizzo per arricchimento senza causa con la memoria ex art. 183, sesto comma, n. 1, cod. proc. civ. ; la Corte ha stabilito che è ammissibile tale domanda proposta, in via subordinata, con la prima memoria ex art. 183, sesto comma, cod. proc. civ., nel corso del processo introdotto con domanda di adempimento contrattuale, qualora si riferisca alla medesima vicenda sostanziale dedotta in giudizio, trattandosi di una domanda comunque connessa (per incompatibilità) a quella inizialmente formulata.

Corte di Cassazione, sez. unite civili, sentenza n. 22404.2018

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